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Omicidio Cerciello, processo entra nel vivo: in aula teste e perizie

CRONACA
Omicidio Cerciello, processo entra nel vivo: in aula teste e perizie

(Fotogramma)

di Daniele Dell'Aglio e Assunta Cassiano


A un anno dalla morte del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello, ucciso con un 11 coltellate in pieno centro a Roma lo scorso 26 luglio, il processo contro i due giovani americani accusati dell'omicidio, Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjort, è entrato nel vivo. Davanti alla prima Corte d’Assise si affrontano in questi giorni questioni che potrebbero avere un peso ai fini della sentenza, dal ruolo di presunti ‘mediatori’ e pusher ‘informatori’ delle forze dell’ordine, alla perizia psichiatrica di Elder, una personalità “borderline-antisociale di gravità medio elevata”, ma “capace di intendere o di volere al momento del fatto", come affermano i periti nominati dal Tribunale.

In Italia è appena scoppiata l'emergenza Coronavirus, quando a piazzale Clodio, in un'aula piccola e stracolma di avvocati e giornalisti arrivati anche dagli Stati Uniti, si svolge la prima udienza. Era il 26 febbraio scorso e in quell'occasione, i ministeri di Difesa e dell’Interno, insieme con la vedova e i familiari di Cerciello, si costituiscono come parti civili. In aula ci sono anche gli imputati, Elder e Natale Hjorth.

Davanti alla prima corte di assise e all'accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il sostituto procuratore Maria Sabina Calabretta, le difese dei due americani vanno subito all'attacco. La difesa di Elder chiede una perizia sui dialoghi intercettati in carcere, che, secondo la loro versione, sarebbero stati tradotti male e che potrebbero aiutare a dimostrare che in realtà i due studenti non sapessero di trovarsi davanti a due carabinieri. La difesa di Natale punta invece su presunte contraddizioni, manchevolezze ed errori che ci sarebbero stati da parte dei carabinieri.

Per questo chiedono subito di sentire l'allora comandante della stazione Farnese, Sandro Ottaviani, indagato per falso per aver detto che Cerciello aveva la pistola con sé quella notte, mentre sia il vicebrigadiere che il suo collega Andrea Varriale erano in borghese e disarmati. Viene chiesta inoltre l'acquisizione del video che tanto scalpore ha fatto in Italia e in Usa, in cui Natale appare bendato e con le mani legate dietro la schiena.

“Non sono mai stato sentito dai pm sul trattamento che ho subito e in che condizioni psicofisiche fossi quando sono stato interrogato in caserma" afferma in aula in una breve dichiarazione spontanea Natale Hjorth, in collegamento video dal carcere a causa dell'emergenza coronavirus. Le difese di Elder intanto non mollano e vanno subito al contrattacco chiedendo una perizia psichiatrica per il giovane californiano che stava seguendo una cura assumendo farmaci per problemi di natura psichiatrica.

Per un delitto tanto orribile quanto inequivocabile e ammesso dallo stesso Elder, le difese dei due americani puntano i riflettori sulle 'ombre' che fanno da contorno a questa tragica vicenda. Si viene così a scoprire che il presunto pusher Italo Pompei, che poco prima dell'omicidio avrebbe dato ai due studenti una pasticca di tachipirina invece di cocaina, era un informatore dei militari dell'Arma, seppure non avesse mai avuto contatti né con Cerciello né con Varriale. (segue)

C'è poi il messaggio che due giorni dopo l'omicidio un maresciallo manda a Varriale prima che il militare fosse chiamato dai superiori a riferire su quanto avvenuto la notte del 26 luglio. "Andrea, di questa cosa dell’ordine di servizio non ne parlare con nessuno, Ottaviani già sa tutto, vieni da me e lo compiliamo. Bisogna sistemare la questione dell’ordine di servizio, è vuoto, lo devi compilare almeno con l’intervento" aggiunge il sottufficiale in merito all’identificazione di Sergio Brugiatelli a piazza Mastai.

A rievocare i fatti di quella notte, è il collega in servizio quella notte con Cerciello. Andrea Varriale, indagato dalla procura militare per non aver portato con sé la pistola d'ordinanza, all'udienza dello scorso 15 luglio spiega che sia a lui che a Cerciello sembrava "una cosa da poco" che si sarebbe potuta risolvere facilmente. C'erano due persone che volevano comprare droga e a cui invece era stata data una 'sola', che avevano rubato lo zaino del presunto 'mediatore' dei pusher, Sergio Brugiatelli, e che ora per riconsegnarlo al proprietario, rivolevano indietro soldi e droga.

"A Trastevere sono molte le fregature che vengono fatte a chi cerca droga - ha detto Varriale in aula - Non mi sembrava una estorsione fatta da veri criminali, ci sembrava una cosa da ladri di polli". “Quando abbiamo visto i due americani abbiamo attraversato la strada e gli siamo andati incontro. Ci siamo avvicinati e abbiamo tirato fuori il tesserino e ci siamo qualificati dicendo ‘carabinieri’. Eravamo a circa 3-4 metri. Poi abbiamo riposto i tesserini e ci siamo avvicinati” ha spiegato il collega di Cerciello rievocando le fasi della colluttazione sfociata nell'omicidio del vicebrigadiere, morto sotto le coltellate di Finnegan Elder.

Una personalità 'borderline', quella di Elder, il quale però, secondo i periti nominati dal Tribunale, i professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi, è imputabile, perché "capace di intendere o di volere al momento del fatto". Il giovane californiano "presenta un disturbo di personalità borderline-antisociale di gravità medio elevata, una storia di abuso di sostanze (in particolare Thc) e un possibile disturbo post-traumatico da stress" si legge nelle conclusioni della perizia.

I periti illustrano in aula i trascorsi problematici di Elder, con un'ossessione per le armi, diversi tentativi di suicidio, tra cui uno nel 2018 e almeno un episodio di roulette russa con una calibro 32, "senza uno specifico motivo, facendo più di un tentativo". I due professori spiegano che nella famiglia del giovane si sono registrati due suicidi, quello dello zio e del nonno paterno, e anche lui presenta familiarità per disturbi psichiatrici. Nei mesi scorsi, dal carcere, ha già parlato di un ‘piano B’ in caso di sentenza avversa. Il californiano avrebbe un "sentimento cronico di rabbia" e quando aveva 16 anni ha ferito una persona venendo condannato a due settimane di carcere e 2 anni di messa alla prova. Per i professori però Elder è "imputabile".

A dire l'ultima parola saranno i giudici della prima corte di assise di Roma, con la presidente del collegio, Marina Finiti: a loro spetta il compito di stabilire la verità giudiziaria sulla vicenda, con una sentenza che sarà seguita sicuramente con molta attenzione, in Italia come negli Usa.



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