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"Usa non vogliono firma Memorandum Italia-Cina"

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Usa non vogliono firma Memorandum Italia-Cina

(Fotogramma)

Gli Stati Uniti "non vorrebbero che l'Italia firmasse tout court il Memorandum d'intesa con la Cina sulla Via della Seta, non è detto che bastino alcune modifiche al testo". E' quanto dicono all'Adnkronos fonti informate, mentre continua il negoziato sul contenuto del Memorandum che dovrebbe essere firmato la prossima settimana in occasione della visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping. Agli americani, dunque, non basterebbe che venisse rimosso dal testo il riferimento a 'energia, telecomunicazioni e interoperabilità', senza le quali in effetti resterebbe ben poco del contenuto originario. In questa fase, continuano le fonti, gli Stati Uniti guardano "con fastidio a qualunque tipo di accordo che rappresenti un'apertura commerciale alla Cina, permettendole di uscire dall'angolo negoziale" con Washington. Non a caso, da Washington è arrivato un avvertimento anche ai tedeschi sul 5G. Per gli americani, spiegano ancora le fonti, "la firma del Memorandum in quanto tale rappresenta un successo d'immagine per la Cina, consentendo di alleggerire la pressione su Pechino".


In una dichiarazione alla Dpa il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Garrett Marquis, ha detto che "la Cina sembra credere che l'Italia sia economicamente vulnerabile o politicamente manipolabile", per questo spinge perché il governo firmi il Memorandum d'intesa sulla Via della Seta. Premesso che l'Italia resterà "una pietra angolare della Nato" anche se aderirà alla 'Belt and road initiative' (Bri), Marquis ha poi ribadito che gli Stati Uniti "restano comunque seriamente preoccupati che ci potrebbero essere conseguenze per l'interoperabilità dell'Alleanza, in particolare per quanto riguarda le comunicazioni e le infrastrutture critiche usate per sostenere le nostre iniziative militari congiunte". Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale ha infine ricordato che "stiamo consigliando a molti Paesi di essere consapevoli dei rischi posti dal sostegno alla Bri, specialmente quelli che stanno cercando investimenti stranieri diretti".



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