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Chi è l'italiano ucciso in Siria

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Chi è l'italiano ucciso in Siria

Combattenti delle Forze siriane democratiche, immagine di repertorio (Afp)

Lorenzo Orsetti, fiorentino classe 1986, che il sedicente Stato islamico (Is) ha annunciato di aver ucciso durante la battaglia a Baghuz, località della Siria nordorientale, aveva lasciato il lavoro nell'alta ristorazione, dopo 13 anni, per seguire la causa curda. E' stato cameriere, sommelier e cuoco. Secondo quanto si è appreso, Lorenzo Orsetti si sarebbe recato in Siria nella primavera del 2018, tra aprile e maggio. Fino all'agosto del 2017 era dipendente di un ristorante-enoteca a Settignano, sulle colline di Firenze. Dopo si sarebbe licenziato con il nome di battaglia di 'Tekoser' (lottatore) avrebbe preso parte a un corso di addestramento militare tra i curdi.


Orsetti in un'intervista al 'Corriere Fiorentino' l'anno scorso aveva raccontato così la motivazione della sua decisione di partire per la Siria al fianco dei curdi: "Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell'alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L'emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l'ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos ad Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi".

Il 21 dicembre 2018 aveva rilasciato un'intervista a 'Radio Anch'io' su Radio 1 Rai che è stata, poi, pubblicata da Claudio Locatelli, gestore della pagina Facebook 'Il giornalista combattente', lui stesso ex combattente a Ar Raqqa. Nell'intervista Orsetti non offriva dettagli della sua attività di foreign fighter limitandosi a raccontare che prima di Afrin aveva combattuto in alcuni villaggi nei dintorni. "Qui la situazione è quella che è - disse Lorenzo Orsetti nell'intervista - Diciamo che se dovessi tornare in Italia non mi preoccuperei troppo delle conseguenze (legge Alfano punisce i foreign fighters, ndr). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo fino all'ultimo. Un po' perché non c'è nient'altro da fare, un po' perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo". In un'altra intervista radiofonica, Lorenzo Orsetti aveva dichiarato: "Non possiamo sconfiggere l'Isis finché qualcuno continua a finanziarlo".



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