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Navalny, Russia: "Non c'è ragione per aprire inchiesta"

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Navalny, Russia: Non c'è ragione per aprire inchiesta

(Afp)

Risposta negativa della Russia alla richiesta della Cancelliera tedesca per una inchiesta completa e trasparente sull'avvelenamento di Aleksei Navalny. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, afferma che non ci sono basi per aprire una tale inchiesta in questo momento. "Prima -ha aggiunto- è necessario stabilire quale sia esattamente la sostanza" che ha fatto andare in coma l'oppositore.


"Per aprire una inchiesta c'è bisogno di una buona ragione. Per il momento, possiamo dire solo che il paziente è in coma", ha detto Peskov. Dire che Navalny è stato vittima di un attacco è "rumore per nulla". A preparare il terreno per le parole di Peskov era stato in mattinata il direttore dell'Istituto di medicina legale per cui ora è "prematuro" trarre conclusioni sulla vicenda di Navalny senza aver prima identificato la sostanza precisa che lo ha fatto stare male. La conclusione dei medici dell'ospedale Charité di Berlino che da sabato curano Navalny sono identiche a quelle degli specialisti dell'ospedale di Omsk in cui l'oppositore era stato ricoverato giovedì della scorsa settimana, ha aggiunto Peskov.

"Se la sostanza viene identificata, e se si stabilisce che si tratta di avvelenamento, allora avremo le basi necessarie per aprire una inchiesta", ha concluso Peskov.

Ma Berlino insiste nel chiedere chiarezza "in totale trasparenza". "E' una questione seria, soprattutto per l'importanza di Navalny per l'opposizione russa. Per questo - ha detto da Atene il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas - è per noi essenziale che si faccia tutto il possibile per chiarire i fatti e per far sì che i responsabili vengano assicurati alla giustizia".

Anche Parigi sollecita una inchiesta "rapida e trasparente" sull'avvelenamento di Navalny. "La Francia esprime la sua profonda preoccupazione di fronte a questo atto criminale perpetrato contro un attore principale della vita politica russa", ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri. "I responsabili di questo atto devono essere identificati e portati di fronte alla giustizia".

E dagli Usa - dopo la prima dichiarazione in tono minore, escluso un laconico commento di Trump sulla possibilità che l'oppositore fosse stato avvelenato ("non lo abbiamo ancora visto") - viene affidata all'ambasciatore a Mosca John Sullivan la richiesta di una inchiesta "immediata, completa e trasparente da parte delle autorità russe che renda chi ha commesso questo atto perseguibile". Ma sempre da Mosca, dove ha incontrato il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, il vice segretario di Stato Stephen Biegun si è limitato a esprimere la sua "decisa preoccupazione per le condizioni dell'oppositore, per l'impatto sulla società civile delle notizie di un suo avvelenamento e per l'importanza della trasparenza e della libertà di parola in una società democratica", secondo quanto ha reso noto in un tweet la portavoce dell'ambasciata americana a Mosca, Rebecca Ross.



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