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Coronavirus, sindaci a Fontana: "Risposta aggressiva a domande legittime"

CRONACA
Coronavirus, sindaci a Fontana: Risposta aggressiva a domande legittime

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"Caro presidente, ti ringraziamo dell’articolata lettera che ci hai inviato nel tardo pomeriggio di ieri, ben diversa per toni e contenuti dalle risposte che ci hai indirizzato attraverso le interviste e i social network. Di queste ultime, ti diciamo con franchezza, non abbiamo apprezzato che i nostri legittimi interrogativi, espressi con educazione e rispetto della tua funzione istituzionale, con l’unico interesse di rappresentare ciò che i nostri cittadini per primi si chiedono e ci chiedono, siano stati bollati come 'bieca speculazione politica', e che tu abbia cercato di farci passare per capziosi perditempo". Lo scrivono in una lettera inviata al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, i sindaci Giorgio Gori (Bergamo), Emilio Del Bono (Brescia), Gianluca Galimberti (Cremona), Virginio Brivio (Lecco), Mattia Palazzi (Mantova), Beppe Sala (Milano) e Davide Galimberti (Varese).


"La tua replica piuttosto, ingiustificatamente aggressiva, è apparsa come un tentativo scomposto di 'buttarla in politica', offensivo del nostro ruolo e della collaborazione che ti abbiamo fin qui lealmente offerto", continuano i sette sindaci di centrosinistra. "Siamo impegnati quanto te nel servizio ai nostri cittadini in questo momento drammatico. Abbiamo riconosciuto i meriti della sanità regionale quando era giusto farlo". Ma per questo "abbiamo il diritto di chiedere chiarezza su temi fondamentali per la salute dei nostri cittadini senza venire per questo aggrediti. Non siamo stupidi: se in precedenza avessimo ricevuto risposte soddisfacenti non avremmo avvertito la necessità di riproporre gli interrogativi. E neppure noi abbiamo tempo da perdere", continuano i sindaci.

"Anche la qualità delle tue prime risposte di ieri ci ha deluso. Sei persino arrivato a indicarci come responsabili di ciò che avviene nelle Rsa, quando sai benissimo che queste ultime, private o comunali, operano perché autorizzate, accreditate, convenzionate e remunerate da Regione Lombardia, che risulta quindi essere senz’ombra di dubbio la responsabile della sicurezza sanitaria degli operatori e degli ospiti delle stesse residenze", spiegano ancora. "Se è vero, e ne prendiamo atto, che Regione Lombardia ha effettuato acquisti di mascherine per molti milioni di euro, e contestualmente la Protezione Civile sostiene di aver inviato in Lombardia il 17% di 45 milioni di mascherine, come ha dichiarato ieri Angelo Borrelli, dove sono tutte queste mascherine? Perché noi fino ad oggi non le abbiamo viste, né le une né le altre. Possiamo avere una parola certa su quando arriveranno ai Comuni e ai nostri cittadini?", scrivono i sindaci.

Sui controlli nelle residenze sanitarie assistenziali, "chiarito il punto di competenza, e appreso che sono in atto procedure di monitoraggio degli operatori sanitari, non ci pare che nella lettera si dia risposta alla domanda che avevamo sollevato, e che ci permettiamo di riproporre: è confermato ciò che hai detto a proposito degli ospiti delle Rsa in una recente conferenza stampa, e che cioè che nelle case di riposo 'è tutto sotto controllo e che vengono sottoposti a tamponamento tanto i plurisintomatici che i monosintomatici'?".

E "quanto alle puntuali indicazioni che a tuo dire la Regione avrebbe 'sin dalle prime avvisaglie' fornito ai gestori delle strutture 'per predisporre una limitazione degli accessi a parenti e visitatori degli ospiti', così da tutelarne 'lo stato di salute impedendo di portare all’interno agenti virali esterni', chiediamo di sapere perché il 29 febbraio sia stata rigettata, con comunicazione a tutte le Rsa del territorio Ats Bergamo, la richiesta dei gestori di chiudere le residenze agli accessi dei familiari degli ospiti".

Sul fronte dei tamponi, "appurato che le indicazioni ministeriali prevedono di sottoporre a tampone rinofaringeo i soggetti sintomatici, la tua risposta chiarisce quale sia stato il cambio di strategia attuato da Regione Lombardia con l’aumento del numero dei casi, la cui conseguenza è che l’esecuzione dei tamponi è oggi limitata ai soggetti sintomatici candidati al ricovero e agli operatori sanitari con sintomatologia similinfluenzale, oltre a quelli usati per la verifica della guarigione", sottolineano i sindaci.

"Ciò significa che Regione Lombardia ha del tutto abdicato all’uso di questo strumento come mezzo per il contenimento della diffusione del virus, a differenza di quanto continua ad essere fatto in altre regioni, con ciò distanziandosi dalle direttive di cui sopra. L’auto-isolamento prescritto ad ogni assistito con sintomatologia similinfluenzale non consente infatti, quand’anche attuato, di individuare precocemente e di testare anche i familiari e i contatti più stretti. E questo a nostro avviso è un problema", continuano.

"Chiediamo pertanto perché non si sia provveduto ad acquistare più macchinari, come altre regioni hanno fatto, e maggiori quantitativi di reagente, e perché non si sia coinvolto un maggior numero di laboratori, così da poter effettuare un numero adeguato di tamponi".

Infine sui test sierologici per l’individuazione degli anticorpi "sappiamo, e tu ce lo confermi, che sono in corso ricerche applicate e mirate su questo tipo di test. Non siamo in alcun modo a sollecitare, a tale riguardo, decisioni affrettate o imprudenti. Concorderai però sul fatto che la Lombardia non possa permettersi di restare indietro su un fronte così importante".

Altre Regioni, il Veneto, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e le Marche, concludono i sindaci, "hanno già attivato la sperimentazione sul campo dei test sierologici. Con il pieno rispetto dei protocolli scientifici, siamo a sollecitare che anche la nostra Regione faccia quanto prima altrettanto. E ti chiediamo sin d’ora d’essere tempestivamente informati su caratteristiche e tempi della sperimentazione che la Regione deciderà di autorizzare".



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