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Anac, vola la spesa per emergenza Covid

CRONACA
Anac, vola la spesa per emergenza Covid

Afp

Tre miliardi di euro per l'acquisto di mascherine, guanti, tamponi, ventilatori, disinfettanti e di tutti i dispositivi di protezione individuale. E' la spesa dello Stato durante l'emergenza Covid-19, al 30 aprile, secondo quanto emerge dalla relazione annuale dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) sull'attività svolta nel 2019, report presentato oggi alla Camera dei Deputati. "La spesa legata all’emergenza Covid è stata gestita per poco più di un terzo a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali è invece del 4,5%", si legge.


"Nel primo quadrimestre la Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac ha registrato 61.637 procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di 3,04 miliardi. La gran parte dell’importo, oltre 2 miliardi, è riferibile al periodo più critico dell’emergenza, ovvero quello compreso fra l'1 marzo e il 10 aprile", si legge nella relazione. La voce di spesa più significativa è quella relativa alla fornitura di dispositivi di protezione individuale, che da sola rappresenta quasi il 70% del totale: mascherine (1,1 miliardi), visiere e altri dispositivi (942 milioni). Poi tamponi (99 milioni), ventilatori e ossigenoterapia (396 milioni), disinfettanti (45 milioni) e altri prodotti (393 milioni).

Le spese per mascherine e altri dispositivi di protezione individuale "sono destinate ad una crescita consistente nel breve-medio periodo, visto che l’atteso riavvio delle attività dovrà essere supportato da una più ampia e capillare distribuzione. La domanda di tali beni potrebbe quindi attestarsi su valori multipli rispetto a quelli relativi al periodo già trascorso, impegnando una quota ancora più ingente della spesa pubblica nazionale", scrive ancora l'Autorità nazionale anticorruzione nella relazione. "Fra le principali criticità che possono occorre in simili frangenti, la relazione dell’Anac elenca: l'abnorme lievitazione dei prezzi rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale; lo scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste; la retrocessione dell’aggiudicatario dall’offerta, mancata stipula del contratto, mancato avvio o interruzione della fornitura; ritardi rispetto al termine di consegna; il mancato possesso, da parte dell’affidatario, dei requisiti di ordine generale necessari per contrarre con la Pubblica amministrazione", si legge nel rapporto.

Durante l'emergenza coronavirus, l'Anac ha fornito "40 pareri sulla congruità dei prezzi per le forniture necessarie per un valore complessivo 40 milioni di euro".

"Gli acquisti hanno riguardato prevalentemente alcuni dispositivi di protezione individuale (mascherine protettive e chirurgiche, camici e visiere protettivi, equipaggiamenti vari), letti ospedalieri elettrici, ventilatori polmonari, prodotti e servizi di disinfezione. Tra le amministrazioni richiedenti: presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, ministero della Salute, comando generale dell’Arma dei Carabinieri, alcune regioni, aziende ospedaliere e aziende sanitarie locali", si legge nella relazione.

APPALTI - E ancora: nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. La regione più colpita è la Lombardia (-63%, pari a una flessione di circa 10 miliardi), mentre alcune regioni nel primo quadrimestre 2020 hanno fatto registrare dati positivi, come il Lazio (+14%, pari a 550 milioni).

"Va tuttavia rilevato - si legge nella relazione - che a causa dell’emergenza sanitaria 22mila procedure di gara, per un valore di 23 miliardi, non sono ancora state 'perfezionate' (ovvero non è stato pubblicato il bando o la lettera di invito). Dal momento che il tasso di perfezionamento delle procedure si aggira attorno al 90%, è possibile ipotizzare che i dati definitivi, sia a livello nazionale che locale, saranno assai meno negativi di quanto appaiano attualmente. Sarà a ogni modo possibile avere il quadro completo sull'andamento del mercato solo nelle prossime settimane".

Nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici ha sfiorato i 170 miliardi di euro con un aumento di oltre 30 miliardi rispetto al 2018 (+23%). Il valore complessivo è 169,9 miliardi di euro rispetto ai 139,4 del 2018: si tratta di una cifra record, mai toccata dal settore in precedenza, si legge nel rapporto.

Dal 2016, anno di introduzione del nuovo Codice dei contratti pubblici, la crescita del valore dei contratti è stata del 69%. Il valore complessivo è stato di 102 miliardi nel 2016, 132,4 nel 2017, 139,4 nel 2018 e 169,9 nel 2019. "Gli appalti banditi nel 2019 sono stati quasi 154mila, circa 12mila in più del 2018, più 8%", scrive l'Autorità nazionale anticorruzione nel rapporto.



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