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Venezuela, Trump: "Intervento militare è un'opzione"

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Venezuela, Trump: Intervento militare è un'opzione

(Afp)

L'uso della forza in Venezuela "è un'opzione". Lo ha detto Donald Trump intervistato oggi a 'Face The Nation', sulla Cbs, rispondendo ad una domanda su che cosa potrebbe spingere gli Stati Uniti, per tutelare i propri interessi nazionali, ad intervenire militarmente in Venezuela. "Questo non lo voglio dire", ha affermato il presidente aggiungendo che l'intervento militare "è certamente un'opzione". Trump ha rivelato di aver ricevuto, e rifiutato, una richiesta di incontro da parte del presidente venezuelano Nicolas Maduro. "A quel tempo ho deciso di dire di 'no' per le tante cose orribili che succedono in quel Paese", ha detto il presidente, spiegando perché "alcuni mesi fa" non ha voluto incontrare il presidente venezuelano. "Quello era uno dei Paesi più ricchi di quella parte del mondo che è una parte molto importante - ha poi aggiunto - ed ora vedi la povertà, l'angoscia, il crimine e vedi che succedono tutte queste cose". "Così, credo che si sta avviando un processo", ha aggiunto parlando della situazione attuale e delle "proteste veramente grandi e straordinarie". Il 23 gennaio scorso gli Stati Uniti hanno riconosciuto Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela.


MADURO: PRONTI A DIFESA DEL PAESE - Maduro evoca il rischio di una guerra civile in Venezuela in un'intervista alla televisione spagnola La Sexta, che sarà trasmessa stasera. "Tutto - avverte il presidente venezuelano - dipende dal grado di follia e aggressività degli imperialisti del nord (gli Stati Uniti) e dei loro alleati occidentali". "Noi semplicemente viviamo nel nostro Paese - afferma Maduro, nell'intervista che è stata registrata due giorni fa - e chiediamo che nessuno intervenga nei nostri affari interni. Ci stiamo preparando a difendere il nostro Paese". Nelle fabbriche, nelle università e in altri luoghi c'è gente pronta a combattere, minaccia il presidente venezuelano. E al giornalista, Jordi Evole, che gli dice, "mi fa paura quello che sta dicendo", Maduro replica: "Veramente? A me no". Poi, sull'ultimatum lanciato da alcuni Paesi europei, che potrebbero riconoscere Juan Guadò come legittimo presidente se entro mezzanotte non avrà convocato nuove elezioni, Maduro ribadisce ancora: "Non accettiamo ultimatum da nessuno".

Maduro, che è tornato a denunciare "il fallito golpe" degli americani, lancia inoltre un nuovo appello rivolto ai militari: bisogna "evitare che il Venezuela si trasformi in una stella della bandiera gringa". "Noi siamo all'altezza del momento storico che dobbiamo vivere - dice - Oggi si decide il futuro del Venezuela, se il Venezuela si trasformerà in una stella della bandiera gringa o se continuerà a sventolare il suo tricolore con le sue otto stelle libere e sovrane". Poi, ha citato la manifestazione di ieri dell'autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò, in un raro riferimento alle proteste dell'opposizione: "Avete visto ieri i golpisti fallisti con la bandiera gringa, non la nascondono neanche. Vogliono consegnare il nostro Paese a pezzi all'impero gringo e agli oligarchi locali. Vogliono smembrare il Venezuela, culla della libertà e della dignità latinoamericana".

GUAIDÒ APRE ALLA CINA - Juan Guaidò apre alla Cina, uno dei Paesi più vicini al regime di Nicolas Maduro. In un'intervista via mail al 'South China Morning Post', il presidente ad interim del Venezuela ha detto: "Siamo pronti ad avviare una relazione costruttiva ed un dialogo con la Cina al più presto possibile". Maduro, ha sottolineato Guaidò, secondo cui Pechino ha "un potenziale straordinario" per aiutare a ricostruire l'economia del suo Paese, "è sempre più isolato e sta agendo da solo". La Cina, ha scandito il presidente ad interim, "è un attore globale fondamentale, con il quale vorremmo rilanciare la nostra relazione". Due giorni fa, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, parlando della situazione in Venezuela, aveva chiarito: "Indipendentemente da come la situazione evolverà, la cooperazione tra Cina e Venezuela non sarà indebolita". Parole che sembravano lasciar intendere una presa di distanza di Pechino da Maduro.

IL PRESSING DI PARIGI - "L'elezione di Maduro è stata una farsa. Se entro questa notte non si impegna a convocare elezioni presidenziali, considereremo Guaidò come presidente legittimo del Venezuela". Così la ministra francese per gli Affari Europei, Nathalie Loiseau, ha ribadito, parlando ad Rtl, l'intenzione di Parigi di mantenere l'ultimatum dato a Nicolas Maduro quando, sabato scorso, insieme a Germania e Regno Unito, ha detto che avrebbe riconosciuto il leader dell'opposizione come presidente ad interim. Maduro ha già rifiutato l'idea di convocare elezioni presidenziali, ma ieri si è detto pronto a convocare nuove elezioni parlamentari. "Facciamo le elezioni parlamentari, sono d'accordo a legittimare di nuovo il podere legislativo", ha detto durante una manifestazione chavista a Caracas.

GRUPPO DI CONTATTO - La Ue copresiederà con l'Uruguay la prima riunione del Gruppo di contatto sul Venezuela in programma giovedì 7 febbraio a Montevideo, su iniziativa del Messico e dello stesso Uruguay, due tra i Paesi latinoamericani che hanno rifiutato di riconoscere Juan Guaidò come presidente ad interim. Lo hanno annunciato in una nota congiunta l'Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini ed il presidente uruguayano, Tabaré Vázquez, secondo cui Ue e Uruguay "co-organizzano la riunione inaugurale del Gruppo internazionale di contatto sul Venezuela", che sarà a livello ministeriale.



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