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Coronavirus, gli italiani i più diligenti e fiduciosi nel governo

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Coronavirus, gli italiani i più diligenti e fiduciosi nel governo

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Diligenti, rispettosi delle regole e fiduciosi nel governo. Così vengono descritti gli italiani che affrontano l'emergenza coronavirus in un sondaggio condotto da BVA Doxa relativamente alle percezioni, preoccupazioni, opinioni e previsioni dei cittadini in merito alla diffusione del Covid-19. L’indagine focalizzata sulla situazione italiana e quella dei principali paesi europei (Francia, Regno Unito e Germania) si inserisce in un più ampio sondaggio condotto con Gallup International, il network del quale BVA Doxa è socio fondatore, in 26 paesi in tutto il mondo. Le rilevazioni fanno riferimento al periodo 10-19 marzo 2020.


A fronte di una situazione particolarmente difficile e incerta rispetto al resto d’Europa, in Italia si registrano livelli record di fiducia nella capacità del governo di gestire la crisi sanitaria: il 72% degli italiani esprime valutazioni positive sul governo Conte, con qualche punto di differenza tra Nord e Sud (68% al Nord e 77% al Sud; centro 74%). Diversa la situazione degli altri governi europei, che non registrano livelli di fiducia altrettanto importanti: poco più della metà in Regno Unito e in Francia (rispettivamente 59% e 52%) e ancora meno nella Germania di Angela Merkel (addirittura meno della metà, il 47%). Segno che in Europa le misure introdotte siano state in buona parte ritenute tardive o inadatte per gestire efficacemente l’emergenza in corso.

Pur di contenere la pandemia e osservare finalmente una netta inversione del trend dei contagi, quasi la totalità degli italiani, il 93%, è favorevole a rinunciare ad alcuni diritti fondamentali, come per esempio il diritto alla privacy. Un dato estremamente elevato, il più alto in Europa e trasversale e valido su tutte le fasce di età e le aree geografiche incluse nell’analisi. Seppure con percentuali inferiori, anche gli altri paesi europei sono disposti a limitare i diritti fondamentali per reagire alla diffusione del coronavirus: in Francia ha espresso opinione favorevole l’84%, in Regno Unito il 72% e in Germania il 71%. Risultati in linea con il resto del mondo: tre quarti (il 76%) degli intervistati a livello mondiale sono disposti a sacrificare parte dei propri diritti fondamentali se ciò dovesse essere utile a contenere il contagio.

Polarizzata la previsione degli italiani per i prossimi mesi: il 43% ritiene che il peggio debba ancora venire e il 45% è invece più ottimista e ritiene che in breve tempo la situazione mostrerà dei miglioramenti. Il restante 12% si aspetta una situazione invariata. A livello regionale, i più pessimisti sono al Nord-Est, dove il 52% degli intervistati ritiene che non si abbia ancora toccato il fondo (addirittura il 55% in Veneto), mentre nelle regioni del Sud emerge maggiore positività, nonostante il graduale diffondersi del contagio dal Nord al Centro-Sud: solo il 37% guarda al futuro con negatività.

Dopo una prima fase di sottovalutazione del problema, il Regno Unito invece si prepara al peggio: l’82% dei britannici esprime previsioni negative per i prossimi mesi. La percentuale, seppur sempre molto alta, cala in Francia (70%) e in Germania (54%). Ancora più significativo è sottolineare la percentuale di ottimisti nei vari paesi europei: se in Italia il 45% degli intervistati è convinto che il peggio sia ormai alle spalle, in Germania ne è convinto appena il 9%, in Francia il 5% e in UK solo il 3%.

Restare a casa, lavarsi le mani, usare gli igienizzanti. Gli italiani hanno ormai imparato a memoria le regole d’oro per prevenire il contagio. Secondo l’analisi, la totalità dei nostri connazionali ha adottato una o più misure precauzionali. L’arma principale è soprattutto il rimanere a casa: il 93% sta rigorosamente rispettando questa disposizione cruciale per ridurre il trend dei contagi. L’87% indica di lavare frequentemente le mani e il 63% fa uso di igienizzanti. Meno usati, complice anche la scarsa reperibilità, ma comunque ben diffusi sono le mascherine (44%) e i guanti (40%).

Se gli italiani sembrano essere particolarmente diligenti per quanto riguarda la raccomandazione di stare a casa, negli altri paesi la situazione è diversa: in Francia l’85% degli intervistati rimane a casa e in Regno Unito il 71%. Fanalino di coda la Germania, con una percentuale di appena il 43%. L’unico comportamento adottato ovunque e in maniera diffusa è il frequente lavaggio delle mani, con valori fra l’80% e il 90% in tutti gli altri paesi europei.

Se lavarsi le mani più frequentemente è la misura largamente più adottata a livello mondiale (75%), solo il 45% ha limitato i contatti sociali e il 14% non ha preso alcuna misura né modificato ancora alcun comportamento. La raccomandazione di stare a casa in alcuni paesi è stata praticamente ignorata, complice una carente comunicazione a livello governativo: solo l’11% in Turchia, il 20% in Pakistan e il 34% in Afghanistan.



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