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Migranti, Letta sprona l'Ue: "Dimostri di essere utile"

L'ex premier a Bruxelles, le soluzioni nazionali sono inefficaci

ESTERI
Migranti, Letta sprona l'Ue: Dimostri di essere utile

Enrico Letta durante un'assemblea del Pd (Fotogramma)

Ora che "la politica è diventata più importante dell'economia" nel dibattito politico europeo, la gestione dei flussi di migranti "è il punto chiave" su cui concentrarsi. A sottolinearlo è Enrico Letta, presidente dell'Istituto Jacques Delors, think tank già presieduto da Tommaso Padoa-Schioppa. I migranti, che sono stati "il problema" degli ultimi due anni, possono diventare "l'opportunità" da cogliere per l'Unione Europea, perché "è molto facile da capire", e quindi da spiegare all'opinione pubblica, che, davanti a "un milione di rifugiati in giro per il Mediterraneo", non c'è soluzione "nazionale" che tenga.


Qui l'Ue può "dimostrare ai cittadini" che la sovranità "a livello europeo" è più utile, in questo campo, rispetto a quella nazionale, che può fare ben poco. A patto, beninteso, che faccia di più e che, una volta fatte delle promesse, le mantenga.

Letta, che è anche rettore della Paris School of International Affairs dell'Università SciencesPo di Parigi, è venuto a Bruxelles per presentare un rapporto del Ceps (Centre for European Policy Studies), think tank con sede nella capitale belga, sulla Guardia Europea di Frontiera e Costiera. 

Tra le pareti con mattoni a vista del centro convegni The Egg, ad Anderlecht, un comune nella zona sud della capitale belga, dove si tiene la due giorni 'IdeasLab' organizzata dal Ceps, l'ex presidente del Consiglio partecipa ad un dibattito sulle 'sfide'  poste dalle migrazioni nel Mediterraneo. La politica italiana è lontana: "Ho già detto quello che volevo dire", si schermisce davanti ai tentativi dei cronisti di stuzzicarlo sulla scissione nel Pd, e si autodefinisce "ex uomo politico".

Letta vola alto. L'Europa, dice, "non può continuare così, con il nostro mare principale, il Mediterraneo, che è un 'Mare Mortuum', non più il Mare Nostrum". Le migrazioni "saranno un tema decisivo in questo anno elettorale" in Europa, con le forze populiste date in forte ascesa nei Paesi Bassi e in Francia, e in possibile crescita anche nella prospera Germania. Certo, se la leader del Front National Marine Le Pen vincerà le presidenziali, "l'Europa è finita": ma, se invece all'Eliseo arriverà "un europeista", allora l'Ue può ripartire. E le migrazioni sono un tema "impossibile da mettere ai margini": vanno affrontate, con coraggio. 

Anzitutto, ragiona Letta, il sistema di Dublino, basato sulla regola del Paese di primo ingresso, "non funziona", poiché pone oneri sproporzionati sulle spalle delle nazioni europee di primo ingresso (oggi Italia e Grecia, ma anche la Spagna resta esposta, come si è visto nei giorni scorsi con l'arrivo di centinaia di migranti nell'exclave nordafricana di Ceuta, malgrado l'alta barriera che la circonda). Il sistema in vigore oggi "porta alla crescita della sfiducia reciproca tra gli Stati membri", sottolinea. 

Qualche passo avanti è stato fatto, come il regolamento che istituisce la Guardia Europea di Frontiera e Costiera, che "è una buona notizia", ma "non basta, assolutamente". Serve "la creazione di un Servizio Europeo per le Frontiere e l'Asilo. Un grande gruppo di persone che lavorino non per gli Stati membri, ma per l'Ue, con regole, poteri, risorse e con la possibilità di lavorare con Paesi terzi in modo efficace".

L'Unione Europea, continua l'ex premier, sembra avere, davanti al fenomeno delle migrazioni, "una reazione simile a quelle che le istituzioni comunitarie ebbero nel 2009-10, all'inizio della crisi finanziaria". Anche allora si videro "molti annunci", con un livello "molto basso" di implementazione dei medesimi. Il punto chiave "è riportare i cittadini ad avere fiducia nell'Ue, mostrando che tutte le decisioni che prendiamo vengono applicate, e che non sono solo parole".

Oggi come ieri la reazione dell'Europa è "troppo basata sulla buona volontà degli Stati membri", osserva Letta. Le regole di Dublino sono "il problema principale" e quindi "dobbiamo superarle". Occorre "trattare tutte le materie sull'asilo da una parte e sul soccorso in mare dall'altra parte. Altrimenti sarà impossibile trovare soluzioni concrete ed evitare altre morti". Sarebbe utile anche avere "un sistema di incentivi finanziari" per i Paesi che accolgono rifugiati in eccesso rispetto alle rispettive quote. 

