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Coronavirus Milano, i clown in campo: "L'antivirus? E' l'ironia"

con bici e tutina i Pic di Accattato strappano sorrisi

CRONACA
Coronavirus Milano, i clown in campo: L'antivirus? E' l'ironia

(Adnkronos)

di Federica Mochi
Bici bianca e tutina da pronto intervento. Il Coronavirus? Forse a qualcuno può fare paura non a loro. E non gli toglie di certo il sorriso o l’allegria. Sono i Pic, i Pronto intervento clown, compagnia di giovani artisti circensi guidati dall’inarrestabile Maurizio Accattato, milanese doc ed ex allievo di Dario Fo, che in questi giorni di psicosi da Covid-19 girano per il centro città a tirare su il morale di grandi e piccini. "Siamo nati tanti anni fa - racconta Accattato all’Adnkronos - adesso è il momento in cui serviamo di più. Dove non arriva la guardia medica o i vigili del fuori interveniamo noi. Adesso siamo andati in comune a chiedere l’autorizzazione all’assessorato alla cultura per fare gli spettacoli all’aperto o con il nostro Pic-bus ma ci è stato detto che il decreto non lo consente, quindi dobbiamo avere pazienza e per ora facciamo solo abbracci e sorrisi a distanza". 


Il Milano Clown festival, che va in scena ogni anno in concomitanza col carnevale ambrosiano, neanche a dirlo, è stato annullato: "Era in calendario dal 27 al 29 febbraio ma è rimandato ad aprile - spiega ancora Accattato, che è anche direttore della kermesse - erano 150 spettacoli, cinque teatri coinvolti e spettacoli per la città. Tutto annullato".

I ragazzi della compagnia, che girano armati di naso rosso, tutina da pronto intervento bianca e ombrellini colorati, gli fanno compagnia. "Sono tutti studenti venticinquenni, miei allievi - spiega Accattato - studiano legge, filosofia, e trovano un mezzo per esprimersi nell’arte di strada. Essere felici, abbracciare e sorridere non è vietato nell’arte di strada"

 E in questi giorni, oltre ad attirare gli sguardi dei curiosi, i Pic riescono anche a strappare sorrisi e diffondere buonumore: "Le persone non vedono l’ora di essere coinvolte - sottolinea - ho fatto una proposta al Comune, cioè quella di darci la possibilità di fare spettacoli, perché i bambini stanno nei giardini, non in casa, oppure di fare parate a distanza...l’antivirus sarebbe l’ironia. Questi bambini stanno in casa, vorrebbero festeggiare il carnevale". Ma lei non teme il coronavirus? "Macché, è un’influenza - ribadisce senza scomporsi - e poi sto solo cercando di fare quello che mi ha insegnato Dario Fo: aprire la città ai giocolieri e ai teatranti".



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