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Ambasciatore Usa accusa Cina: "Covid poteva essere contenuto"

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Ambasciatore Usa accusa Cina: Covid poteva essere contenuto

(Afp)

"Quello che poteva essere contenuto a Wuhan è finito per diventare una pandemia mondiale". E' con queste parole che l'ambasciatore americano in Cina, Terry Branstad - prossimo a lasciare l'incarico e a tornare negli Usa a ridosso delle presidenziali di novembre - ha accusato Pechino per la gestione iniziale dell'emergenza coronavirus. Dopo la pioggia di accuse dei mesi scorsi, sempre respinte dal gigante asiatico, protagonista di uno scontro ormai a tutto campo con gli Usa. "Il sistema cinese era tale che lo hanno nascosto e hanno persino penalizzato i medici che all'inizio hanno denunciato", ha detto alla Cnn Branstad, che è stato a lungo governatore dell'Iowa prima di essere accolto a Pechino come un "amico della Cina" e che nei giorni scorsi ha annunciato a sorpresa le dimissioni dall'incarico inaugurato nell'estate del 2017.


Il 73enne Branstad, che conosce il presidente cinese Xi Jinping dagli anni Ottanta, ha puntato il dito contro il "sistema" cinese anche per l'escalation di tensioni degli ultimi mesi nei rapporti con gli Usa, per il "maltrattamento degli uiguri" e per "quello che hanno fatto a Hong Kong". E sul suo rientro in patria, sulle notizie di una discesa in campo per sostenere la campagna elettorale di Trump (il figlio, Eric Branstad, è tra i consiglieri della campagna di Trump) ha risposto: "Se il presidente mi chiederà di essere presente a qualche appuntamento lo farò, come ho fatto nel 2016".

All'epoca fu una delle prime importanti nomine di Trump dopo la vittoria alle presidenziali proprio per i suoi "rapporti di vecchia data con Xi", che oggi definisce "un leader molto forte" alla guida di "un sistema comunista, autoritario". Un editoriale del China Daily descrive invece il diplomatico come una "vittima della politica estera egoista" dell'Amministrazione Trump. I suoi "sforzi di costruire relazioni più forti tra le due principali economie al mondo sono stati intaccati dalle politiche dirompenti dell'Amministrazione Usa e dal poco diplomatico segretario di Stato Mike Pompeo".

Il rientro in patria di Branstad, secondo due fonti bene informate citate dalla Cnn, potrebbe essere cruciale per conquistare voti in Iowa, Wisconsin, Missouri e anche in Minnesota. Branstad, che fu uno dei primi politici locali a sostenere Trump, "è probabilmente - stando a una fonte vicina alla campagna di Trump - la persona migliore per parlare dell'influenza della Cina". Lui stesso ieri, in dichiarazioni a Phoenix Tv (emittente di Hong Kong), ha riconosciuto come il figlio "sia molto coinvolto nella campagna" di Trump e ha aggiunto: "Lo aiuterò da volontario, aiuterò (la senatrice) Joni Ernst e altri amici per le elezioni in Iowa. Assolutamente come volontario".



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