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Licenziato McCabe, ex numero due dell'Fbi

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Licenziato McCabe, ex numero due dell'Fbi

Al centro, l'ex numero due dell'Fbi, Andrew McCabe (Afp)

Il ministro della Giustizia americano Jeff Sessions ha licenziato l'ex numero due dell'Fbi, Andrew McCabe. Il provvedimento è giunto 24 ore prima del pensionamento dell'alto funzionario, che già si era dimesso da vice direttore in gennaio, ma era ancora impiegato del Federal Bureau.


McCabe "ha fatto rivelazioni non autorizzate ai media e ha mancato di sincerità in diverse occasioni, anche sotto giuramento", ha detto Sessions, in dichiarazioni riportate dal Washington Post, primo quotidiano a diffondere la notizia. Il licenziamento, ha aggiunto Sessions, è stato deciso dopo "un'indagine ampia e giusta" condotta dal dipartimento di Giustizia, su raccomandazione dell'Ufficio per la responsabilità professionale dell'Fbi.

McCabe ha brevemente guidato l'Fbi l'anno scorso, quando il presidente americano Donald Trump licenziò bruscamente il direttore del Bureau, James Comey. Successivamente Trump attaccò più volte McCabe in pubblico, accusandolo di parteggiare per la sua rivale democratica Hillary Clinton. In particolare, il presidente prese di mira le donazioni versate da sostenitori dell'ex segretario di Stato alla moglie di McCabe per la campagna elettorale a senatore della Virginia nel 2015. Quando in gennaio McCabe si dimise dall'incarico di fronte alle pressioni, Trump attaccò su Twitter la sua decisione di rimanere al Bureau altri 90 giorni fino al maturamento della pensione.

"ATTACCANO ME PER MINARE INDAGINI MUELLER SU RUSSIAGATE" - McCabe considera il suo licenziamento come un tentativo di screditare l'indagine del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. "L'idea che io sia stato disonesto è semplicemente sbagliata. Fa parte di uno sforzo per screditarmi come testimone", ha dichiarato al New York Times. "Il vero danno viene inflitto all'Fbi, alle forze dell'ordine e al procuratore speciale", ha aggiunto McCabe, considerato un potenziale testimone nell'indagine di Mueller sulle interferenze russe nelle elezioni americane.

McCabe è stato silurato a 24 ore dalla pensione: domani, nel giorno del suo 50esimo compleanno, avrebbe potuto ritirarsi con pieni benefici che ora, a causa del licenziamento, rischiano di essere ridotti. "Questo attacco alla mia credibilità fa parte di uno sforzo più ampio per colpire non solo me ma per danneggiare l'Fbi, chi deve far rispettare la legge e più in generale i membri dell'intelligence", ha affermato in una lunga nota.

"Fa parte della guerra di amministrazione contro l'Fbi e contro l'indagine del procuratore speciale, che continua tuttora. La loro insistenza in questa campagna non fa altro che evidenziare l'importanza del lavoro del procuratore speciale".

Il provvedimento, secondo la ricostruzione della Cnn, è maturato dopo un'inchiesta interna condotta da Michael Horowitz, ispettore generale del Dipartimento di Giustizia. McCabe avrebbe mentito agli investigatori federali nella gestione dei rapporti e delle comunicazioni con il Wall Street Journal che avrebbero riguardato l'inchiesta sulla Clinton Foundation. La relazione di Horowitz è stata trasmessa all'Office of Professional Responsibility dell'Fbi che ha raccomandato il licenziamento.

"Ecco come stanno le cose - ha ribattuto McCabe -: sono stato preso di mira e trattato in questo modo a causa del ruolo che ho ricoperto, delle azioni che ho intrapreso e degli eventi a cui ho assistito in seguito al licenziamento di James Comey".

"L'attenzione dell'ispettore generale nei miei confronti e questo rapporto sono diventati parte di uno sforzo senza precedenti dell'amministrazione, guidata dallo stesso Presidente, per allontanarmi dalla mia posizione, distruggere la mia reputazione e possibilmente privarmi di una pensione a cui ho lavorato per 21 anni. L'affrettata consegna del rapporto e le azioni punitive adottate successivamente hanno senso solo se visti attraverso questo obiettivo", ha aggiunto l'ormai ex agente, che nega di aver mentito agli investigatori.

"Durante le inchieste, ho risposto alle domande dicendo la verità e in modo accurato per quanto mi fosse possibile nel caos che mi circondava. Quando ho pensato che le mie risposte fossero state fraintese, ho contattato gli investigatori per correggerle", ha affermato. "Vedere che la mia carriera finisce in questo modo ed essere accusato di aver mentito, quando nella peggiore delle ipotesi ero distratto mentre ero in mezzo ad eventi caotici, è incredibilmente deludente e ingiusto", ha detto ancora.

Secondo quanto riferisce la Cnn, Andrew McCabe ha conservato dei memo sugli incontri avuti a maggio dello scorso anno con Trump. Non è chiaro cosa sia riportato nei memo, che farebbero riferimento agli incontri avvenuti dopo il licenziamento di Comey.

LEGALE TRUMP: "ORA STOP INCHIESTA SU RUSSIAGATE" - E' ora di far calare il sipario sull'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller. John Dowd, legale del presidente Donald Trump, esce allo scoperto con una nota inviata alle emittenti televisive americane poche ore dopo il licenziamento di McCabe. "Auspico che il viceministro della Giustizia, Rod Rosenstein, segua il brillante e coraggioso esempio dell'Ufficio per la responsabilità professionale dell'Fbi e dell'attorney general Jeff Sessions - scrive Dowd - e ponga fine all'indagine sulla presunta collusione con la Russia fabbricata dal capo di McCabe, James Comey (ex direttore dell'Fbi, ndr), e basata su un dossier fraudolento e corrotto". Secondo l'avvocato, bisogna "semplicemente farlo sulla base delle recenti rivelazioni".

La nota di Dowd potrebbe rappresentare una decisa virata nella strategia legale del presidente degli Stati Uniti. I legali e i portavoce di Trump, negli ultimi mesi, hanno mostrato disponibilità a collaborare con l'inchiesta, come evidenzia il Washington Post. La Casa Bianca ha risposto alle richieste degli inquirenti relative a determinati documenti, mentre alcuni membri dell'amministrazione sono stati ascoltati dagli investigatori del team di Mueller.

Il procuratore speciale, come anticipato due giorni fa dal New York Times, ha chiesto alla Trump Organization di consegnare documenti, compresi alcuni relativi alla Russia. Il provvedimento è il primo con cui Mueller chiede documenti direttamente collegati alle attività imprenditoriali del presidente. La richiesta sarebbe stata inoltrata "nelle ultime settimane", secondo il quotidiano. L'atto sembra indicare che l'indagine miri ad appurare l'eventuale presenza di denaro proveniente dall'estero nei finanziamenti dell'attività politica di Trump.



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