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Nordcorea, il mistero del cellulare

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Nordcorea, il mistero del cellulare

(Afp)

di Marco Liconti


Almeno nei primi giorni della loro fuga, Jo Song Gil e la moglie hanno continuato a usare il cellulare che era in dotazione al rappresentante diplomatico di Pyongyang. Lo stesso numero Wind che l'Adnkronos ha tentato di contattare e che un nastro registrato indica ora come "non raggiungibile". Il numero era però raggiungibile il 22 novembre dello scorso anno, quando l'ex senatore di Forza Italia Antonio Razzi, grande amico della Corea del Nord, si sarebbe dovuto incontrare in un ristorante romano, per salutare il diplomatico, al termine della sua missione nella Capitale.

Lo racconta lo stesso Razzi all'Adnkronos. "Avevamo un appuntamento per una cena di arrivederci. Non si presentò e al suo posto venne il nuovo incaricato d'affari, Kim Chon. Non sappiamo dov'è Jo, provi a chiamarlo, mi disse. Io provai e il telefono squillava a vuoto", è la ricostruzione di Razzi.

Jo Song Gil e la moglie, stando alla nota diffusa ieri dalla Farnesina, avevano lasciato l'ambasciata di Viale dell'Esperanto, all'Eur, il 10 novembre, lasciandosi dietro la figlia 17enne. La giovane era poi stata rimpatriata in Corea del Nord per ricongiungersi coi nonni il 14 novembre, secondo la versione ufficiale dell'ambasciata nordcoreana datata 5 dicembre e citata dalla Farnesina. Nel frattempo, sempre secondo la nota della Farnesina che ricostruisce quanto accaduto in quei giorni, il 20 novembre Kim Chon aveva assunto il suo incarico.

Dodici giorni almeno, durante i quali il telefono di Jo Song Gil ha continuato a funzionare e, in teoria, ad essere tracciabile. Mentre il messaggio "non raggiungibile" che si riceve digitando oggi il numero dell'ex rappresentante di Pyongyang a Roma, lascia intendere che Jo si sia ormai disfatto della sim.

Su dove siano ora l'ex diplomatico e la moglie dopo la loro diserzione, Razzi azzarda alcune ipotesi: "Avevano il passaporto diplomatico e potevano andare ovunque. Sicuramente non sono in Italia e sicuramente non negli Stati Uniti, visto che ora c'è un nuovo vertice tra Kim e Trump. Forse in Francia, che è vicina e facile da raggiungere o Inghilterra, perché lui parlava bene inglese".

Una cosa è certa, la fuga di Jo, imparentato con alti esponenti del regime di Pyongyang e per questo autorizzato a portare con sé la famiglia a Roma, ha sorpreso tutti, compreso Razzi. "Ha tradito la fiducia del partito, non me l'aspettavo nemmeno io, perché lui era un comunista convinto. Quando facevo qualche battuta sul regime, lui si risentiva. E io gli dicevo, Jo, ogni tanto un po' di scherzo ci vuole", conclude Razzi.



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