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Coronavirus, a Bergamo quadruplicato lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri

Sperandio (Rea Dalmine), 'siamo passati da 100 a 400 tonnellate al mese'

CRONACA
Coronavirus, a Bergamo quadruplicato lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri

L'impianto Rea Dalmine

Di Sibilla Bertollini
Un aumento vertiginoso, fino al 400% dei rifiuti speciali ospedalieri da smaltire. Questa una delle conseguenze del Coronavirus nella Bergamasca, l'area d'Italia messa letteralmente in ginocchio dall'emergenza sanitaria. "A marzo abbiamo quadruplicato lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri, dando loro priorità. Siamo passati da circa 100 tonnellate al mese (25-30 ton a settimana) a 400", sottolinea all'Adnkronos Marco Sperandio, presidente della Rea Dalmine, che gestisce l'impianto di termovalorizzazione, sito nella provincia di Bergamo, che con la sua squadra di 40 dipendenti è tra le realtà impegnate in queste ore difficili nella lotta contro il Covid-19. L'impianto è l'ultima tappa dei rifiuti provenienti dagli ospedali della Lombardia.


"Dal 10 marzo ad oggi - spiega Sperandio - abbiamo registrato un aumento considerevole dei ritiri di rifiuti che giungono in particolare dagli ospedali delle province di Bergamo, Lecco e Lodi. Il nostro impianto non li riceve direttamente; passano prima per un centro dove vengono pretrattati attraverso una procedura che consiste essenzialmente in una triturazione e sterilizzazione con vapore ad alta temperatura in grado di uccidere virus, germi e batteri patogeni". Un processo operato in zona dalla ditta Zanetti Arturo, la quale "ci ha invitati a un maggiore sforzo sui ritiri, in quanto la sua produzione in questo periodo è assai elevata. E il rischio è un sovraccarico. Se si accumulano senza essere smaltiti, i rifiuti non potrebbero essere più prelevati dagli ospedali". Una stretta di mano, dunque, a beneficio del territorio perché gli ingranaggi della macchina non si arrestino.

Il termovalorizzatore di Dalmine lavora incessantemente h24, nonostante non manchino i timori. Ma si va avanti. "Abbiamo implementato le procedure di sicurezza: tutti i dipendenti lavorano con mascherine, guanti e tute. E la viabilità interna percorsa dai mezzi in ingresso viene periodicamente sanificata con disinfettanti”, dice Sperandio. Tutto sommato il problema non sono nemmeno i rifiuti speciali ospedalieri "che sono i più controllati, considerato il processo di sterilizzazione e la certificazione rilasciata, ma i rifiuti indifferenziati che arrivano dal territorio", evidenzia il presidente di Rea Dalmine. La preoccupazione che esprime è comprensibile dal momento che nella Bergamasca c'è un alto numero di contagiati in quarantena domiciliare, senza calcolare gli asintomatici.

Il personale comunque non entra in contatto diretto con i rifiuti, grazie all’alto grado di automazione dell’impianto. "Una volta controllati i documenti, i camion scaricano nella fossa dove c'è un carroponte con una benna che preleva i rifiuti depositandoli nei forni", spiega Sperandio. "Ci siamo attrezzati per qualsiasi evenienza, i timori però non mancano", precisa.

La circolare dell’Istituto Superiore di Sanità parla chiaro: chi è in quarantena non deve fare la raccolta differenziata ma mettere tutto dentro uno stesso sacco, possibilmente doppio. La raccomandazione per le aziende che gestiscono la raccolta dei rifiuti è di stabilire giri dedicati con l’autocompattatore per raccogliere i sacchi presso le abitazioni in cui sono presenti persone in quarantena obbligatoria.

La frazione di rifiuti urbani indifferenziati provenienti dal territorio provinciale rappresenta circa il 40% dei rifiuti trattati annualmente da Rea Dalmine. "L'impianto brucia 150mila tonnellate di rifiuti all'anno, che trasformiamo in energia elettrica. L'80% - specifica Sperandio - è costituito da quelli urbani indifferenziati o dal trattamento degli urbani, che provengono in parte dal territorio bergamasco e in parte dal territorio extra-regionale. Il 20% sono i cosiddetti rifiuti speciali che arrivano essenzialmente da utenze industriali e artigianali. Nella normalità solo una piccolissima parte, meno di 100 tonnellate al mese, sono i rifiuti ospedalieri pretrattati". Un quantitativo che si è quadruplicato, complice la pandemia, in soli 20 giorni.



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