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Iss: "Non ci sono prove che bimbi Kawasaki siano più a rischio infezione"

CRONACA
Iss: Non ci sono prove che bimbi Kawasaki siano più a rischio infezione

(Fotogramma)

Un rapporto dell'Istituto superiore di sanità sui casi di 'simil-kawasaki' osservata in alcuni bimbi risultati positivi al nuovo coronavirus, per dare indicazioni e raccomandazioni ai camici bianchi su quello che viene definito "un evento grave, ancorché raro, che merita tutta l'attenzione dei pediatri, degli infettivologi, dei reumatologi, dei cardiologici e degli altri professionisti della salute, soprattutto considerando l'associazione con la pandemia da Covid-19 tuttora in corso".


A riassumere il messaggio del report è Domenica Taruscio, direttore del Centro nazionale malattie rare dell'Iss e coordinatrice del Gruppo di lavoro 'Covid-19 e malattie rare'. Nel report si spiega che sulla base delle evidenze scientifiche disponibili ad oggi non è dimostrato che i pazienti pediatrici che in passato hanno avuto diagnosi di malattia di Kawasaki siano esposti a un rischio maggiore rispetto agli altri bambini di contrarre Sars-Cov-2, né di presentare una recidiva di malattia di Kawasaki.

Tuttavia, recenti pubblicazioni scientifiche descrivono una sindrome infiammatoria acuta multisistemica in età pediatrica e adolescenziale, associata a positività per il Sars-CoV-2 o presenza di anticorpi anti Sars-CoV-2. Il report fa il punto su questo. "E' importante - sottolinea l'esperta - identificare precocemente i pazienti, ricoverarli tempestivamente ed effettuare l'accertamento diagnostico accurato per avviarli al trattamento appropriato". Questa sindrome sembrerebbe condividere alcune caratteristiche cliniche con la malattia di Kawasaki ma, secondo le indicazioni dell'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e dell'Organizzazione mondiale della sanità, "si tratta di una forma clinica che va differenziata dalla malattia di Kawasaki e che è ancora in via di definizione".

L'Ecdc ha pubblicato, lo scorso 15 maggio, un Rapid Risk Assessement sulla sindrome e l'infezione da Sars-Cov-2, in cui vengono riportati 230 casi sospetti nell'Unione europea e nel Regno Unito, con due decessi. I pazienti colpiti hanno un'età media di 7-8 anni (e fino a 16 anni), e hanno presentato interessamento multisistemico grave, a volte con necessità di ricovero in terapia intensiva. Il reale numero è ancora in fase di valutazione, così come il preciso inquadramento nosologico di questa condizione, attualmente chiamata 'sindrome infiammatoria acuta multisistemica'. Dati sia italiani che inglesi dimostrano che lo sviluppo di questa sindrome segue di 2-4 settimane il picco di infezione da Sars-Cov-2, per cui si ipotizza una patogenesi immunomediata.

L'Iss pubblica nel suo rapporto le indicazioni ad interim per l'attuale scenario. Il documento è stato elaborato dal gruppo interdisciplinare di esperti coordinato da Taruscio. E' un documento operativo di sanità pubblica. La malattia di Kawasaki è una vasculite sistemica che colpisce prevalentemente i bambini di età inferiore a 5 anni e la cui prognosi dipende essenzialmente dal coinvolgimento delle arterie coronarie. Ha un'incidenza in Italia di circa 14 su 100.000/anno in bambini sotto i 5 anni, con un numero di casi di circa 450 l'anno calcolato sulla base delle dimissioni ospedaliere. I sintomi sono febbre (da 38°C in su), congiuntivite bilaterale senza secrezioni, arrossamento delle labbra e della mucosa orale, eruzione cutanea e linfoadenopatia cervicale monolaterale, che possono anche non essere tutti presenti contemporaneamente.

"E' importante - segnala l'Iss - che il bambino con questi sintomi venga rapidamente valutato dal pediatra e portato in ospedale per effettuare gli accertamenti clinici e laboratoristici. Se la diagnosi viene confermata, si deve iniziare la terapia farmacologia appropriata nei tempi previsti dalle linee guida. Pertanto, l’appropriatezza e la tempestività della diagnosi incidono in modo considerevole sulla prognosi. Non ci sono al momento evidenze che il trattamento della malattia di Kawasaki debba essere modificato in epoca di pandemia Covid-19 rispetto alle linee guida esistenti". L'Iss puntualizza che "al momento attuale non è possibile verificare se il numero dei soggetti affetti sia aumentato quest'anno, in concomitanza con l'epidemia da Covid-19".



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