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Il condono della discordia

POLITICA
Il condono della discordia

Scintille sul 'caso condono'. "Di Maio ormai non tiene più i suoi...'', dice a mezza bocca un big leghista, molto preoccupato per come si stanno mettendo le cose nel governo. Il dl fiscale è diventato una vera e propria mina vagante. Dopo lo scontro di ieri che ha portato la maggioranza a un passo dalla rottura, stamattina il clima sembrava migliorato (''mica faremo cadere il governo sul condono a chi ricicla'', ha assicurato Luigi Di Maio, rispondendo a un'intervista di Giancarlo Giorgetti che paventava lo strappo sulla pax fiscale) ma, raccontano, si è trattato solo di un'apparente schiarita: la tensione è tornata di nuovo altissima nel primo pomeriggio.

SALVINI - "Li sentirò tutti ma comincio ad arrabbiarmi, perché in quel Cdm Conte leggeva e Di Maio scriveva il decreto", sbotta un Matteo Salvini sempre più irritato dai grillini, e in diretta Fb avverte: ''Io per scemo non passo, sono molto paziente, ma anche la pazienza ha un limite...''. Al ministro dell'Interno non sarebbe affatto andata giù la storia della 'manina' e gli avrebbero dato fastidio, in particolare, le ultime uscite di Di Maio di ieri (secondo alcune ricostruzioni) e le parole (su Twitter) del sottosegretario ai Trasporti pentastellato, Michele Dell'Orco (''Salvini se ne faccia una ragione, è al governo con M5S e non con Berlusconi, ognuno rimetta le manine a posto e torniamo sul giusto binario intrapreso fino a ieri").

DI MAIO - Nel pomeriggio Di Maio torna sulla questione e in diretta Facebook scandisce: "Non voglio passare da bugiardo e quando mi si dice che ero distratto, non ci sto". "Se oggi Salvini sul condono penale e tombale per gli evasori dice che non vuole passare per fesso io non posso passare per bugiardo - sottolinea il ministro del Lavoro - Chiariamo: nel Cdm di lunedì è stato letto il comma 9 con il condono penale per gli evasori? E' stato detto che c'erano delle norme che favorivano l'evasione con fondi all'estero? La risposta è no". "Quando si dice che Conte leggeva e Di Maio scriveva si dice una cosa che non è vera - aggiunge Di Maio riferendosi alle parole di Salvini - Nel Cdm, come è sempre stato, non si legge un provvedimento norma per norma ma si enunciano i principi generali. Conte ha enunciato i principi generali dell'accordo sulla pace fiscale".

Dopo aver assicurato in mattinata che domani volerà nella capitale "per risolvere i problemi", in serata, dal palco di Trento, Salvini conferma: "Domani andiamo a Roma a chiudere beghe, litigi e quant'altro. Andiamo avanti... Ho passato tutto il giorno a mandare messaggi agli amici del Movimento 5 Stelle dicendo loro di smettere di perdere tempo a begare e litigare perché c'è un'Italia da difendere dall'aggressione europea".

DOMANI IL CDM - Domani, prima del Consiglio dei ministri fissato per le 13, si terrà una riunione politica per trovare la quadra su condono penale e scudo fiscale. E' ottimista Stefano Buffagni, sottosegretario agli Affari regionali di nomina 5 Stelle. "Come si risolve? Ci si parla - risponde ai cronisti lasciando Palazzo Chigi - La frattura tra M5S e Lega si ricompone? Io sono convinto di sì. Tutti vogliono il bene del Paese. Non vedo il problema...". Il presidente del Consiglio è arrivato a Palazzo Chigi per lavorare al Cdm. Al premier domani spetta il compito di far sì che M5S e Lega raggiungano l'accordo politico per risolvere il braccio di ferro.

LA NOTA SULL'ART. 9 - Intanto una nota di Palazzo Chigi chiarisce che "la c.d. dichiarazione integrativa (condono: art.9) è stata oggetto di una discussione politica che si è protratta a lungo sino all'inizio dei lavori del Consiglio dei ministri. Su di essa si è formato un accordo politico e sulla base di esso, riassunto dal presidente Conte a beneficio dei presenti, si è entrati in Consiglio dei ministri". "La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei ministri - spiega il comunicato - non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all'art. 9: questa norma risultava in bianco proprio perché l'accordo politico è stato raggiunto poco prima e gli uffici non hanno fatto in tempo a tradurlo sul piano della formulazione tecnico-giuridica".

"A Consiglio avviato - si legge ancora - è stato portato al presidente Conte un foglio contenente una prima traduzione tecnica dell'accordo politico: in pratica l'art. 9 sulla dichiarazione integrativa. Il foglio non è stato distribuito a tutti i ministri presenti e il presidente si è limitato a riassumere a beneficio di tutti i termini dell'accordo raggiunto sul punto, riservando a un momento successivo la verifica tecnica come è normale che sia per tutte le disposizioni giuridiche". "Non c'è stata quindi la verbalizzazione specifica del contenuto dell'art. 9, il cui testo, appena arrivato, andava comunque verificato successivamente nella sua formulazione corretta dagli Uffici della Presidenza", conclude la nota.

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