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Unioni civili, trovato l'accordo. Via stepchild e obbligo fedeltà

POLITICA
Unioni civili, trovato l'accordo. Via stepchild e obbligo fedeltà

(Afp)

"A nome del governo pongo la questione di fiducia sull'emendamento" che riscrive il ddl Cirinnà sulle unioni civili. Così il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, in aula al Senato dopo che è stato definito l'accordo di maggioranza sul testo (LEGGI). Da quello originario scompaiono le stepchild e l'obbligo di fedeltà, contenuto nell'art.3.


Il presidente Pietro Grasso ha poi convocato la conferenza dei capigruppo del Senato. Si è stabilito che la fiducia sarà domani in serata. La prima chiama dei senatori è prevista dalle 19. Le dichiarazioni di voto inizieranno alle 17 e 20. La discussione generale invece partirà da domani mattina alle 9.30 dopo la seduta della commissione Bilancio.

"L’accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l’Italia. È davvero #lavoltabuona" scrive su Twitter il premier Matteo Renzi.

In un tweet il commento anche del ministro dell'Interno, Angelino Alfano: "Oggi vince il buonsenso. Sì ai diritti. No alla equiparazione tra matrimonio e unioni civili. No alle adozioni".

Le stepchild escono dalle unioni civili ma "il Pd si impegna" perché vengano inserite in un ddl ad hoc sulle adozioni per il quale "chiederemo una corsia preferenziale sia alla Camera che al Senato - assicura il capogruppo del Pd a palazzo Madama, Luigi Zanda - Sarà approvato entro la fine della legislatura".

A stretto giro la replica di Gaetano Quagliariello, di 'Idea': "Se sarà effettivamente assegnata una corsia preferenziale a una legge sulle adozioni che prevede la stepchild, questo non sarà un accordo al ribasso ma un accordo truffa". "In ogni caso, riteniamo che mettere la fiducia su una materia come questa - aggiunge - sia un'offesa ai princìpi di uno Stato liberale e democratico".

Per la senatrice del Pd Monica Cirinnà "siamo davvero ad un passo da una legge storica, che assegnerà finalmente, dopo un ritardo insopportabile, diritti concreti e pieni alle coppie gay". "Nel maxiemendamento - aggiunge - c'è un passaggio di garanzia che non preclude il lavoro dei magistrati nella tutela della continuità affettiva del minore. Viene inoltre esplicitato il riconoscimento della vita familiare e la norma antidiscriminatoria dell'articolo 3. Resta fermo l'impegno che mi sento di prendere oggi, raccogliendo le indicazioni del segretario Renzi, di lavorare da subito ad un disegno di legge di riforma delle adozioni".

Soddisfazione esprimono i cattodem Maria Di Giorgi e Stefano Lepri: "Il testo del maxiemendamento definito dal governo ci sembra un buon punto di equilibrio. Domani voteremo convintamente la fiducia consapevoli di aver contribuito a realizzare una mediazione alta".

Soddisfatti anche i 'giovani turchi'. "Se l'iter della fiducia che ora si apre porterà, come auspichiamo, alla rapida approvazione del testo, avremo dato al Paese una buona legge, rafforzata dai riferimenti agli articoli 2 e 3 della Costituzione - scrivono in una nota i senatori del Pd di 'Rifare l'Italia' - Un passo avanti non ancora completo ma che da domani ci rende più forti per raggiungere il fondamentale traguardo di una nuova legge sulle adozioni, che non solo recuperi la stepchild ma punti a garantire il diritto di tutti i bambini ad avere una famiglia".

Per il capogruppo di Ap al Senato, Renato Schifani, "oggi è stata una buona giornata: abbiamo stralciato la stepchild adoption e abbiamo abolito l'obbligo della fedeltà, principio fondamentale del matrimonio, proprio per marcare la differenza tra unioni civili e matrimonio". "Non la considero una nostra vittoria - continua Schifani - ma è il frutto di una mediazione, che ha trovato un Pd sensibile all'esigenza di raggiungere dei punti di contatto e condivisione, evitando che la legge in discussione potesse essere in alcun modo equiparata al matrimonio e cadere sotto la scure della Corte Costituzionale. E' stato il buon senso a prevalere".

Contro il maxiemendamento insorgono le opposizioni. "E' una truffa - ha detto in aula Roberto Calderoli - L'esecutivo non ha la facoltà di presentarlo, esautora le prerogative del presidente della Repubblica". E per questo, il senatore della Lega ha chiesto a Grasso di non ammetterlo.

"Nessuna norma attribuisce al presidente il potere di sindacare sul contenuto di proposte che il governo presenta al fine di verificare la sussistenza del rapporto di fiducia" ha replicato in aula Grasso.

Per la capogruppo M5S in Senato, Nunzia Catalfo, "il maxiemendamento e il voto di fiducia sulle unioni civili sono una beffa per il Paese e per tutti coloro che attendevano diritti legittimi e sono una prevaricazione nei confronti del Parlamento, che non ha avuto la possibilità di legiferare. Ma soprattutto sono una clamorosa sconfitta per Renzi, che ha dimostrato di essere un burattino nelle mani di Alfano, manovrabile e ricattabile".

Dure critiche anche da Sinistra Italiana. "Non accetteremo mediazioni al ribasso - afferma Nicola Fratoianni - né accordicchi fra Renzi e Alfano, che tengono conto solo degli equilibri interni al governo e al Pd, senza alcuna considerazione per la vita delle persone che attendono da anni di vedere riconosciuti i propri diritti".

Intanto in una nota il senatore di Area popolare Maurizio Sacconi annuncia che non voterà la fiducia "per ragioni di metodo e ancor più di sostanza. Essa mi appare uno strumento politicamente improprio per una materia che investe principi fondamentali rispetto ai quali ciascuno deve obbedire solo alla propria coscienza".

Mentre Denis Verdini interviene in merito ai retroscena delle ultime ore e mette in chiaro: "Qualsiasi virgolettato che mi è stato o mi sarà attribuito nelle prossime ore è destituito di fondamento. Se ho o avrò qualcosa da comunicare, com'è mio costume, lo faccio e lo farò in maniera diretta, chiara ed esplicita".

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