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"Su Venezuela Italia in linea con Ue"

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Su Venezuela Italia in linea con Ue

(Afp)

Mentre Juan Guaidò lancia un appello all'Italia "a fare la cosa giusta", Palazzo Chigi sottolinea di essere in linea con la decisione dell'Unione Europea di indire nuove elezioni presidenziali in Venezuela. "L'Italia non ha mai riconosciuto le elezioni presidenziali che si sono tenute nel maggio 2018 e ribadisce la necessità di indire quanto prima nuove elezioni presidenziali" in Venezuela, si legge in una nota della presidenza del Consiglio, che rende noto come il Belpaese sia "in linea con la dichiarazione adottata dall'Alto Rappresentante Ue a nome dei 28 Paesi membri il 26 gennaio scorso" ribadendo "la sua massima preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Venezuela".


"L'Italia - prosegue la nota - in qualità di membro del Gruppo di Contatto istituito in occasione della Riunione dei Ministri degli Esteri dell'Unione Europea a Bucarest è a favore di ogni iniziativa diplomatica che favorisca un sollecito, trasparente e pacifico percorso democratico ed eviti lo stallo nel Paese nel primario interesse di tutto il popolo venezuelano e della numerosa comunità italiana che vi risiede e auspica infine che ogni sforzo collettivo sia mirato a non alimentare le divisioni interne al Paese e nell'ambito della Comunità internazionale".

All'indomani del voto al Parlamento europeo che lo ha riconosciuto, con una risoluzione non legislativa, come legittimo presidente ad interim del Venezuela, il leader dell'Assemblea nazionale Guaidò ha rilasciato un'intervista al Tg2 lanciando un invito all'Italia "a fare la cosa giusta". Nell'intervista Guaidò ha sottolineato che "Maduro ha perso il controllo del Paese e la popolazione sta soffrendo", ricordando che "il 90% della popolazione vuole il cambiamento e scommette sulla democrazia". Quindi ha parlato di "70 giovani assassinati in una settimana dal Faes (le forze speciali di polizia) e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini". Poi, rispondendo a una domanda riguardo alle dichiarazioni del sottosegretario Manlio Di Stefano, che ha avvisato sul rischio di fare in Venezuela lo stesso errore fatto in Libia, Guaidò ha tagliato corto spiegando che "in Venezuela non è possibile una nuova Libia", invitando "il sottosegretario a informarsi su quello che sta succedendo adesso" nel Paese. I Cinquestelle, dal canto loro, tirano dritti: "Noi non vogliamo arrivare al punto di riconoscere un soggetto che non è stato votato dal popolo come presidente", ha detto Luigi Di Maio. Linea ribadita anche dal sottosegretario Di Stefano. "Non è un dialogo a due" ha detto all'Adnkronos.

LA RICOSTRUZIONE - L'Italia ieri ha respinto nell'ambito dell'Unione Europea una proposta di compromesso, avanzata dalla Svezia, per un riconoscimento implicito di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela fino a nuove elezioni. Lo afferma l'agenzia Europa Press, sulla base di informazioni fornite da una fonte diplomatica europea. Gli stati membri dell'Ue, prosegue Europa Press, continuano ad essere divisi su un riconoscimento esplicito dell'autoproclamato presidente ad interim, sia per motivi legali che per motivi politici. "Chiaramente c'è un numero di stati membri che hanno riserve e non sono disposti a riconoscere Guaidò come presidente ad interim", spiegano all'agenzia fonti al corrente delle discussioni tenute ieri a Bucarest. Spagna, Francia, Regno Unito e Germania dovrebbero riconoscere Guaidò a partire da lunedì, quando scadrà il termine di 8 giorni indicato dai Paesi per la convocazione di nuove elezioni da parte di Nicolas Maduro. Portogallo, Polonia, Belgio e Paesi Bassi si sarebbero allineati all''ultimatum'. A riconoscere Guaidò potrebbero essere anche Danimarca e Repubblica Ceca. Oltre all'Italia, a dire no al riconoscimento esplicito sarebbero anche Austria, Grecia, Cipro e Slovacchia. Il Lussemburgo, invece, ha evidenziato la necessità di valutare "le conseguenze giuridiche" dell'atto. La Svezia, invece, si atterrebbe al principio secondo cui "si riconoscono gli stati, non le personalità".

PRESIDENTE COLOMBIA, A DITTATURA POCHISSIMO TEMPO - "Alla dittatura del Venezuela restano pochissime ore, perché c'è un nuovo regime istituzionale che si sta creando grazie al lavoro svolto dalla Colombia con altri Paesi". Sono le parole del presidente colombiano Ivan Duque, riportate dall'edizione online del quotidiano El Tiempo.



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