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Il j'accuse di Alessandra Mussolini

POLITICA
Il j'accuse di Alessandra Mussolini

(Fotogramma)

"Eravamo al ristorante, a un certo punto hanno tirato le tende delle vetrine e un ragazzo, molto allarmato, ci ha invitato a metterci al centro della sala. Poi sono state spente le luci e ho sentito qualcuno dire che forse era per via di una festa di compleanno, ma io ho capito subito che stava accadendo qualcosa di anormale e di grave". Comincia così il racconto all'Adnkronos di Alessandra Mussolini, che ieri sera è stata coinvolta, insieme a molte altre persone al centro di Strasburgo, dall'ondata di paura e angoscia, conseguenza dell'attentato.


Seppur provata dall'esperienza, l'eurodeputata di Fi vuole sapere cosa non ha funzionato nel sistema di sicurezza che scatta all'Europarlamento in caso di emergenza. "Io chiedo al segretario generale del Parlamento europeo Klaus Welle chi abbia gestito la fase di emergenza, perché non siano state avvertite le persone che lavorano al Parlamento. Si sono occupati di quelli che erano rimasti dentro ma ai deputati, al personale, gli interpreti e i funzionari che erano già usciti dal palazzo nessuno ha detto nulla".

"Ci hanno mandato una email, capite? Non un messaggio, un tweet o un whatsapp ma una email per avvertirci che c'era un attentato in corso. L'unità di crisi del Parlamento europeo non ha funzionato. Io devo ringraziare la batteria del Viminale e la Farnesina - che è stata contattata da mia figlia a Roma - che hanno, loro sì, ci hanno chiamato. Io ho parlato con un funzionario dell'unità di crisi del ministero degli Esteri che ha voluto sapere dove eravamo, quanti eravamo, quanti erano gli italiani e come stavamo".

"Nessuno dell'Europarlamento ci ha contattato - ripete Mussolini - e di conseguenza nessuno si è preoccupato di venirci a prendere. Io ero insieme a Elisabetta Gardini, ho provato a mettermi in contatto con altri colleghi. Sono riuscita a parlare solo con Giovanni La Via (altro eurodeputato del gruppo Ppe), che mi ha raccomandato di non muovermi perché lì, a poca distanza da dov'era lui, c'era stato un morto".

"Siamo stati abbandonati, io devo ringraziare i giornalisti che attraverso i continui aggiornamenti e le dirette ci hanno tenuto informati su quello che stava accadendo. Mi chiedo a cosa serva tutto il personale impiegato nella vigilanza e nella sicurezza, gli autisti, le navette e tutto il resto a cosa servono, se non in casi di emergenza come questo? Io chiedo che qualcuno ci risponda".

"Alle 4 di notte abbiamo deciso, noi da soli, senza alcun supporto, di uscire dal ristorante insieme alle altre persone e tornare in albergo a piedi, anche se ormai al centro della zona rossa c'erano molti agenti in assetto di guerra che stavano perlustrando il quartiere. Ora stiamo andando all'aeroporto di Francoforte con le navette messe a disposizione dalla città di Strasburgo, abbiamo già superato la frontiera con la Germania e per strada - conclude - non abbiamo visto tanti posti di blocco".



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