Internet, Pitruzzella: "Regole necessarie, no a strumentalizzazioni politiche"

POLITICA
Internet, Pitruzzella: Regole necessarie, no a strumentalizzazioni politiche

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"Sono questioni complicate ed ogni soluzione non è priva di criticità, ma ciò invece di indurci a rimuovere i problemi deve spingerci ad approfondire le analisi e il dibattito, senza strumentalizzazioni legate alla politica contingente". In una lettera al Corriere Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Antitrust, torna sul tema della regolamentazione della rete e delle informazioni trasmesse via web, su cui era intervenuto dalle colonne del Financial Times, dello scorso 30 dicembre, dando vita a un dibattito che ha occupato le prime pagine dei giornali di fine 2016.


"La Rete - scrive oggi Pitruzzella - è aperta ma solo pochi soggetti (come Google o Facebook) hanno le chiavi dei cancelli da cui passa l’informazione. In questo quadro vanno collocate questioni spinose come quella sul trattamento delle fake news (le notizie false o 'bufale')". Per il presidente dell'Antitrust "va sottolineato che esse non hanno niente a che vedere con le opinioni, ma sono delle vere e proprie bugie".

Pitruzzella ricorda come poi "in un sistema di informazione radicalmente decentralizzato aumentano notevolmente le possibilità che esse siano create e messe in Rete. In un sistema, poi, in cui esistono pochi gatekeepers dell’informazione, se una 'bufala', per la logica dell’algoritmo con cui essi operano, viene rilanciata e posta in evidenza sullo schermo può raggiungere milioni di persone e apparire come fatto non controverso".

"Anche se è assai difficile stabilire se le fake news abbiano influenzato recenti consultazioni popolari in varie parti del mondo (io non credo che, in Italia, abbiano condizionato l’esito del referendum costituzionale), è però arduo sostenere che la diffusione di notizie false sia un bene per la democrazia. In ogni caso le bugie in Rete non sono un bene per la libertà di informazione, che ha sempre due volti. Da un lato, c’è il diritto di informare ma, dall’altro lato, c’è il diritto ad essere informati correttamente e a non essere ingannati", conclude il presidente dell'Antitrust.

Per Pitruzzella "siamo di fronte a un bivio: ritenere che viviamo nel migliore dei mondi possibili e quindi lasciare Internet come uno spazio sostanzialmente senza regole, oppure estendere a Internet la logica dello Stato di diritto sottoponendolo a regole di garanzia delle nostre libertà".

Tra le soluzioni possibili "da una parte si può affidare alle grandi piattaforme il filtraggio delle informazioni che fanno passare dai loro 'cancelli'. Quando si parla di modificare gli algoritmi usati da Facebook si segue questa strada, che è quella di una autoregolazione. Questo ruolo di filtraggio si accentuerà fortemente se dovesse introdursi il principio, recentemente proposto, secondo cui i social media dovrebbero essere responsabili per i contenuti che ospitano, visto che per evitare responsabilità il controllo diventerà più penetrante". "Ma è possibile affidare ad una compagnia multinazionale il controllo dell’informazione sulla Rete (una sorta di censura privata)?", si domanda il numero uno dell'Antitrust.

"Dall’altra parte, come ho recentemente proposto, potrebbero introdursi istituzioni specializzate, terze e indipendenti che, sulla base di principi predefiniti, intervengano successivamente, su richiesta di parte e in tempi rapidi, per rimuovere dalla Rete quei contenuti che sono palesemente falsi o illegali o lesivi della dignità umana" conclude Pitruzzella.

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