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Caso Pamela, Oseghale: "Voglio pagare per ciò che ho fatto ma non l'ho uccisa"

CRONACA
Caso Pamela, Oseghale: Voglio pagare per ciò che ho fatto ma non l'ho uccisa

dall’inviata Silvia Mancinelli
"Voglio pagare per quello che ho fatto, ma non l’ho uccisa". E il mantra di Innocent Oseghale ai suoi legali, gli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi. Si professa innocente, responsabile solo del vilipendio e del deturpamento di cadavere, ma la morte di Pamela Mastropietro sarebbe causata, sostiene la difesa, da una overdose dalla quale è poi iniziato il calvario.


"E pentito, tanto, tantissimo" dice all’Adnkronos l’avvocato Gramenzi, ma le sue dichiarazioni spontanee, attese per oggi, sono per ora rimandate alla propria udienza, prevista per ottobre.

Quando Innocent Oseghale - condannato in primo grado all'ergastolo e a 18 mesi di isolamento diurno con le accuse di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana allontanatasi da una comunità terapeutica di Macerata - è entrato questa mattina in Aula della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Ancona, dove si è svolta la prima udienza, gli occhi della mamma della vittima, Alessandra Verni, lo hanno seguito senza mai abbassarsi fino a quando non si è seduto in prima fila. La donna si è seduta in seconda fila, con indosso la maglietta col volto della figlia: "Mi auguro che la prossima volta, quando farà queste annunciate dichiarazioni spontanee, Innocent Oseghale si decida a dire la verità e chi era con lui".

"Mi aspetto la conferma della sentenza - ha detto all’Adnkronos Marco Valerio Verni, legale della famiglia della vittima e zio di Pamela - qui sono nelle vesti di avvocato e non di parente, ma è chiaro che tornare in aula è sempre gettare sale sulla ferita. Cosa ci auguriamo? Niente sconti". "Oseghale ha annunciato dichiarazioni spontanee, ma saranno le stesse di sempre, per noi può anche risparmiarle", ha poi aggiunto. "Sono l'ennesima presa in giro - ha continuato - Per carità, l'imputato ha diritto di dire quello che vuole, ma c'è un limite all'intelligenza e alla dignità umane. Viceversa, se vorrà fornire dettagli su chi era con lui eventualmente quel giorno, saremo interessati. Il dubbio che non abbia potuto fare tutto da solo in noi resta".

Intanto è stata respinta dalla Corte la richiesta della difesa di Oseghale di mostrare le immagini delle lesioni sul corpo della vittima per evidenziare la loro versione dei fatti, diversa dalla mortalità delle coltellate inferte. "Il materiale è ampiamente sufficiente - ha replicato il presidente Giovanni Trerè non accogliendo la richiesta di far presenziare un consulente, considerata l’esigenza primaria di tutelare la vittima, specialmente perché il processo è pubblico - ha aggiunto il giudice mentre Alessandra Verni, mamma di Pamela, non ha mai smesso di piangere - La riproduzione delle immagini sarà fatta solo se strettamente necessaria".

L'udienza si è chiusa con la sola relazione del giudice Maria Cristina Salvia. La discussione è rimandata al prossimo mese così come le dichiarazioni spontanee dell’imputato. Maglietta bianca e mascherina verde, l'imputato non ha mai incrociato lo sguardo fisso su di lui della madre della vittima.

Impietrita, indifesa mentre il giudice ripeteva la puntuale ricostruzione dei fatti, dall’allontanamento della 18enne dalla comunità di Macerata, fino alla sua morte e al ritrovamento dei resti nei due trolley, si è abbandonata a un pianto contenuto solo in parte dalla mascherina quando la Corte ha respinto la richiesta della difesa di mostrare in aula le immagini delle lesioni sul corpo di Pamela.



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