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Riforme, Senato accelera: stop indennità e senatori a vita, resta l'immunità

POLITICA
Riforme, Senato accelera: stop indennità e senatori a vita, resta l'immunità

(foto Infophoto)

Senza scossoni riprende in Senato l'esame del ddl riforme. Il Movimento 5 Stelle, per bocca del capogruppo Vito Petrocelli, conferma di non partecipare all'esame del testo, definito una "porcata". Anche la Lega Nord continua a non partecipare ai lavori. "Al momento le risposte del governo sono insoddisfacenti" sottolinea il capogruppo dei senatori del Carroccio, Gian Marco Centinaio.


L'Aula procede all'approvazione di sette articoli, dal 3 al 9, sciogliendo anche uno dei nodi più controversi, quello sull'immunità. Dopo un ampio dibattito, resta l'attuale formulazione dell'articolo 68 della Costituzione, che si applicherà sia ai deputati che ai membri del nuovo Senato.

Esaminando le norme approvate in giornata, in base all'articolo 3 del ddl il Presidente della Repubblica potrà nominare 5 senatori, scegliendo "cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati", quindi non saranno più a vita.

Sulla questione si registra la dura presa di posizione della senatrice a vita Elena Cattaneo: a un senatore nominato dal Capo dello Stato, sottolinea, "si dice di venire nel nuovo Senato, ma gli diciamo anche che nel nuovo Senato non lavorerà troppo, che non verrà retribuito, che gli saranno comunque rimborsati i biglietti dei treni, che siederà accanto a consiglieri comunali e regionali, questi sì retribuiti, dall'istituzione di provenienza per la funzione pubblica assolta. Chiedere a questi colleghi italiani che partecipano a disegnare l'eccellenza nel mondo di sedere qui per non lavorare troppo è umiliante".

Passano poi anche gli articoli 4, 5, 6 e 7 che modificano la Costituzione per superare le attuali previsioni in modo da coordinare la presenza della Camera con la configurazione del nuovo Senato. Via libera anche all'articolo 9 che di fatto cancella l'indennità per i membri dell'Assemblea di Palazzo Madama.

Sì inoltre all'articolo 8, che conferma che i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato e che cancella la proposta del governo che inizialmente escludeva l'immunità per i membri del Senato, prevedendo l'applicazione del secondo e terzo comma dell'attuale articolo 68 della Costituzione solo per i deputati.

Disposizioni che ora richiedono l'autorizzazione parlamentare per deputati e senatori per procedere a perquisizione personale o domiciliare, ad intercettazioni e ad arresto, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna o in caso di delitti per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

Dopo il via libera all'articolo, l'Aula discute ampiamente della questione, partendo da una serie di emendamenti che propongono un articolo aggiuntivo che riscrive l'articolo 68 della Costituzione, ridisegnando l'istituto dell'immunità.

Alla fine del dibattito, che registra l'intervento di 21 senatori, il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, e il senatore di Forza Italia, Donato Bruno, annunciano che i rispettivi partiti voteranno per mantenere il testo uscito dalla commissione, che prevede insindacabilità e attuale immunità sia per i deputati che per i membri del nuovo Senato.

La relatrice Anna Finocchiaro e il ministro per le Riforme Elena Boschi a nome del governo si rimettono all'Aula, che boccia tutti gli emendamenti. Per ora quindi l'immunità resta per i deputati e i membri del nuovo Senato.

Matteo Renzi non nasconde la soddisfazione per l'andamento dei lavori in Senato e rilancia un tweet del responsabile comunicazione del Pd, Francesco Nicodemo. ''Non ci saranno più senatori a vita. Abolite le indennità. Le cose stanno davvero cambiando, è #lavoltabuona'', si legge. Renzi avrebbe avuto, a quanto si apprende, un incontro con il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.



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