Letta è rimasto "impressionato da come il Portogallo (che si è impegnato ad accogliere più rifugiati nel programma Ue di ricollocamenti rispetto alla ricca Olanda, ndr) stia affrontando il tema dei rifugiati, considerandoli come un'opportunità". Oggi, il cuore delle campagne elettorali sono  temi "politici", come "la sicurezza collettiva e il controllo dei confini". E su questo l'Unione Europea deve dimostrare ai cittadini europei di "essere utile", affrontando il problema delle migrazioni. "Penso - dice - che sia una questione che può cambiare il 'mood' nell'Ue e, se vinciamo questa battaglia, possiamo dimostrare ai cittadini che l'Ue è utile. E' il punto chiave oggi nel dibattito politico".

Certo, serve solidarietà. E non solo nei confronti di Italia e Grecia: "L'anno scorso - osserva Letta - abbiamo avuto la possibilità di riequilibrare la situazione", quando la Germania ha aperto le porte ai rifugiati siriani, con una decisione che ha avuto un costo politico per la cancelliera Angela Merkel. "Avremmo potuto, come europei, mostrare concreta solidarietà alla Germania sui rifugiati: vi diamo solidarietà, perché ve la chiediamo in altri campi. La mancanza di solidarietà nei confronti della Germania", che si è fatta carico da sola di quasi 900mila domande di asilo nel 2015, "è stato uno degli errori peggiori che gli altri Paesi europei hanno deciso di fare". 

Invece, ragiona Letta, "bisognava mostrare ai tedeschi che l'Ue è utile: 'Non siete soli' come a volte, quando discutiamo di temi finanziari e di euro, sembrano pensare di essere". La solidarietà "è un pilastro dell'Ue" e "significa che ogni tanto dai, ogni tanto ricevi". 

L'ex premier invita tutti, politici e mass media, a distinguere, a usare le parole giuste: "Se continuiamo a mischiare i migranti per ragioni economiche con i rifugiati, sarà impossibile avere qualsiasi soluzione al problema - sottolinea - è un punto chiave, ma raramente viene applicato: nella discussione politica come nella comunicazione, tutto viene mescolato. E, se confondi questi punti, perdi la soluzione".

Le soluzioni, per due "soggetti che sono soggetti diversi", devono essere "diverse, per molte ragioni, politiche ma anche legali: le nostre Costituzioni ci obbligano a dare protezione" internazionale a chi ne ha diritto, rimarca l'ex presidente del Consiglio. 

E ammonisce: "Se non riusciamo a separare queste due cose, allora sarà impossibile risolvere il problema. Quando discutiamo di rifugiati, non si possono mettere in mezzo argomenti demografici. Dobbiamo considerare la demografia con i migranti per ragioni economiche, ma non possiamo avere alcuna condizionalità per i rifugiati. Questa è la cosa più importante, dopo due anni di confusione in Europa sull'argomento".

Non solo: serve solidarietà con l'Italia e con la Grecia. Qui l'homo politicus torna a prevalere sullo studioso: "Il punto chiave - ragiona Letta - è che è impossibile trovare una soluzione" sui ricollocamenti dei rifugiati negli altri Paesi Ue "senza creare un collegamento con altri dossier europei. E' impossibile trovare una soluzione sulla riforma di Dublino limitandosi a focalizzarsi su questo dossier: bisogna creare connessioni e, con i Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, i più riluttanti ad accogliere rifugiati, ndr), fare un accordo legandolo ad altri dossier".

Infine, l'ex presidente del Consiglio si toglie un sassolino dalla scarpa. Interrompere l'operazione Mare Nostrum, dice, è stato "un errore". L'operazione decisa dal governo Letta nel 2013 e durata un anno, costantemente criticata da destra e centrodestra (un deputato leghista, solo per fare un esempio, disse che la Marina Militare veniva usata come "catering dei clandestini", accusando il governo di "sommergere il Paese" di immigrati irregolari), venne sostituita nell'ottobre del 2014 dall'operazione europea Triton

Mare Nostrum, ha detto l'ex presidente del Consiglio, in carica dall'aprile 2013 al febbraio 2014 e sostituito da Matteo Renzi fino al dicembre scorso, "è stata accusata di tutte le nefandezze, ma è stata, oltre ad una operazione di grande dignità, anche un'operazione che, controllando il Mediterraneo è stata in grado di bloccare molti trafficanti, di coglierli in flagrante, avere le prove documentali e portarli in carcere. Quindi, alla fine, il controllo del mare per salvare le persone serve anche per combattere i trafficanti". 

"Di questo io sono sempre stato convinto - ha continuato Letta - Mare Nostrum è stato fatto anche per questo e quindi questa favola per cui Mare Nostrum ha avuto un effetto attrattivo non è vera. I fatti dimostrano il contrario perché poi non è che quando Mare Nostrum è stata interrotta si sono interrotti i flussi di migranti. Anzi, sono molto aumentati, quindi - ha concluso - è semplicemente una favola, per strumentalizzazioni politiche e mediatiche che non hanno significato". A porre fine all'operazione Mare Nostrum voluta da Enrico Letta per soccorrere i migranti fu il governo guidato da Matteo Renzi, nell'ottobre 2014, dopo mesi di critiche da parte delle forze di centrodestra.



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