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Usa, vittoria a valanga dei repubblicani. Obama: "Ansioso di collaborare con il nuovo Congresso"

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Usa, vittoria a valanga dei repubblicani. Obama: Ansioso di collaborare con il nuovo Congresso

(foto Infophoto)

Vittoria a valanga dei repubblicani che non solo hanno conquistato il controllo del Senato ma hanno anche sostanzialmente rafforzato quello della Camera, arrivando qui a una maggioranza da record. Per Barack Obama inizia il periodo più complicato della sua presidenza ( la vittoria sui siti / Fotogallery.


"Sono ansioso di collaborare con il nuovo Congresso" ha detto Obama nella prima conferenza stampa dalla Casa Bianca dopo il risultato delle elezioni di midterm. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, "hanno grandi cose da fare, possiamo fare progressi e li faremo se li faremo insieme".

La richiesta del popolo americano è: "fate le cose. Questo ci chiede il popolo: preoccupatevi delle nostre preoccupazioni" ha sottolineato Obama. In merito al risultato elettorale, ha poi aggiunto, "senza dubbio i repubblicani hanno avuto una bella serata ieri" e "noi vogliamo discutere e vedere qual è il loro programma".

Il presidente Usa ha quindi annunciato che venerdì ospiterà "la leadership democratica e repubblicana alla Casa Bianca per definire la nuova strada". Nel corso della conferenza stampa ha voluto ricordare l'impegno preso nei confronti del popolo americano già sei anni fa: "Svegliarmi tutti i giorni facendo il massimo per il popolo americano". "Tutti i giorni - ha aggiunto - mi chiedo se ci sono delle cose che posso fare meglio e questa domanda continuerò a farmela tutti i giorni".

Poi l'Iran e il nucleare. "Preferisco avere nessun accordo piuttosto che un cattivo accordo" ha scandito in merito al programma nucleare iraniano, precisando che "sul fatto che possiamo trovare un accordo dovremmo scoprirlo nelle prossime tre quattro settimane" e che se "l'accordo ci sarà sono fiducioso che potremmo impedire all'Iran di sviluppare un'arma nucleare".

Quindi l'Is. Lo Stato islamico "è in una posizione più vulnerabile" da quando sono iniziati i raid, ha detto il presidente Usa, ricordando che quello in Iraq è "un piano a lungo termine" e che chiederà al Congresso una nuova autorizzazione per l'utilizzo della forza militare contro l'Is.

Secondo le proiezioni della Cnn, ai repubblicani andrebbero 246 dei 435 seggi della Camera dei rappresentanti, la più grande maggioranza mai avuta dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Anche se i risultati ufficiali ancora attesi alla fine daranno al Gop 242-243, come stimano altre proiezioni, è comunque consistente, di oltre 10 seggi, il bottino che portano a casa i repubblicani che già dal 2011 controllano la Camera. Lo Speaker John Boehner, ringraziando gli elettori per la fiducia conferita al Gop, ha anche sottolineato di accogliere "con umiltà la responsabilità che ci è stata data dal popolo americano. Questo non è il momento di festeggiare - ha aggiunto - è il momento di iniziare a dare risultati e trovare soluzioni ai problemi del nostro Paese, a cominciare dall'economia ancora in difficoltà".

Ma è soprattutto al Senato che la riscossa dei repubblicani, che hanno saputo cavalcare a fini elettorali lo scontento e la rabbia contro l'amministrazione Obama, ha avuto i risultati che cambieranno lo scenario politico di Washington. Sono sette, ma potrebbero anche aumentare, i seggi strappati ai democratici nella tornata elettorale di ieri.

In Carolina del Nord è stata sconfitta la senatrice democratica Kay Hagan da Thom Tillis che l'ha attaccata senza tregua per la sua vicinanza politica ad Obama. In Iowa ha vinto Joni Ernest, la veterana dell'Iraq diventava famosa per lo spot in cui ricordava che da giovane castrava maiali in una fattoria. In Arkansas non è servito a nulla l'intervento di Bill Clinton per cercare di salvare il senatore Mark Pryor sconfitto da Tom Cotton. Anche in Colorado, stato che negli ultimi anni diventato una roccaforte democratica, grazie anche ai tanti elettori giovani ed appartenenti alle minoranza, i democratici hanno incassato una dura sconfitta, con il senatore Mark Udall mandato a casa da Cory Gardner, repubblicano che non ha esitato a fare affermazioni sgradite all'elettorato femminile. I repubblicani hanno anche vinto in Montana, South Dakota e West Virginia seggi prima in mano ai democratici. Ma il vantaggio potrebbe allargarsi visto che ancora non è stato dichiarato il vincitore in Alaska e che in Louisiana si andrà al ballottaggio ai primi di dicembre, ed in entrambi gli stati i repubblicani sono in vantaggio.

Per il partito repubblicano questa vittoria significa "il rifiuto delle fallimentari politiche del presidente Obama". "Ai repubblicani è stata data l'opportunità di guidare il paese in una migliore direzione e i repubblicani alla Camera e al Senato sono pronti ad ascoltare il popolo americano. Speriamo che lo farà anche il presidente Obama", ha detto il presidente del partito Reince Priebus.

McConnell: il Paese ricomincerà a funzionare - "Il popolo americano ha modificato la configurazione del Senato grazie a queste elezioni di midterm e il Paese sono convinto ricomincerà a funzionare". Ad affermarlo è stato Mitch McConnell, futuro leader della maggioranza repubblicana al Senato, precisando poi: "Dobbiamo rimetterci al lavoro e dobbiamo portare avanti tutto quello che avevamo già iniziato". "Noi - ha aggiunto in conferenza stampa - vogliamo veramente essere importanti, rilevanti ancora una volta. Vogliamo essere rispettati. Sicuramente riusciremo a superare questa impasse". "Dobbiamo veramente cercare di vedere che cosa sta succedendo nel nostro Paese - ha concluso McConnell - e cercare di fare qualcosa che abbia un vantaggio e un beneficio per il Paese, fare qualcosa per l'occupazione. Abbiamo visto le cifre dell'occupazione, stanno migliorando, dobbiamo continuare su questa strada".

Democratici sconfitti: è colpa di Obama - Travolti dal successo repubblicano i democratici puntano il dito contro Barack Obama, considerato responsabile della sconfitta. Per Joe Manchin, senatore democratico della West Virginia, le politiche energetiche dell'amministrazione Obama, troppo orientate alla difesa dell'ambiente, hanno "assolutamente" svantaggiato i democratici in uno stato come il suo dove l'economia è basata sull'estrazione del carbone. "Non ha senso che noi dobbiamo combattere contro il nostro stesso governo, amministrazione e presidente", ha detto il democratico intervistato da Msnbc. Per un importante stratega democrat, "è un fatto incontrovertibile che queste elezioni siano state più un referendum su Obama e sulla rabbia contro la sua presidenza". Inoltre i democratici ammettono che sono stati fatti enormi errori di comunicazione: agli americani non sono arrivati i progressi fatti sul fronte economico, ma hanno avuto più successo le campagne repubblicane per convincere che il Paese va ancora in una direzione sbagliata.

Andrew Cuomo riconfermato governatore di New York - Il democratico Andrew Cuomo è stato riconfermato governatore di New York con il 54% dei voti contro il 40,6% del suo principale avversario, il repubblicano Rob Astorino. La sua vittoria segna tuttavia un risultato inferiore a quattro anni fa, quando ottenne il primo mandato con il 62%. E Andrew Cuomo ha ottenuto anche meno di suo padre Mario, che nel 1986 era stato riconfermato governatore con il 65%.



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