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Depistaggio Borsellino, parla Scarantino

CRONACA
Depistaggio Borsellino, parla Scarantino

(Fotogramma)

"Mi convinsi a collaborare con gli inquirenti a causa del terrorismo psicologico che subivo in carcere a Pianosa. Tutto il terrorismo che mi hanno fatto, non solo mentale ma anche fisico. E' stato un cumulo di tante cose". Il falso pentito Vincenzo Scarantino, ascoltato al processo sul depistaggio sulla strage di via D'Amelio, spiega, nel corso del controesame, perché il 24 giugno del 1994 decise di collaborare con la magistratura. Negli anni successivi Scarantino, poi condannato per calunnia, ha ritrattato diverse volte le sue accuse. Proprio a causa delle sue accuse furono condannati diversi imputati al processo per la strage di via D'Amelio. Poi scagionati dopo la collaborazione di Gaspare Spatuzza.


Rispondendo alle domande dell'avvocato Giuseppe Seminara, che difende i poliziotti Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, Scarantino, tra tanti "non ricordo" sta ripercorrendo la sua 'carriera' criminale fino all'arresto e poi alla collaborazione, due anni dopo la strage di via D'Amelio.
Già nelle scorso udienza, Scarantino aveva detto, durante l'esame dei pm, di avere "gridato dal carcere la mia innocenza, ma non venivo creduto. Perché non si voleva cercare la verità". Alla sbarra, oltre a Mattei e Ribaudo, anche il dirigente di Polizia Mario Bo. Sono tutti accusati di calunnia aggravata dall'avere favorito Cosa nostra. I tre poliziotti facevano parte del gruppo investigativo "Falcone Borsellino", diretti da Arnaldo La Barbera.

"Queste persone hanno avuto la forza di sopportare queste torture, e oggi hanno avuto giustizia...", continua ancora Scarantino, che si riferisce agli imputati che erano stati condannati nei primi gradi di giudizio nei processi sulla strage e che lui stesso aveva accusato. Soltanto dopo 18 anni di carcere sono stati scagionati e scarcerati. Si tratta di Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto e Natale Gambino, che sono parte offesa nel processo sul depistaggio.

Gli ex imputati chiedono un risarcimento di un milione di euro ciascuno. Nelle motivazioni della sentenza dell'ultimo processo sulla strage di via d'Amelio i giudici parlarono del "depistaggio più grave della storia repubblicana". Alla sbarra Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, i funzionari di polizia, che appartenevano al pool che indagò sulla strage e che, secondo la Procura di Caltanissetta, avrebbero imbeccato i pentiti tra cui Scarantino. Che poi ha ritrattato tutto.



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