Autonomia, le Regioni che ci stanno e i 'no'

POLITICA
Autonomia, le Regioni che ci stanno e i 'no'

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I tempi stringono. Si avvicina la scadenza, il prossimo 15 febbraio, della presentazione dell'intesa sull'autonomia differenziata per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.


PIEMONTE - "Al momento stiamo lavorando sui tavoli tematici aperti con i diversi ministeri e con il ministero degli Affari regionali" dice all'Adnkronos il governatore Sergio Chiamparino. "Siamo di fatto a una incollatura dalle prime tre Regioni che hanno avviato la trattativa. E' evidente che la conclusione delle intese con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna avrà una notevole influenza anche sulla nostra intesa". "Per quanto ci riguarda - prosegue - abbiamo chiesto maggiore autonomia su 12 temi, scegliendo richieste che puntano più sulla qualità che sulla quantità di autonomia. Tre - spiega - sono i nuclei che hanno orientato le nostre proposte: la semplificazione, l’aiuto allo sviluppo della regione, la gestione della situazione demografica di una regione più anziana rispetto alle altre. Siamo convinti che le maggiori competenze avranno un ruolo molto significativo nel futuro del Piemonte", conclude Chiamparino.

VENETO - Sedersi al tavolo tra Governo e Regioni oppure, se l'accordo sull'autonomia con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sarà chiuso il 15 febbraio, sarà ricorso alla Corte Costituzionale. Questa la posizione della Regione Campania in vista del completamento del percorso che dovrebbe portare le 3 Regioni del Nord a ottenere la sottoscrizione dell'intesa per l'autonomia. La Campania "accetta la sfida della competizione sulle autonomie e non si sfila, ma tutto deve avvenire nello spirito degli articoli 116 e 119 della Costituzione e della legge 42 del 2009 sul federalismo", spiega all'Adnkronos Franco Picarone, consigliere regionale campano del Partito democratico e presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Campania. In occasione dell'ultima seduta del Consiglio regionale campano, Picarone ha presentato sull'argomento un ordine del giorno che ha incassato il voto favorevole anche dei consiglieri di centrodestra (il gruppo del Movimento 5 Stelle si è astenuto): con l'approvazione del documento, il Consiglio regionale ha impegnato la Giunta regionale, guidata dal governatore Vincenzo De Luca, a rappresentare a tavoli interregionali e nei momenti di confronto con il Governo nazionale la necessità che "l'attuazione del regionalismo differenziato sia gestita con equilibrio ed equità", dando inoltre mandato alla Giunta di "tutelare gli interessi della Campania e dei suoi cittadini in tutte le sedi, politiche e giurisdizionali, anche mediante l'impugnazione degli atti amministrativi e normativi adottati".

CAMPANIA- La Campania "accetta la sfida della competizione sulle autonomie e non si sfila, ma tutto deve avvenire nello spirito degli articoli 116 e 119 della Costituzione e della legge 42 del 2009 sul federalismo", spiega all'Adnkronos Franco Picarone, consigliere regionale campano del Partito democratico e presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Campania. In occasione dell'ultima seduta del Consiglio regionale campano, Picarone ha presentato sull'argomento un ordine del giorno che ha incassato il voto favorevole anche dei consiglieri di centrodestra (il gruppo del Movimento 5 Stelle si è astenuto): con l'approvazione del documento, il Consiglio regionale ha impegnato la Giunta regionale, guidata dal governatore Vincenzo De Luca, a rappresentare a tavoli interregionali e nei momenti di confronto con il Governo nazionale la necessità che "l'attuazione del regionalismo differenziato sia gestita con equilibrio ed equità", dando inoltre mandato alla Giunta di "tutelare gli interessi della Campania e dei suoi cittadini in tutte le sedi, politiche e giurisdizionali, anche mediante l'impugnazione degli atti amministrativi e normativi adottati".

SICILIA - "Un federalismo più avanzato non può che far bene all'Italia". A sventolare la bandiera del regionalismo questa volta non è un amministratore leghista del Nord, ma il sicilianissimo Gaetano Armao, vice presidente della Regione, recentemente eletto, all'unanimità, presidente dell'Intergruppo regionale per l'insularità, istituito presso il Comitato europeo delle Regioni, a Bruxelles. Nei giorni caldi del dibattito sull'autonomia differenziata per tre regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna), una partita che soprattutto la Lega vuole chiudere in tempi brevi, il numero due di Palazzo d'Orleans si schiera dalla parte del 'sì'. Ad alcune condizioni, però. Perché, è il ragionamento di Armao, il federalismo sia "equilibrato" e non "aggravi un divario vergognoso che da 160 anni divide il Paese", deve accompagnarsi ad alcuni correttivi. "Se vogliamo rendere coeso e ancora più competitivo il Paese - dice all'Adnkronos - dobbiamo spingere verso un federalismo che rafforzi i territori e, nel contempo, introduca meccanismi di perequazione altrimenti il Paese si spacca". Misure già previste nell'ordinamento. "Bisogna solo applicare le norme esistenti, la legge 42 del 2009 sul federalismo fiscale che porta il nome di Calderoli" avverte l'assessore regionale all'Economia, docente di Contabilità pubblica all'Università di Palermo. Perché le "due gambe" del federalismo sono la perequazione fiscale, ossia "meccanismi che consentono di riequilibrare le differenze" tra Nord e Sud del Paese, che "dieci anni di politiche di austerità hanno accentuato", e la perequazione infrastrutturale "in senso ampio, che vuol dire colmare il divario non solo economico tra le diverse aree del Paese". Insomma "perequazione fiscale e infrastrutturale sono le due gambe del federalismo che altrimenti non può camminare".



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