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Il mistero del diplomatico nordcoreano

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Il mistero del diplomatico nordcoreano

(Afp)

Doveva terminare il 20 novembre scorso l'incarico di Jo Song-gil, l'ambasciatore della Corea del Nord a Roma che ha disertato chiedendo asilo in un "imprecisato Paese occidentale". E ora è mistero sulla sua scomparsa. Nessuno sa dove sia finito il diplomatico, che ha fatto perdere le sue tracce, assieme alla sua famiglia autorizzata a viaggiare con lui. Alla Farnesina "non risulta una richiesta di asilo" all'Italia di Jo Song-gil, hanno detto all'Adnkronos fonti del ministero degli Esteri alle quali "risulta solo una richiesta di avvicendamento alla guida dell'ambasciata, cosa poi avvenuta".


Secondo quanto riferito dall'agenzia sudcoreana Yonhap, la nomina a "incaricato d’affari" era stata fatta nell'ottobre 2017, dopo che l'Italia aveva espulso l'ambasciatore Mun Jong-nam in segno di protesta contro un test nucleare della Corea del Nord avvenuto un mese prima. Il diplomatico, stando al parlamentare di Seul Kim Min-ki "è fuggito dall'ambasciata ai primi di novembre".

Jo Song-gil non è tuttavia l'unico rappresentante della Corea del Nord ad aver fatto perdere le proprie tracce. E con lui, l'elenco dei disertori che provano a tagliare i ponti col regno eremita, rischia di allungarsi. La vicenda di Jo Song-gil riporta sotto i riflettori il tema dei 'defectors' che provano ad abbandonare il regime di Kim Jong-un.

Per trovare un altro nome eccellente nella lista dei disertori bisogna tornare al 2016 e al caso che coinvolse Thae Yong-ho, numero 2 della diplomazia nordcoreana in Gran Bretagna, che cercò rifugio in Corea del Sud in aperto dissenso con il regime. La fuga di Jo Song-gil sarebbe un duro colpo, soprattutto a livello di immagine, per il 'nuovo' Kim. Il leader nordcoreano, grazie in particolare alla sponda offerta da Donald Trump, sta cercando di traghettare il paese fuori dall'angolo dell'isolamento.

La diserzione di un diplomatico, anche se formalmente non un 'peso massimo', avrebbe evidenti ripercussioni e finirebbe per offuscare i progressi compiuti. E' utile fare riferimento, in questo quadro, ai dati diffusi dal ministero sudcoreano dell'Unificazione. Le diserzioni, che hanno coinvolto spesso militari, sono progressivamente diminuite dal 2011, anno in cui Kim Jong-un è salito al potere. All'epoca, varcarono il confine 2707 persone, 1911 donne e 795 uomini. Nel 2012 la cifra è scesa a 1502 ed è rimasta sostanzialmente stabile nel 2013 (1514) prima di calare ulteriormente nel biennio successivo (1397 e 1275).



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