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"Elemosiniere venga anche da noi", appello occupanti

CRONACA
Elemosiniere venga anche da noi, appello occupanti

(Adnkronos)

di Silvia Mancinelli
"La nostra vita qui dentro è scandita da picchetti in strada per scongiurare l'arrivo delle forze dell'ordine a sgomberarci e turni di guardia per impedire che ci venga staccata la luce. Solo nell'ultimo mese ci hanno provato due volte. E l'elemosiniere del Papa dov'è? Perché non viene anche qui?". A parlare all'AdnKronos, in un viaggio nel mondo delle occupazioni romane, è Kasemir, polacco di 55 anni che nel palazzo in via del Caravaggio 107 vive insieme alla compagna ucraina, Natalia. "Siamo connazionali, io e Krajewski - dice sorridendo - confidiamo in un suo intervento miracoloso anche qui da noi".


Kasemir e Natalia vivono come altre 140 famiglie nel complesso di vetro e alluminio che si alza per cinque piani tra un concessionario auto e le nuove palazzine tra il quartiere di Tor Marancia e la Cristoforo Colombo. Dall'ultimo censimento fatto giovedì scorso, sono 340 le persone, 80 bambini, che nel 2013 hanno trasformato in appartamenti quelli che per una beffarda legge del contrappasso fino ai primi anni 2000 erano stati gli uffici dell'assessorato regionale alla Casa.

Ex commercianti schiacciati dalle tasse, lavoratori in nero, disoccupati, badanti e manovali sono organizzati dividendo compiti e autogestendosi con regole rigide, così da impedire problemi. "Alle famiglie sono andate le stanze più grandi o comunicanti, a chi è solo le camere più piccole. Era un complesso ormai abbandonato - spiega Anna, 69enne abruzzese del 'Movimento per il diritto all'abitare' (VIDEO) - e così nel 2013 gli abbiamo dato una nuova vita. In due palazzi c'è la dimostrazione che si può vivere insieme, uomini e donne di etnie diverse. Qui principalmente sono sudamericani, africani, gente dell'est Europa e noi italiani, un 20% del totale. Ci vogliono sgomberare, provano a staccarci la luce, ma noi dove potremmo andare?". Nelle sale aperte sono state predisposte lavanderie attrezzate dove le lavatrici lavorano a turni prestabiliti e gli stendini colorati profumano l'intero corridoio dove si cammina facendo attenzione a non inciampare nella distesa di passeggini uno in fila all'altro. Il profumo che si sente all'ora di pranzo è di pasta al ragù, cucinata in fornelli comuni dove si mischiano i sapori africani, asiatici e nostrani.

Nei palazzi di proprietà della famiglia Armellini, ora gestiti da una società finanziaria con sede a Lussemburgo, vive anche Sonia, ecuadoriana di 56 anni: "Sono in Italia da quasi 21 anni, abito in questa camera da sola insieme ai miei due bassottini Linda e Angie -racconta la donna-. Sto bene, ma ho sempre paura che ci stacchino la luce, che ci ributtino in mezzo alla strada. Quando ho sentito alla tv quello che ha fatto l'elemosiniere del Papa, ho pregato perché qualcosa cambi, chissà se un giorno verrà pure da noi".

Non vuole farsi fotografare, sorride sfuggente Fatoma, 48 anni marocchina: "Se esce la mia foto rischio di perdere il lavoro -spiega- chi vuole in casa propria a fare le pulizie una donna che vive in una occupazione? Io qui sto con mio figlio, ma non sto bene, abbiamo tutti paura". Al di fuori del grande cancello verde un gruppo di occupanti presidia con attenzione: "Impossibile distrarsi -spiega la combattiva Anna- qui vigiliamo a turno per scongiurare blitz di polizia e carabinieri ed evitare strani giri. Non è ammesso vivere delinquendo, gli spacciatori portano guai e noi non ne vogliamo".



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