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Notre Dame, il racconto dell'edicolante

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Notre Dame, il racconto dell'edicolante

Nella foto Said, titolare di una bottega di souvenir in Place Saint-Michel

dall'inviato Tommaso Gallavotti


"Sicuro, gli affari vanno meglio oggi: ho venduto molti più giornali". Leroy Fiquet, edicolante di Boulevard du Palais, a due passi dalla cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, si consola guardando al portafogli, dopo che uno dei simboli della capitale francese è stato seriamente danneggiato da un incendio, divampato ieri sera intorno alle 19. "Non ero qui perché chiudo alle 18 - spiega ancora - ho visto tutto in televisione". Gli affari, aggiunge Fiquet, che lavora all'edicola da una "decina d'anni", in questa zona della città in generale "vanno bene".

Ora la zona attorno a Notre-Dame è transennata dalla polizia, che fa passare solo le forze dell'ordine e i giornalisti, confinati in una parte del sagrato per evitare di intralciare i lavori, dopo che l'incendio è stato domato. Dalla navata principale della cattedrale non si leva più fumo e i pompieri sono all'opera, con almeno due gru. 

Said, invece, titolare di una bottega di souvenir in Place Saint-Michel, a pochi passi dalla cattedrale, non ha notato grandi variazioni negli affari: "Non una gran cosa", dice mentre incassa il corrispettivo di una piccola Tour Eiffel in simil ceramica da una ragazza straniera. "Qui passano tantissimi turisti: ogni anno ne vengono 8-10 milioni - sostiene - gli affari vanno bene, tranne che nei weekend: con i Gilets Jaunes i turisti del fine settimana sono diminuiti".



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