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Cameron, il leader che ha condotto i Tories fuori dall'era Thatcher

E' stato il premier più giovane degli ultimi due secoli, oggi il nuovo incarico

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Cameron, il leader che ha condotto i Tories fuori dall'era Thatcher

Il premier britannico David Cameron e la moglie Samantha posano per i fotografi davanti al Numero 10 di Downing Street (Foto Afp)

Quando nel 2010 fece per la prima volta il suo ingresso al Numero 10 di Downing Street, David Cameron divenne a 43 anni il più giovane primo ministro britannico degli ultimi due secoli (198 anni, per la precisione). Non solo, era il primo leader conservatore ad emergere dal lungo cono d'ombra imposto sul partito dall'ingombrante eredità di Margaret Thatcher. Il successore della 'Lady di Ferro', John Major, era considerato ancora un prodotto dell'era thatcheriana.


Cameron ha invece tentato di distanziare se stesso e i Tories da quell'esperienza, non solo nello stile - non intende andare avanti 'ad oltranza' ed ha annunciato che non si presenterà per un terzo mandato, a differenza di quanto ostinatamente fatto dalla Thatcher - ma nella ispirazione della sua politica. La sua idea di "Big society", uno dei punti del suo manifesto politico nel 2010, che assegnava un ruolo fondamentale alla società civile nel suo insieme per la crescita collettiva, o il richiamo ad un "conservatorismo moderno e compassionevole", sono in un certo senso l'antitesi del celebre assunto della Thatcher, per la quale "la società non esiste".

Eppure, l'inizio della sua carriera nei Tories, quando dopo gli studi a Eaton e ad Oxford entrò nel Centro studi dei conservatori, coincise con gli ultimi due anni di governo della Baronessa. E, come confessò in seguito, furono due anni vissuti nel timore che la Thatcher lo chiamasse per contestargli le statistiche che venivano prodotte dal suo dipartimento.

L'ascesa di Cameron alla guida dei Conservatori e poi del governo fu abbastanza rapida. Dopo un primo tentativo nel 1997, fallito, di entrare alla Camera dei Comuni come deputato del collegio di Stafford, Cameron riuscì al secondo tentativo, nel 2001, nel collegio di Witney. Nel 2005, dopo appena quattro anni, per lo più vissuti come 'backbencher', quello che in Italia si direbbe un 'peone', e solamente sette mesi da ministro ombra, divenne il nuovo leader dei Conservatori.

Nel discorso che gli valse la leadership contro il rivale Kenneth Clarke, pronunciò la parola "cambiamento" ben 11 volte. Cinque anni dopo, era primo ministro. Ed una delle cose delle quali continua a dirsi "molto fiero" è la legalizzazione del matrimoni gay. Spesso, anche all'interno del suo partito, gli sono stati rinfacciati i suoi studi a Eaton e le sue origini da 'ragazzo viziato'. Cameron ha sempre replicato sostenendo che un politico "deve essere giudicato per dove vuole andare, non per il luogo dal quale proviene".

La disastrosa situazione dei conti pubblici ereditata nel 2010 dal precedente governo, accompagnata alla recessione dovuta alla crisi globale, non gli hanno finora consentito di realizzare il suo programma di "Big society". Una inflessibile austerità a discapito dei servizi pubblici e il crescente divario tra ricchi e poveri, nonostante il lusinghiero record sull'occupazione, sono le cose che con maggiore insistenza gli sono state rinfacciate durante la campagna elettorale. Oltre, naturalmente, all'annunciato referendum sulla permanenza di Londra nella Ue, da tenersi entro il 2017, che rischia di alimentare pericolose incertezze, sia in patria che a livello continentale.

Sposato dal 1996 con Samantha, Cameron ha tre figli: Elwen, Nancy e Florence. Quest'ultima, è cresciuta nell'appartamento al Numero 10 di Downing Street e suo padre, si racconta, ogni tanto si allontana dal suo ufficio al piano di sotto per prenderla in braccio e coccolarla un po'. "Per me, la famiglia, gli amici e la casa sono le cose più importanti della mia vita -confessò una volta Cameron- Se la politica dovesse interferire troppo con loro, lascerei perdere". Probabilmente, come scrisse una volta il Telegraph, l'influenza più importante sulla politica di Cameron viene proprio da un membro della sua famiglia, il primo figlio Ivan, affetto da paralisi cerebrale e da grave epilessia, morto nel 2009 all'età di sei anni. Un "ragazzo meraviglioso", disse di lui il padre, "con occhi pieni d'amore".

Tempo fa, durante un intervento pubblico, Cameron fece ricorso al ricordo del figlio per respingere le accuse di chi gli contestava di voler demolire con i suoi tagli la sanità pubblica. Per lui, disse, la difesa del National Health Service era una questione "personale" perché sapeva cosa voleva dire andare in ospedale "ogni notte" con un bambino in braccio, consapevole che il personale lo "avrebbe amato come se fosse stato un figlio loro".

Ora, come ha annunciato davanti al portone di Downing Street dopo la clamorosa vittoria elettorale - "la vittoria più dolce di tutte" - ed aver ricevuto un nuovo incarico dalla regina Elisabetta, Cameron formerà un governo di maggioranza per "realizzare qualcosa di speciale" per la Gran Bretagna. Per il momento, in attesa che si realizzi il progetto della Big Society, ha già ottenuto il risultato di 'decapitare' i tre maggiori partiti nazionali. I Laburisti, i Libdem e l'Ukip, da stamattina si trovano senza i rispettivi leader Ed Miliband, Nick Clegg e Nigel Farage, tutti dimissionari di fronte all'ondata conservatrice che ha spazzato via in una notte i sondaggi e le previsioni della vigilia elettorale.



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