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Deborah torna libera

CRONACA
Deborah torna libera

Notificato a Deborah Sciacquatori e al suo avvocato, Sarah Proietti, il decreto di liberazione. La contestazione, formalizzata alla 19enne, che all'alba di domenica ha ucciso il padre al culmine dell'ennesima aggressione subita da lei, dalla mamma e dalla nonna paterna, è eccesso colposo di legittima difesa. Il provvedimento arriva all'esito degli accertamenti, sentite le testimonianze e alla luce dei primi esiti dell'esame autoptico. "L'atto compiuto da Deborah Sciacquatori si può qualificare come un episodio di eccesso colposo - si legge nel decreto motivato di liberazione - Per questo motivo, anche alla luce della personalità della ragazza, non si ritengono sussistenti le esigenze cautelari, in particolare quelle di reiterazione del reato, essendosi trattato di un episodio chiaramente determinato da un contesto familiare difficilmente replicabile". "Non si ravvisano neppure il pericolo di fuga, del tutto insussistente - si legge ancora nelle disposizioni del pm Filippo Guerra - né infine le esigenze di genuinità e di conservazione della prova alla luce degli elementi già acquisiti agli atti del procedimento". I funerali di Lorenzo Sciacquatori si celebreranno giovedì alle 14,30 nella chiesa di Santa Maria del Carmine. Ad annunciarlo la locandina funebre affissa su un muro all'inizio di via Aldo Moro.


L'OMERTA' DEI VICINI DI CASA

"Papà non lasciarmi, ti voglio bene", ha detto Deborah al padre Lorenzo che perdeva sangue. Sarebbe morto di lì a poco, per una emorragia provocata dalla ferita sotto all’orecchio durante la colluttazione avvenuta all’esterno del palazzo. Contro il padre la 19enne ha usato un coltello preso da una collezione del nonno e che teneva in camera in bella vista, tristemente certa di doverlo usare alla prossima aggressione che lei, la mamma e la nonna paterna, ormai quasi cieca, avrebbero subito. "Mio padre è caduto a terra, l’ho sorretto e gli ho detto 'papà non lasciarmi, ti voglio bene’" ha raccontato agli inquirenti la ragazza, sempre in lacrime. Dopo essersi resa conto di quanto accaduto, è salita in casa a prendere dei prodotti congelati da posizionargli sotto la testa. Sperava così di tamponare la ferita.

DOMENICA NOTTE - Alle 4:50 di domenica mattina Lorenzo Sciacquatori è rientrato nell’appartamento in via Aldo Moro, a Monterotondo, ubriaco dopo la notte passata fuori: ha preso a calci e a pugni la porta per far alzare la compagna, sua coetanea e sono iniziate le abituali aggressioni, le urla che tutti nel palazzo sentivano da sempre. E' la ricostruzione fatta dal procuratore Francesco Menditto, dopo la firma del decreto di liberazione. "Mi devi andare a comprare da bere" grida la vittima alla donna. Antonia esce per accontentarlo, sperando di calmarlo. Quando torna la situazione non è migliorata, la figlia é chiusa in camera con la nonna al riparo da altre aggressioni. Quando il padre arriva anche lì, Deborah decide di intervenire: volano pugni, quelli che proprio Lorenzo ha insegnato alla figlia.

E' a quel punto che le tre donne scappano di casa, la 19enne ancora in pigiama: lui le insegue, raggiungendole dove si erano nascoste. Le aggredisce provando prima a strattonare l’anziana madre perché rientrasse, poi afferra di spalle la compagna, cingendole il braccio intorno al collo. Deborah cerca di portare via la madre, la colluttazione è violenta al punto che impugna il coltello del nonno che finisce nel collo del padre, appena sotto l’orecchio. "Papà smettila, non fare niente" gli urla ancora ignara della ferita che inizia a perdere sangue. Quando la 19enne realizza ciò che è successo, prova a rimediare: "Non mi lasciare, io ti voglio bene" gli urla disperata, prima di tamponargli la ferita con delle confezioni di verdura surgelata arraffata in tutta fretta in casa.

I MALTRATTAMENTI E LE VIOLENZE - Maltrattamenti in famiglia, aggressione a pubblico ufficiale e violenza a terze persone. Sono i precedenti accumulati da Lorenzo Sciacquatori tra il settembre del 2014 e il marzo del 2015. Uscito dal carcere nel 2016, però, nessuno tra poliziotti e carabinieri sentirà parlare di lui: non una denuncia, non una segnalazione. Eppure le aggressioni in famiglia ma anche al di fuori (il senzatetto sentito dall’AdnKronos ieri è solo un caso) continuano. Vittima soprattutto la compagna Antonia.

L'AMICA - Parla della vicenda anche una delle più care amiche di Deborah: "Una cosa vorrei sottolinearla - dice all'Adnkronos - Lorenzo (la vittima ndr) non era un mostro". "Deborah è mia amica da sempre, siamo nate insieme - continua la ragazza - lei a marzo, io a giugno. Abbiamo fatto l'asilo e le elementari insieme, è una forza della natura che non farebbe male a nessuno. Qui tutti sapevano cosa accadeva, però alla fine ognuno di noi ha i propri scheletri nell'armadio e quello che accade in casa resta lì".

Con la matita troppo marcata sugli occhi chiari e un anellino al naso che brilla sulla sua pelle chiarissima, l'amica di Deborah parla come i tanti vicini di casa hanno fatto davanti agli inquirenti. Anche lei è convinta che certe cose vadano risolte tra le mura domestiche e che "alla fine la famiglia aveva denunciato, noi che dovevamo fare?". "Il padre non era un mostro - ribadisce - almeno prima non era così. Io andrò al funerale, certo. Da piccola andavo a dormire a casa sua, la situazione era tranquilla e lui per tutte noi del posto c'era sempre. Ci diceva 'Se c'è qualcosa che non va, ci sono io', era il primo che correva in caso di bisogno. Ultimamente le cose erano cambiate, lui non c'era mai e Deborah non ne parlava perché non le faceva bene - aggiunge - Io la chiamerò quando sarò pronta, lei sa bene che le starò vicina, ma voglio aspettare che si riprenda". Quanto alla sua libertà, la ragazza commenta senza accennare un sorriso: "L'hanno liberata, ma sarà mai libera dentro?"



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