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Margelletti: ''Colpire i quadri medi la strategia Usa contro l'Is''

Se gli americani non hanno eliminato il Califfo, ci sono andati veramente molto vicini

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Margelletti: ''Colpire i quadri medi la strategia Usa contro l'Is''

Il presidente del CeSi, Andrea Margelletti

Il destino di Abu Bakr al Baghdadi, il 'Califfo Ibrahim' dello Stato Islamico (Is) è al centro di un vero e proprio giallo: qualcuno lo ritiene eliminato, per altri sarebbe vivo ma ferito, chiuso in un ospedale-bunker ma comunque in grado di guidare i miliziani della Jihad sotto la bandiera nera. ''Ritengo sia fortemente probabile che se gli americani non hanno eliminato il Califfo, ci siano andati veramente molto vicini'', dice all'Adnkronos Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionale (CeSi).


''Questo -rimarca l'esperto di strategia militare- fa capire sempre più come la copertura Intelligence sopra lo scenario iracheno sia assoluta, soprattutto dal punto di vista elettronico''. ''E' interessante -fa notare il numero uno del CeSi- la grande discrezione che l'amministrazione Obama sta utilizzando in questo momento, con toni molto calmi. E altrettanto stanno facendo le fonti di pubbliche relazioni dello Stato islamico''.

''E' molto più facile -è l'analisi di Margelletti- che la modalità sia simile all'operazione che ha portato all'eliminazione di Abu Musab al-Zarqawi, capo di al Qaeda in Iraq: colpire i quadri medi, arrivare a persone chiave, fino ad arrivare attraverso l'individuazione e la valutazione delle modalità di vita delle persone che si seguono, a centrare l'obiettivo principale''.

''Ciò che sta accedendo in Iraq -spiega Margelletti- è in realtà un'evoluzione del sistema sviluppato dal Comando interforze per le operazioni speciali di McChrystal in Iraq a metà degli anni 2000 e poi successivamente in Afghanistan: un vero e proprio sistema di ricerca, valutazione, fissaggio dell'obiettivo, eliminazione del bersaglio e valutazione dei danni inferti e delle informazioni ricevute. Un ciclo continuo di ricerca informativa ed eliminazione dei bersagli, partendo non dal vertice ma dal livello medio. Ed è fortemente probabile che nella fase attuale questo modello sia impiegato anche contro l'Is''.

Per il presidente del CeSi, ''l'eventuale morte di Abu Bakr al Baghdadi sarebbe un colpo devastante per l'Is. Lui ne è la colonna portante, e in un determinato mondo i simboli hanno un peso decisamente superiore rispetto a quello che noi percepiamo in Occidente. Non è sempre vero che morto un papa se ne fa un altro, perché non tutti hanno lo stesso peso e valore. Rimane il punto vero: la campagna militare sta certamente dando dei frutti ma la soluzione è politica''.

''Finché non si riuscirà a mettere al tavolo le varie realtà sunnite, sciite, curde, e delle minoranze in Iraq, su un progetto comune di pace -avverte l'esperto di geopolitica- si creerà soltanto un vuoto che l'esercito iracheno in questo momento non è sicuramente in grado di riempire, anche perché non è ancora percepito dalla gente come un esercito nazionale''.

Nell'ipotesi di eliminazione del Califfo, chi porterebbe avanti la bandiera nera dell'Is? ''Bisognerebbe vedere quanto sono stati precisi gli 'strike' americani -fa notare Margelletti- e quanto hanno fatto male ai quadri intermedi. E bisognerà vedere se chi prenderà eventualmente il posto di al Baghdadi sarà più 'iraqcentrico', come è stato il Califfo, o 'sirianocentrico'. Quello che tuttavia è evidente è che si sta spingendo l'acceleratore sulla campagna militare''.

Quanto alle minacce per l'Europa, ''il vero rischio -mette in evidenza il presidente del CeSi- non sono tanto i 'foreign fighters' di ritorno, ovvero quelli che hanno combattuto in quegli scenari e poi rientrano nei Paesi d'origine, ma è uno scenario più simile a quello che abbiamo visto in Canada: cittadini di una Nazione che escono di casa, prendono la macchina e vanno ad investire altre persone. Oppure utilizzano coltelli, o comunque armi comuni, quali strumenti per generare terrore: queste sono persone che vivono il loro delirio in maniera autonoma magari anche senza alcun tipo di contatto con cellule terroristiche centralizzate''. E questi 'lupi solitari' sono ''praticamente impossibili da fermare''.

In questa partita globale, rimarca Margelletti, ''il ruolo dell'Intelligence più che con le informazioni ha a che vedere con la comprensione dei fatti e degli scenari, con la reale posta in gioco: se i Servizi saranno in grado di far comprendere ai decisori qual è la tipologia di minaccia, probabilmente -ed è l'auspicio di tutti- i decisori saranno in grado di prendere le decisioni politiche migliori per ridurre sensibilmente il rischio del terrorismo''.



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