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"Entro un anno militari italiani via da Afghanistan"

POLITICA
Entro un anno militari italiani via da Afghanistan

(Fotogramma)

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta "ha dato disposizioni al Coi di valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan”. Lo riferiscono fonti della Difesa, aggiungendo che “l’orizzonte temporale potrebbe essere quello di 12 mesi”. Ammonta a quasi 7 miliardi di euro la spesa complessiva sostenuta finora dall'Italia per la missione. I morti italiani in Afghanistan sono stati 54, mentre tutta la coalizione internazionale ha contato più di 3.500 caduti. Nel corso degli anni il numero complessivo di militari impegnati nell'operazione internazionale è calato fino ai circa 20mila attuali. Nel 2012 la missione multinazionale, svolta sotto l'egida della Nato, era arrivata a contare 140.000 soldati.


IL CASO NEL GOVERNO - Da fonti di Palazzo Chigi si apprende che la richiesta di valutare una pianificazione del ritiro del contingente italiano avviata dal ministro Trenta è stata condivisa con la presidenza del Consiglio. Ma il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, dice riguardo alle disposizioni della Trenta: "Lo sto sentendo ora. Non ne ha parlato con me". Fonti della Lega chiariscono che "al momento nessuna decisione è stata presa" e che si tratta solo di "una valutazione da parte del ministro per competenza". Mentre i parlamentari del MoVimento 5 Stelle nelle commissioni Esteri al Senato e alla Camera dei deputati sottolineano come la decisione della Trenta sia "molto positiva''.

LE REAZIONI POLITICHE - Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri chiede: ''Ma è vero che il ministro della Difesa senza confrontarsi con il Parlamento pensa di azzerare a breve il contingente militare italiano in Afghanistan? Non ci sembra che in quella martoriata parte del pianeta la situazione sia tale da suggerire un disimpegno della comunità internazionale e quindi nemmeno dell'Italia''. Mentre Pier Ferdinando Casini scrive su Twitter: "Il ministro Trenta annuncia il nostro ritiro dall'Afghanistan e il ministro Moavero dichiara che non ne sa nulla. Ma in che Paese siamo? Le cose serie, che mettono a repentaglio la vita dei nostri uomini, non possono finire nel ridicolo".

I COMMENTI - Il generale Giorgio Battisti, che 17 anni fa comandò il primo contingente militare italiano in Afghanistan, dice all'Adnkronos che il ritiro "dovrebbe avvenire secondo chiari accordi di tempi e cessione delle responsabilità sia con il legittimo governo afghano sia con i Talebani, nella speranza che siano rispettati da quest'ultimi, per - sottolinea - evitare di dare il segnale di abbandonare a se stesso quel Paese, come avvenuto con i Sovietici nel 1989 e nel Vietnam del Sud da parte degli stessi Usa nel 1975".

Il generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, commenta così all'Adnkronos l'annuncio del ritiro: "La situazione sul terreno è ancora quella di un Paese che si sta faticosamente riprendendo da una serie di guerre durate troppo a lungo. Se consideriamo l'Afghanistan del 2001 e quello del 2019 sono stati fatti indubbiamente dei passi da gigante, ma non ancora sufficienti a garantire la sopravvivenza in autonomia di un Paese che sia espressione della volontà democratica della sua popolazione. Non c'è nulla di garantito - sottolinea -, neanche la democrazia".

Vincenzo Frasca, fratello di Mario Frasca, caporal maggiore capo dell'Esercito morto il 23 settembre 2011 insieme ad altri due commilitoni dopo che il blindato Lince su cui viaggiava venne fatto ribaltare da un ostacolo posto in mezzo alla carreggiata, dice all'Adnkronos: "Dopo tanti anni è giusto ritirare le nostre truppe. Il contributo di sangue dei nostri soldati è stato altissimo, con 54 caduti nel corso della missione. Per questo, a conclusione di un capitolo così lungo e doloroso, chiediamo il riconoscimento che i soldati morti in missione meritano: la medaglia d'oro al valor militare per tutti i caduti".

USA-TALEBANI, ACCORDO VICINO - In un'intervista al New York Times l'inviato Usa Zalmay Khalilzad ha intanto sintetizzato i risultati della maratona di colloqui con rappresentanti dei Talebani in Qatar. Di fondo, come emerso nel fine settimana, americani e Talebani concordano in linea di principio su una possibile intesa per la pace: gli insorti garantiscono che eviteranno l'uso del territorio afghano da parte dei terroristi e gli Usa potrebbero procedere con il ritiro delle truppe da combattimento in cambio di un cessate il fuoco e di colloqui diretti tra i Talebani e il governo di Kabul, con cui il movimento si è sempre rifiutato di negoziare. Le conferme che arrivano dal diplomatico americano di origini afghane sono la prima svolta dopo anni di tentativi di portare i Talebani al tavolo dei negoziati per porre fine al sanguinoso conflitto in Afghanistan. Le trattative proseguono e un nuovo round di colloqui potrebbe iniziare a fine febbraio, preceduto da incontri tecnici.

L'IMPEGNO ITALIANO IN AFGHANISTAN - Da Isaf a Resolute Support, sono 17 anni che l'Italia è impegnata in Afghanistan. I primi militari del contingente italiano giunsero a Kabul all'inizio del 2002, nella convulsa fase geopolitica seguita all'attentato alle Torri Gemelle. Varata dall'Onu nel dicembre del 2001 con il compito di proteggere il governo transitorio di Hamid Karzai dalla minaccia dei Talebani, la missione Isaf (International Security Assistance Force) arrivò a contare 58mila militari di 40 nazioni diverse. L'operazione è poi confluita, dal dicembre del 2014, nella missione Rs (Resolute Support), forza multinazionale di sostegno tuttora in attività.

Il contingente italiano prevede attualmente un impiego massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul e contingente militare italiano dislocato ad Herat. L'Italia ha garantito alla Nato ed alla Repubblica dell'Afghanistan il proprio supporto e in questo contesto il Train Advise Assist Command West (TAAC-W) di Herat prosegue le attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle forze di sicurezza locali concentrate nella regione Ovest del Paese. L'area di responsabilità italiana in cui opera il TAAC-W è un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale, grande quanto il Nord Italia, che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghor e Farah. La componente principale delle forze italiane è attualmente costituita da personale dell'Esercito proveniente dalla Brigata Aeromobile Friuli, con un significativo contributo di personale e mezzi della Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri.



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