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Roma in corteo per dire 'no' alla violenza sulle donne

CRONACA
Roma in corteo per dire 'no' alla violenza sulle donne

(Foto AdnKronos)

"Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che non hanno più voce". E' uno dei cartelli che hanno sfilato nel corteo organizzato (per il quarto anno consecutivo) da 'Non una di meno' a Roma in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. A tenere il cartello, con fierezza, è una ragazza di 25 anni, Elena. Non l’hanno spaventata le ore di viaggio da Torino (è lì che vive e lavora) per raggiungere la piazza romana di oggi e poter associarsi al grido per le libertà delle donne (FOTO).


"Libertà di esprimersi, di essere quello che vogliamo essere senza dover rispondere a dei canoni, delle categorie predeterminate", sottolinea all’Adnkronos, precisando che in piazza è necessario esserci e "dimostrare che il patriarcato esiste e si afferma sotto molteplici forme e molteplici tipi di violenza contro le donne che non vogliono sottomettersi ai canoni che ci vengono imposti".

"Moderno medioevo doppia oppressione, donne in lotta per la rivoluzione"; "ci dite che non dovremmo andare in giro di notte: anche questa è violenza"; "frocie sempre, razziste mai"; "famiglia naturale? No frizzante"; "amore libero. Libera decisione sui nostri corpi, nessun padrone"; "siamo il grido di quelle senza più voce". Sono tante le scritte che appaiono sui cartelli che tengono alti le manifestanti del corteo: molti i volti da mimo, che vogliono ricordare Daniela Carrasco, ritrovata torturata e uccisa per aver partecipato alle proteste di piazza in Cile contro le misure neoliberiste e il governo di Pinera.

"In piazza perché la violenza maschile sulle donne è ancora un dato drammatico nella nostra società. La punta dell’iceberg sono i femminicidi: quest’anno siamo già a 96 donne morte. L’ultimo oggi a Partinico", sottolinea all’Adnkronos Tatiana Montella del movimento Non una di meno durante il corteo. "La violenza maschile sulle donne - aggiunge- è un dato strutturale: ogni quarto d’ora una donna subisce violenza, ogni 3 giorni una donna viene uccisa". Secondo Montella serve più che mai "finanziare i centri antiviolenza" e avere una cultura e una formazione diverse per contrastare un fenomeno che è dramma sociale. "Saremo sempre in piazza - promette - fino a che la violenza non sarà più strage nel mondo".

Il contrasto alla violenza maschile contro le donne "deve passare attraverso misure concrete. Siamo stanche di approcci politici securitari e di risposte a un problema che viene vissuto come ermergenziale, mentre la violenza maschile contro le donne è profondamente radicata nella cultura della struttura di questo Paese", sottolinea all’Adnkronos Lella Palladino, presidente dell’associazione D.i.Re, nel corso della manifestazione. "Abbiamo bisogno di una narrazione diversa, che venga fatta una connessa diretta tra subire violenza e discriminazione di genere. Perché c'è un problema di potere maschile che si esercita sui corpi e sulla vita delle donne", conclude Palladino.

Tamburi, balli e canti in coda al corteo (VIDEO)

''Ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza, solitamente il suo partner; 3 femminicidi su quattro avvengono in casa; il 63% degli stupri è commesso da un partner o ex partner; continuano le violenze di matrice omolesbotransfobica. La violenza non ha passaporto né classe sociale, ma spesso ha le chiavi di casa e si ripete nei tribunali e nelle istituzioni'', sottolinea 'Non una di meno'.

Il grido di Non una di meno in piazza: "Già 96 femminicidi, basta!" (Video)

I centri antiviolenza in piazza: “Vogliamo risposte concrete” (Video)

''Per questo il lavoro dei centri antiviolenza femministi va riconosciuto, garantito e valorizzato. Difendiamo e moltiplichiamo - si legge ancora nel testo - gli spazi femministi e transfemministi, come la casa delle donne Lucha y Siesta di Roma sotto minaccia di sgombero!''.

''L'indipendenza economica - continua 'Non una di meno' - e la libertà di movimento sono le condizioni fondamentali per affrancarsi dalla violenza. Ma servono atti concreti: un salario minimo europeo, un reddito di autodeterminazione svincolato dalla famiglia e dai documenti di soggiorno. Serve abolire i decreti sicurezza e le leggi che mantengono in condizione di ricattabilità le persone migranti, e in particolare le donne!''.

''Porteremo in piazza i simboli che il movimento ha costruito, i pañuelos fuxia mutuati dalla campagna argentina per l'aborto legale, i pugni di fuoco simbolo di rivolta, le maschere delle luchadoras della campagna per Lucha y Siesta. Saremo in piazza senza spezzoni organizzati né bandiere e simboli di partito e sindacali'', specifica 'Non una di meno', ricordando infine che "il 24 novembre ci incontreremo in assemblea nazionale nel quartiere San Lorenzo, per preparare lo sciopero globale femminista dell'8 marzo 2020''.



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