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Infettivologa Balotta: "Io cavaliere con pensione misera"

CRONACA
Infettivologa Balotta: Io cavaliere con pensione misera

"Quando tutto questo finirà, e sottolineo quando perché ci vorrà tempo, il mio programma è di dedicarmi al volontariato, in particolare nei confronti degli extracomunitari. Ma sarà assolutamente necessario continuare a fare qualche lavoretto, perché se dovessi dire l'importo della mia pensione dopo 25 anni di insegnamento universitario qualcuno stramazzerebbe al suolo". A raccontarlo all'Adnkronos Salute è l'infettivologa Claudia Balotta, docente dell'università Statale di Milano ora in pensione, a capo del team che ha isolato il coronavirus Sars-Cov-2 da pazienti lombardi del Lodigiano, insieme fra gli altri al trio di camici rosa precarie Alessia Lai, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli. La scienziata è stata insignita con tutta la squadra dell'onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica. Nel 2003 aveva già isolato il virus della Sars.


A chi le chiede quanto percepisce dopo tanti anni da docente universitaria e dopo l'addio alla cattedra l'esperta risponde che "è la pensione di un postino con 40 anni di anzianità grosso modo. Del resto, quando non si superano duemila euro", ragiona. "Quindi dovrò lavorare un po' per quanto sarà possibile". E fare volontariato, aggiunge la scienziata che è tornata ad abitare nella sua Cremona.

"Nella mia città - racconta - c'è un'associazione. Si chiama 'Articolo 32', e il riferimento è proprio all'articolo della Costituzione che sancisce il diritto all'assistenza sanitaria per tutti coloro che sono presenti sul territorio italiano, anche se non hanno nazionalità italiana e carte in regola. E' questa una mia decisione precedente all'emergenza Covid-19. Quando vivevo a Milano non potevo, ero troppo impegnata per fare altro. Mi sono ripromessa quindi che appena possibile mi sarei dedicata ad aiutare gli altri".

Quella di Cavaliere al merito della Repubblica "è un'onorificenza inattesa, che mi rende felice e che deve andare tutta ai giovani precari" è la dedica di Claudia Balotta. Accendere i riflettori sugli scienziati precari "era nelle mie intenzioni fin dall'inizio. Queste ragazze hanno lavorato tanto e lo stanno ancora facendo. Per noi il lavoro è cominciato dopo e continua. Anzi, posso dire che ho lavorato di più in questi ultimi tre mesi - a marzo, aprile, maggio - che negli ultimi 3 anni. Stiamo portando avanti una grande ricerca con un gruppo collaborativo per studiare il virus e i correlati clinici del virus. E' un'attività molto impegnativa. Vuol dire tenere relazioni con i vari centri. Siamo una grande squadra. Ventidue centri italiani sono scesi in campo con noi. Sarà uno studio importante. E' la cosa più bella la collaborazione fra scienziati".

Balotta vuole citarli tutti: "Genova, Torino, Milano con l'ospedale Sacco e il San Raffaele, Bergamo, Brescia, Padova, Piacenza, Cremona, l'istituto zooprofilattico di Parma che ci sta dando una grande mano, Ancona, Bari, Siena, tre università di Roma, Napoli, Perugia, Messina, Sassari - elenca - E spero di non aver dimenticato nessuno. E' un network italiano che copre quasi l'intero territorio nazionale, con cui vogliamo tracciare il virus e il percorso che ha fatto nel nostro Paese. E potremo rispondere al quesito di cui parlano tutti: se il coronavirus Sars-Cov-2 è mutato o meno. Avremo presto una risposta. Se ne parla tanto ed è estremamente pericoloso se l'effetto di questo dibattito fa abbassare la guardia".

"Noi - continua l'infettivologa - un coronavirus l'avevamo già visto e conosciuto: era quello della Sars nel 2003" e Balotta allora era fra gli scienziati che lo avevano isolato. "Eravamo pronti a inizio febbraio qualora fosse arrivato in Italia". Poi il 20 di quel mese il paziente uno ha svelato la presenza del nuovo coronavirus Sars-Cov-2. "Eravamo pronti per l'isolamento - ribadisce - perché è da lì che si parte per poi poter studiare il virus da un punto di vista molecolare, e da lì che parte il lavoro di ricerca e di sviluppo di possibili farmaci. Noi non ci occupiamo di vaccini, ciascuno fa il suo mestiere. E l'isolamento virale è sempre un presupposto di un lavoro futuro".

Che lezione ci lascia l'emergenza Covid-19? "La cosa fondamentale che mi auguro è che gli italiani capiscano che occorre pagare le tasse". Nei giorni più drammatici dell'epidemia "è stato assistito anche chi le tasse non le ha pagate". E l'evasione "è costata in minor assistenza, minor somministrazione d'ossigeno, minor ricoveri anche a coloro che invece le tasse le avevano pagate". Deve essere questo il primo punto su cui riflettere per l'infettivologa Balotta.

I suoi auspici sulla vita dopo Covid-19 sono diversi. "Gli italiani - dichiara all'Adnkronos Salute - spero capiscano anche che dobbiamo avere un rapporto con la natura diverso da quello che abbiamo. Un rapporto che non sia più solo basato sul consumo di quello che la natura ci offre. Spero che tutti noi capiamo che non ci si salva da soli. Nessuno si salva da solo. Lo ha detto il Papa e io, che non sono credente, lo sottoscrivo". Altra lezione dell'emergenza coronavirus da non dimenticare: "Bisogna essere preparati a queste cose - dice Balotta - La nostra sanità va rivista. E soprattutto: i giovani vanno premiati, incentivati quando valgono e non lasciati nel precariato. Direi - conclude - che ce n'è abbastanza per una rivoluzione".



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