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Cadaveri in auto, compagno vittima: "In mattinata ho incontrato tre persone"

CRONACA
Cadaveri in auto, compagno vittima: In mattinata ho incontrato tre persone

Foto Adnkronos

di Silvia Mancinelli


Lui nel sedile davanti, lei nel sedile dietro: è la posizione dei due cadaveri ritrovati ieri mattina all’interno della Ford Fiesta bruciata a Torvaianica e che, con molta probabilità, appartengono a Maria Corazza e a Domenico Raco. I carabinieri al momento non escludono alcuna pista, compresa quella dell’omicidio-suicidio.

Ieri mattina, dopo aver accompagnato la figlia a scuola, il compagno della donna Maurizio ha incontrato tre persone tra clienti e colleghi presso una ditta di Pomezia. I tre lo hanno confermato ai carabinieri, che per tutta la giornata di ieri hanno sentito l'uomo come persona informata sui fatti, e ora il 55enne, incensurato, è a piede libero. Rappresentante di vernici per una società che ha sede a Bergamo, si stava muovendo verso Frosinone per un altro appuntamento di lavoro quando è stato chiamato in caserma. Questa mattina, negli appartamenti vicini della palazzina a Pomezia, dove viveva la coppia insieme alla figlia 13enne e la madre 78enne della presunta vittima, le tapparelle sono abbassate e i citofoni muti.

Il cugino di Raco: "All'omicidio-suicidio non credo"

Resta il giallo, restano le due piste - omicidio-suicidio da una parte e duplice omicidio dall'altra. Risposte certe arriveranno solo dall'autopsia sui corpi, trovati carbonizzati all'interno della Ford Fiesta. Da lì si potrà accertare la reale corrispondenza dei cadaveri con i profili genetici di Maria Corazza (in basso nella foto Adnkronos) e Domenico Raco (nella foto Adnkronos in alto), entrambi scomparsi da ieri mattina, ma anche le cause della morte di entrambi. L'incarico sarà conferito lunedì, da lì a poco, all’istituto di medicina legale del policlinico di Tor Vergata, gli esami. Sembrano, ormai, pochissime le speranze che l'uomo trovato nel sedile anteriore della Ford Fiesta, carbonizzata ieri a Torvaianica non sia il 39enne originario di Molochio in provincia di Reggio Calabria.

La nipote di Raco all'Adnkronos: "Non è certo che sia lui"

Per Angelo, un vicino di casa di Domenico Raco, "avrà fatto ingelosire qualcuno". "Lui non era sposato, aveva tanti amici, ma qui Maria non l'ho mai vista" dice all'Adnkronos. "Domenico era una persona davvero per bene, affidabile, generoso, avrà accompagnato in piazza mia moglie chissà quante volte - conclude - Veniva qui, in casa della nipote, spesso per assistere la sorella, costretta sulla sedia a rotelle. Lui la portava ovunque".

"Chi ti ha fatto quello che ti hanno fatto deve passare in carcere il resto della sua vita" scrive sulla sua pagina Facebook Anna, amica e collega di Domenico Raco. "Eri un ragazzo d'oro, una persona buonissima. Abbiamo lavorato anni insieme e poco tempo fa ci siamo incontrati e dovevamo andare a prendere un caffè. Amico, non è possibile, non è possibile. Non ci posso pensare, non ci credo". "Non ti dimenticherò" scrive ancora la cugina Victoria.

"Maria si è iscritta per fare crossfit ma è venuta un mese, poi non l’ho più vista - racconta Miriam, la titolare della palestra Phoenix gym di Pomezia proprio davanti alla palazzina dove la donna viveva - Maurizio, il compagno, è un pezzo di pane, un uomo per bene, due brave persone. Sono allibita, non riesco a credere a cosa sia successo, due persone così a modo finite in una tragedia simile, vittime entrambe seppur in modi diversi. Abito anche io lì, per questo conosco entrambi. Non posso credere a ciò che è successo".



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