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"Qui ebrei", scritta choc su porta figlio deportata

CRONACA
Qui ebrei, scritta choc su porta figlio deportata

Foto dalla pagina Fb di Aldo Rolfi

"La porta d'ingresso di casa mia questa mattina, l'indomani dell'uscita di un mio articolo per il 27 Gennaio...". E' quanto scrive in un post su Facebook Aldo Rolfi, figlio della staffetta partigiana Lidia Beccaria Rolfi, deportata a Ravensbruck nel 1944. Fu lei a descrivere l'orrore del campo di concentramento nel '78 con il libro 'Le donne di Ravensbruck'. La scritta 'Juden Hier', 'qui ci sono ebrei, è comparsa sul portoncino dell'abitazione, dove la donna ha vissuto fino alla morte, dopo la deportazione, a Mondovì nel cuneese. Sulla vicenda indagano i carabinieri. Il figlio della donna ha presentato denuncia contro ignoti. Il fatto è accaduto questa notte e i carabinieri stanno eseguendo dei sopralluoghi nella zona per verificare se ci possano essere telecamere che hanno registrato eventualmente qualcosa dell'accaduto.


"Sto per fare denuncia contro ignoti per la scritta che è apparsa: questa mattina sull'uscio di casa mi son trovato la scritta 'Juden Hier' e la stella di David" annuncia Aldo Rolfi a 'In viva voce' su Rai Radio1. "Intanto, c'è un errore clamoroso - premette Rolfi - perché noi non siamo ebrei. Mia mamma era una deportata politica: triangolo rosso quindi, non giallo razziale. Deportata perché aiutava i partigiani. Denota parecchia ignoranza. E' un gesto ignobile e anche stolto a tutti gli effetti, che denota parecchia ignoranza. Più che paura, ho provato dispiacere, indignazione e tristezza".

"Ho attraversato questa porta molte volte - scrive lo storico Bruno Maida su Facebook - ci abitava la mia amica Lidia Beccaria Rolfi. Oggi ci abita Aldo suo figlio. La scritta è apparsa oggi, dopo che Aldo è intervenuto su un giornale locale per ricordare sua madre. Al di là della patente ignoranza, Lidia fu deportata a Ravensbruck come politica, è uno dei molti segnali che ci dovrebbero fare alzare la voce per ricordare a tutti che essere antifascisti è il primo dovere della memoria che abbiamo".



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