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Brexit, Farage all'attacco contro Cameron: "Non vuole che i britannici sappiano la verità"

ESTERI

Il primo ministro britannico David Cameron non ha voluto incontrare oggi i capigruppo del Parlamento Europeo perché "non vuole" che "il popolo" del Regno Unito sappia la "verità", cioè che l'accordo che probabilmente verrà prodotto dal Consiglio Europeo, che inizierà dopodomani a Bruxelles, potrà essere modificato dall'Europarlamento dopo che gli elettori avranno votato al referendum sulla Brexit. E' l'attacco di Nigel Farage, europarlamentare e leader dello Ukip, il partito portabandiera degli euroscettici britannici, che stamani a Bruxelles Cameron ha evitato di incontrare, annullando il previsto meeting con i capigruppo.

Ecco il testo tradotto

R: Il premier britannico David Cameron "non ha paura di me, ma ha paura che io veda cosa dicono i capigruppo in un incontro ufficiale. Perché, se io poi torno a Londra venerdì e vado in giro a raccontare che 'in effetti, ragazzi, stavo nella stanza e i leader dei grandi gruppi hanno detto che porranno il veto, se vincerà il referendum', allora lui si troverà in una posizione molto debole. E' per questo che non ha voluto l'incontro" con i capigruppo dell'Europarlamento.

D: Pensa che Cameron abbia altre richieste o che sia soddisfatto con quanto chiesto finora?

R: "Beh, non è che abbia chiesto molto all'Ue, fin dall'inizio, o sbaglio? Sta ottenendo molto poco e non deve permettere che i britannici sappiano che l'accordo potrà subire il veto del Parlamento Europeo. Questa è l'evidente verità che Cameron non vuole che esca da qui".

D: Pensa che sia il momento giusto per affrontare il tema della Brexit, ora che affrontiamo una gravissima crisi, quella dei rifugiati?

R: "Oh, certo che affrontiamo la più grande crisi dei rifugiati che si sia mai vista, a causa delle politiche fallimentari del signor Juncker, rafforzate dalla signora Merkel, che penso abbia preso la decisione più sbagliata che sia mai stata assunta da un leader europeo nel Dopoguerra. Penso che questo sia il momento perfetto perché il popolo britannico decida se dobbiamo avere il controllo dei nostri confini oppure no".

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