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Rigopiano, parenti vittime: "Accettiamo confino in più aule ma processo prosegua"

CRONACA
Rigopiano, parenti vittime: Accettiamo confino in più aule ma processo prosegua

Adnkronos

dall’inviata Silvia Mancinelli


"Questa cosa che ci tengono in un’aula diversa dai nostri avvocati non va bene per niente ma la accettiamo purché questo processo vada avanti". Così all’Adnkronos i familiari delle vittime di Rigopiano, poco prima di entrare in una delle cinque aule loro assegnata per seguire l’udienza già rinviata due volte dal 27 marzo scorso. Il processo, spalmato in più aule proprio per garantire il distanziamento, divide infatti giudice, imputati, avvocati e parti civili.

"Ci hanno detto che avrebbero sistemato grandi monitor per farci seguire adeguatamente l’udienza - dice una mamma - ecco i televisori, l’ennesima presa in giro. Ci vogliono mettere in un angolo ma noi non molliamo. Io mia figlia non l’abbandono". Arrabbiati, ma sempre qui da più parti d’Italia, i familiari anche oggi indossano le pettorine con i volti dei loro figli, fratelli, sorelle, compagni morti nella slavina che ha travolto l’hotel di Farindola il 18 gennaio 2017. Chiedono giustizia, ma anche tempi finalmente più veloci per un processo ancora impantanato alle fasi iniziali. "Siamo ai preliminari come il Milan - ironizza un’altra mamma - vediamo se si decidono a finire questa partita".

L'AVVOCATO REBOA: "ESPERIMENTO FALLITO" - "L’esperimento di oggi, che ci vede divisi in più aule, è fallito, che non tiene conto di quanto definito nell’articolo 146 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale che prevede, tra le altre cose, che le parti siedano a fianco dei propri difensori. Così io non posso spostarmi, alzarmi per confrontarmi col mio assistito o definire le strategie della difesa perché rischierei di perdere parte dell’udienza". Lo dice all'Adnkronos l’avvocato Romolo Reboa, legale di alcune delle famiglie delle vittime di Rigopiano.

"Questo processo psicologicamente l’Abruzzo non lo vuole - aggiunge - perché sentito come un processo contro il territorio e non ad un fatto qui avvenuto. Lo dimostra così, con rinvii, udienze saltate e oggi dividendoci in cinque aule quando avrebbero potuto garantire il distanziamento sistemandoci nel palazzetto dello sport o addirittura nel grande cortile del Tribunale con plexiglas trasformandolo così in un foro. Abbiamo un processo con 29 morti, dovremmo piazzarci qui tutti i giorni fin quando non finisce almeno l’udienza preliminare. Dopo quattro anni sarebbe doveroso".

AVVOCATO CASONI: "E' UN TUTTI CONTRO TUTTI" - "Si stanno verificando una serie di richieste di costituzione di parte civile da parte degli enti già citati come responsabili civili da noi difensori delle persone offese nei confronti degli imputati, loro stessi funzionari. C’è un intreccio tra le chiamate di responsabilità penale da parte della Procura con le richieste di risarcimento degli enti cui queste persone facevano riferimento in senso lavorativo. E un tutti contro tutti", il commento all’Adnkronos dell’avvocato Alessandro Casoni, legale dei familiari di Emanuele Bonifazi, receptionist dell’hotel Rigopiano, che si sono costituiti parte civile.

"Emerge una certa confusione di ruoli all’origine dell’inchiesta - spiega - sta diventando sempre più chiaro il sistema di responsabilità che poi saranno al vaglio del giudice penale nel corso dell’istruttoria. Personalmente, come parte civile, ci tengo ad assistere a questa fase e non eccepisco nulla perché credo che da questo intreccio deriverà il chiarimento sulla vicenda a livello penale e, a pioggia, tutto il sistema delle responsabilità civili che deriveranno dalle costituzioni nostre e dalle citazioni dei responsabili civili, quindi gli enti".

Sui tempi lunghi del processo, ancora in fase di udienza preliminare a quasi 4 anni dai fatti, l’avvocato dice: "C’è un impegno da parte del giudice di coordinare insieme a tutti i difensori un sistema di udienze piuttosto fitto, anche una volta a settimana stabilendo un giorno come ad esempio il venerdì, per poter riuscire a programmare un calendario lavorativo efficace e sicuro sia nell’interesse delle parti che dei nostri singoli studi".

PESCARA PARTE CIVILE - All'udienza del processo per la tragedia dell'hotel Rigopiano è stata riconosciuta legittima la costituzione di parte civile della provincia di Pescara per il reato di disastro. Rigettate dunque le opposizioni.

UNIFICAZIONE DEI DUE PROCEDIMENTI - E' stata disposta dal gup Gianluca Sarandrea, ripresa l’udienza preliminare al Tribunale di Pescara, l’unificazione dei due procedimenti sul presunto depistaggio che il riguarda il disastro e il processo madre dove figurano 25 imputati per reati che vanno dall’omicidio alle lesioni colpose e al disastro colposo.



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