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Thyssen, Bonafede alla Germania: "Giustizia va fatta"

POLITICA
Thyssen, Bonafede alla Germania: Giustizia va fatta

(Foto Adnkronos)

A undici anni dal rogo della Thyssen, con una cerimonia al cimitero monumentale Torino ricorda le sette vittime, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi e Rocco Marzo. Presente alla commemorazione il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. "Domani a Bruxelles, a latere dell’incontro di tutti i ministri della Giustizia, incontrerò il ministro della Giustizia tedesco a cui dirò che se siamo l’Europa lo dobbiamo essere prima di tutto nel riconoscere il valore della vita di ogni cittadino europeo a prescindere dallo Stato in cui si trova nel momento in cui deve essere pagata la pena" ha detto il Guardasigilli. "Chi sbaglia paga - ha scandito - nessuno ridarà figli, mariti, padri, alle persone che ne sono state private, però la giustizia deve essere fatta e questo è quello che dirò al ministro della Giustizia tedesco. Posso promettere che il mio impegno e la mia determinazione saranno evidenti perché non possiamo far passare il concetto che qualcuno di un altro Stato viene a investire in Italia poi nel momento in cui muoiono lavoratori italiani e deve scontare la pena se ne torna nel suo Paese".

"Chi viene in Italia rispetta le regole italiane e quando non le rispetta paga per non averle rispettate", ha aggiunto il ministro sottolineando che "oggi lo Stato è qui, umanamente e istituzionalmente. Oggi siamo qui perché lo Stato deve anche saper dire ci sono, sono a fianco delle famiglie, chiedo scusa per gli errori commessi, sono qui, condivido un percorso di ricerca della giustizia e faccio di tutto perché la giustizia venga riconosciuta, non data, perché avere giustizia è il diritto di ogni cittadino". "Qui abbiamo un percorso giudiziario che seppure tra mille vicissitudini si è concluso, che però ancora non riesce a rendere giustizia perché forse qualcuno pensa che basta superare i confini italiani per sottrarsi", ha detto ancora. Rivolgendosi alle famiglie delle vittime, Bonafede ha quindi osservato: "Ci sono casi in cui una famiglia può accettare una tragedia quando è dovuta al fato ma quando è dovuta a imperizia, alla volontà di non rispettare le regole sapendo che quelle regole sono lì per salvaguardare la vita delle persone è impossibile da accettare".

"Sono consapevole che in Germania è prevista una pena più bassa, ma sono fiducioso, i rapporti tra Italia e Germania sulla giustizia sono molto solidi e quindi conto sull’avere una risposta che possa individuare una strada che possa arrivare al completamento del percorso di giustizia" ha poi spiegato il ministro al termine della cerimonia. "E' giusto che i familiari delle vittime di quella tragedia pretendano giustizia, la pretendono loro ma la pretende anche lo Stato italiano - ha rimarcato - c’è una sentenza che dice chiaramente chi sono i colpevoli e questi colpevoli devono pagare per quello che hanno fatto e il mio impegno con i familiari è perché la giustizia concluda il corso che ha già fatto". "La richiesta di estradizione fatta in passato non ha avuto successo, adesso siamo nella fase in cui si richiede che la pena italiana venga eseguita in Germania", ha concluso Bonafede che al termine della cerimonia si è intrattenuto con i familiari delle sette vittime.

"I nostri ragazzi sono arsi vivi per qualche centinaia di migliaia di euro risparmiati - le parole di Rosina Demasi, mamma di una delle sette vittime del rogo della Thyssen - La più grande ingiustizia che vi possa essere è morire mentre si lavora e si prova a realizzare un desiderio e quel desiderio rubato non dal caso ma da precise scelte". "Non mi arrendo e non avrò pace fino a quando mio figlio non avrà giustizia - ha detto Rosina Demasi nel suo intervento - Sono passati 11 anni da quella notte e siamo ancora in attesa che il percorso giuridico si compia ma non ci fermeremo finché non li vedremo tutti in carcere".

"Il dolo c'era eccome ma nel caso della Thyssen si sono verificate molte circostanze a nostro avviso ingiuste che hanno portato a rivedere il reato e le pene - ha aggiunto - abbiamo mantenuto fiducia nella giustizia e dopo cinque gradi di giustizia c'è stato l’unico epilogo che poteva esserci, tutti gli imputati sono stati condannati ma il Paese non riesce a far rispettare una sentenza definitiva. E' un nostro diritto chiederlo. Non ci sentiremo meglio però chiediamo allo Stato, al ministro, che si prenda pubblicamente l'impegno di dare giustizia ai nostri figli. Questo lo Stato lo deve a noi e a tutta Italia", ha concluso.

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