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Xi, il principe rosso diventato imperatore

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Xi, il principe rosso diventato imperatore

Il presidente cinese Xi Jinping (Ipa/Fotogramma)

Atteso a Roma oggi per una visita dove sarà centrale il suo progetto della Nuova via della seta, il presidente cinese Xi Jinping è uno dei leader più potenti della Cina contemporanea, ad un livello che fu solo del fondatore del regime comunista Mao Xedong. A suggellare il consolidamento della sua leadership è stata l'abolizione del limite massimo di due mandati presidenziali, approvata un anno fa, che permetterà al leader 65enne di rimanere al potere per lunghi anni, forse anche a vita.


Già al congresso del partito comunista dell'ottobre 2017, quando Xi è stato riconfermato presidente per un secondo mandato di cinque anni, era stata notata la mancanza di promozioni di giovani leader che avrebbero potuto succedergli. Un altro segnale importante, sempre in ottobre, era stato l'inserimento dei "pensieri" politici di Xi nella costituzione cinese. Un simile onore era stato riservato soltanto a Mao.

Abile e pragmatico, Xi vuole fare della Cina una superpotenza globale combinando il vecchio e il nuovo. E' deciso a mantenere lo stretto controllo del partito comunista sull'intera società cinese, come sanno bene i dissidenti messi a tacere e gli esponenti della minoranza islamica degli uiguri inviati nei campi di rieducazione. Ma allo stesso tempo si presenta come alfiere del libero commercio internazionale e della crescita economica, anche attraverso il suo progetto della Belt and Road Initiative che si riallaccia idealmente all'antica Via della Seta.

Ha rispolverato il nazionalismo e i valori tradizionali, portando avanti il rafforzamento delle forze armate e una aggressiva politica di espansione nelle isole contese del mar meridionale della Cina. E non ha esitato a servirsi della sua popolare campagna anticorruzione per consolidare il suo potere, eliminando avversari e personaggi scomodi. A differenza di Mao, Xi non indulge negli eccessi del culto della personalità, ma il suo nome è citato in continuazione sui media cinesi.

Da quando è diventato segretario generale del partito comunista e presidente della Cina, Xi ha continuato ad accumulare cariche che gli hanno dato un potere estremamente esteso. Guida infatti anche la Commissione militare centrale e il Gruppo di controllo centrale per gli affari esteri ed è Comandante Supremo del centro di comando congiunto dell'esercito. Nell'ottobre 2016 è stato nominato leader "centrale", un titolo che gli ha dato un'autorità indiscussa sul partito.

Il nuovo 'imperatore' della Cina, appartiene alla schiera di quelli che in Cina vengono definiti i principini rossi, i figli dell'elite rivoluzionaria. Suo padre Xi Zhongxun è stato un guerrigliero comunista negli anni trenta e poi vice premier alla fine degli anni ottanta, fra gli artefici della zona economica speciale dello di Shenzhen.

Nato a Pechino nel 1953, il giovane Xi è stato esiliato in campagna fra il 1969 e il 1975, lavorando come contadino nello Shanxi dopo che suo padre era caduto in disgrazia negli anni della Rivoluzione culturale. Ma poi Xi si è fatto strada nel partito comunista, arrivando a diventare segretario della provincia costiera di Zhejiang, dove ha costituito una solida rete di potere.

Nel 2007 è entrato a far parte del Comitato permanente del Politburo, trampolino di lancio che lo ha portato a diventare vice presidente della Repubblica popolare cinese dal 2008 e della Commissione militare centrale dal 2010. Nel novembre 2012 è diventato segretario generale del partito comunista e nel marzo 2013 presidente della Cina. Nella vita privata, nel 1987 Xi ha sposato in seconde nozze la cantante Peng Liyuan. La coppia ha una figlia, Xi Mingze



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