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Razzismo, parla Serpico: "Parte del sistema, come la violenza"

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Razzismo, parla Serpico: Parte del sistema, come la violenza

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"La violenza e il razzismo fanno parte dello stesso sistema corrotto". Lo ha affermato in un'intervista a 'Il Venerdì di Repubblica' Frank Serpico, l'agente del dipartimento di polizia di New York che ispirò il celebre film interpretato da Al Pacino, sui recenti episodi di violenza che hanno visto protagonista la polizia americana, con in primo piano la morte di George Floyd durante un fermo a Minneapolis.


Nel corso della sua carriera da agente Serpico, figlio di immigrati da Marigliano, nel napoletano, spiega di aver assistito a molti episodi di razzismo. "Nei primi anni mi capitava spesso di fare arresti per stupro, le vittime erano per lo più afroamericane. Il tenente mi rimproverava: 'Perdi tempo. Quando parliamo di nere, lo stupro non esiste'". Oggi l'agente diventato un simbolo della lotta contro la corruzione nella polizia sostiene moltissime iniziative con l'obiettivo di denunciare gli abusi delle forze dell'ordine.

Sulla morte di Floyd ha dichiarato che "guardare un bianco che tiene il ginocchio sul collo di un afroamericano per otto minuti fino a farlo soffocare è stato troppo. Chi protesta vuole cambiare la legge che consente a un poliziotto di ammazzare senza ragione e senza essere punito. Gli basta dire: 'Mi sono sentito minacciato'. Una regola che funzionerebbe se non ci fossero agenti disonesti e corrotti".

La questione del razzismo è un nodo nella società americana che ancora deve essere sciolto, ha proseguito l'ex agente. "Non ci sono molti bianchi che si svegliano la mattina e dicono a se stessi: 'Cosa posso fare per fermare la violenza contro gli afroamericani?'. Ma tutti i neri si svegliano la mattina e si domandano: 'Oggi verrò picchiato da un poliziotto?' ", conclude Serpico, aggiungendo che "ci sono persone troppo codarde per darsi al crimine e, così, diventano agenti. Il punto è che la selezione non è adeguata. Quel tipo che ha ucciso Floyd, non mi va neppure di dire il suo nome, non sarebbe mai dovuto diventare un poliziotto. Era in servizio nonostante 17 lamentele per il suo comportamento. Tipi come lui pensano di essere giudice, giuria e esecutore. Ma la vera questione è che a non funzionare è l'intero sistema della giustizia".



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