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Istat, sempre più difficile per le donne conciliare famiglia e lavoro

'Modificano i loro orari il 38% delle madri e il 12% dei padri'

CRONACA
Istat, sempre più difficile per le donne conciliare famiglia e lavoro

(Fotogramma)

"Le difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro pesano soprattutto sulle donne". E' quanto rileva il Rapporto annuale Istat, segnalando che "il 38,3% delle madri occupate e il 42,6% se con figli da 0 a 5 anni modificano orario o altri aspetti del lavoro per adattarli agli equilibri familiari, mentre i padri lo fanno in misura molto minore, rispettivamente 11,9% e 12,6%". Se i nidi e i servizi integrativi, "tradizionalmente strumenti di conciliazione", rivestono "una importante funzione educativa e quindi un ruolo nella riduzione delle diseguaglianze tra bambini", l’offerta di servizi per la prima infanzia, "carente e diseguale sul territorio, svantaggia le donne scoraggiandone la partecipazione e i bambini che non frequentano il nido perché costoso o non disponibile".


Lo svantaggio "ricade soprattutto sui bambini delle famiglie meno agiate e sul Mezzogiorno. Tra le famiglie con bambini, va al nido il 13% di quelle più povere e il 31,2% di quelle più ricche. Nel Mezzogiorno, i posti disponibili nei nidi e nei servizi integrativi, pubblici e privati, in media non coprono il 15% dei bambini fino a 3 anni di età: cinque regioni del Centro-Nord hanno invece già superato il 33% di bambini al nido fissato come obiettivo europeo".

La carenza di servizi all’infanzia nelle regioni meridionali "produce una penalizzazione aggiuntiva, per i bambini, perché spinge ad anticipare i tempi del percorso scolastico. I bambini che anticipano il loro ingresso alla scuola dell’infanzia, rapportati ai bambini di 2 anni compiuti, sono in media il 15% dei loro coetanei e superano il 20% nelle regioni del Sud. Gli anticipi alla scuola primaria riguardano invece il 16% dei bambini di 5 anni nel Sud contro il 3,4% di quelli del Centro-Nord".

La chiusura delle scuole imposta dall’emergenza per il coronavirus, avverte il Rapporto annuale Istat, "può produrre un aumento delle diseguaglianze tra i bambini: nel biennio 2018-2019 il 12,3% dei minori di 6-17 anni, pari a 850.000, non ha un pc né un tablet ma la quota sale al 19% nel Mezzogiorno e scende al 7,5% nel Nord e al 10,9% nel Centro. Lo svantaggio aumenta se combinato con lo status socio-economico: non possiede pc o tablet oltre un terzo dei ragazzi che vivono nel Mezzogiorno in famiglie con basso livello di istruzione".

E ancora: "Il 45,4% degli studenti di 6-17 anni, pari a 3,1 milioni, ha difficoltà nella didattica a distanza per la carenza di strumenti informatici in famiglia, che risultano assenti o da condividere con altri fratelli o comunque in numero inferiore al necessario. Svantaggi aggiuntivi per i bambini possono derivare dalle condizioni abitative. Il sovraffollamento abitativo in Italia è più alto che nel resto d’Europa (27,8% contro 15,5%), soprattutto per i ragazzi di 12-17 anni (47,5% contro 25,1%)".

L'Istat stima che "lo shock organizzativo da coronavirus possa aver interessato almeno 853.000 nuclei familiari con figli sotto i 15 anni: 583.000 coppie e 270.000 monogenitori. Si tratta di casi in cui l’unico genitore, o entrambi, svolgono professioni che richiedono la presenza sul luogo di lavoro e sono quindi a elevato disagio da conciliazione se non c’è l’aiuto dei nonni. Tra questi nuclei, sono 581.000 quelli con genitori occupati in settori rimasti attivi anche nella fase del lockdown".



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