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Nordcorea, Kim malato? Dubbi e ipotesi sulla sua successione

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Nordcorea, Kim malato? Dubbi e ipotesi sulla sua successione

(Afp)

Il tema della successione al leader nordcoreano Kim Jong Un si riaffaccia a ogni fuga di notizie sulle condizioni di salute del capo del regime di Pyongyang . E' fonte di timori ed interrogativi che non trovano risposte certe, avvolto nel silenzio che circonda i temi sensibili riguardanti il Paese.


Anche questa volta le indiscrezioni su Kim, operato, forse in condizioni gravi- non confermate da Seul, e rispetto alle quali anche Pechino prende le distanze - hanno riaperto il dibattito: chi potrà succedergli se non più in condizione di guidare il Paese? Nulla si sa dei figli, se non che sarebbero comunque troppo giovani per un simile incarico, per cui, tra le ipotesi formulate a distanza, si affaccia quella di una reggenza, all'interno della quale potrebbe svolgere un ruolo la fedelissima sorella Kim Yo Jong, cui nel corso degli anni è stato dato uno spazio sempre più importante al fianco di Kim, e pochi altri.

Dalla sua fondazione nel 1948 a ogni trasferimento di potere in Corea del nord lungo la linea di successione dinastica si è posto il problema di un possibile vuoto di potere, di un cambiamento ai vertici e delle sue possibili conseguenze. Kim, 36 anni, è succeduto al padre Kim Jong Il dopo la sua morte nel 2011 per un attacco cardiaco, e anche lui come suo padre è rimasto saldamente in sella esercitando il potere con il pugno di ferro.

Ad alimentare oggi più di prima i timori sul futuro del Paese è l'ampliamento dell'arsenale di armi nucleari e missili balistici promosso dall'attuale presidente e il dubbio su chi potrebbe esercitare il controllo su queste armi.

Tra le persone più vicine al presidente quella più visibile è la sorella minore, anche perché la sua presenza è andata crescendo e non sembra essere stata messa in discussione più di tanto - se non con un temporaneo allontanamento dopo il fallimento del vertice di Hanoi dello scorso anno - come è invece accaduto, in modo più o meno chiaro, ad altri esponenti di spicco del regime, tra i quali lo zio di Kim. Nel 2018 ha rappresentato Kim alle Olimpiadi invernali a Pyeonchang, in Corea del sud.

Il mese scorso ha criticato pubblicamente Seul per la sua reazione ad un'esercitazione militare condotta nel Nord e a marzo ha lodato il presidente americano per aver inviato al fratello una lettera in cui si auspicava il mantenimento di buone relazioni tra i due Paesi e si offrivano aiuti per contrastare la diffusione del Coronavirus.

Per gli analisti citati dal Guardian, un chiaro segnale del fatto che Kim sta autorizzando la sorella - con la quale ha condiviso molto, a partire dagli studi in Svizzera - a 'diventare il suo alter ego'. Ufficialmente è vicedirettore del Comitato centrale del Partito unico e dietro le quinte capo dello staff del presidente. E' uno dei membri a rotazione del potente Politburo del Comitato centrale del partito dei lavoratori.

Assieme alla 31enne Kim altre figure che sono state messe avanti sulla scena internazionale sono quella di Choe Ryong Hae, nominato alla carica simbolica di presidente del presidium della suprema assemblea del popolo, di fatto il capo dello Stato. Ha servito per decenni la dinastia Kim all'interno del partito rivestendo tra l'altro l'influente ruolo di capo politico della struttura militare. Assieme a Pak Pong Ju, membro del Politburo ed ex premier che ha supervisionato l'adozione di misure di rilancio dell'economia potrebbe svolgere un ruolo di primo piano ai vertici di un'eventuale leadership collegiale, se se ne presentasse la necessità.



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