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Libia, "rischio terrorismo"

POLITICA
Libia, rischio terrorismo

(Afp)

dall'inviata Maria Grazia Napolitano


Stabilizzazione della Libia contro il rischio terrorismo, stabilizzazione che può avvenire solo attraverso una soluzione politica della crisi, perché l'opzione militare non rappresenta una chance per arrivare a quel risultato. Questo è quello che il premier Giuseppe Conte ha detto al presidente russo Vladimir Putin, pure "direttamente non coinvolto" nello scenario libico, e al presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi, dal quale ha ricevuto la rassicurazione che "non pensa assolutamente a lasciarsi coinvolgere" nella crisi, che da parte dell'Egitto "non c'è alcun coinvolgimento diretto". Negli incontri avuti oggi a Pechino, a margine del secondo Forum sulla Via della Seta, il presidente del Consiglio ha cercato "di sensibilizzare" i suoi interlocutori, "l'unica cosa che posso fare in questo momento, sui rischi che la situazione attuale comporta, sulla prospettiva di una seria crisi umanitaria, di una sofferenza che viene già inflitta e potrà colpire sempre più la popolazione civile". E ancora di più, ha avvertito Conte, "sul rischio che nella prospettiva di combattere i radicali, i terroristi islamici si possa addirittura favorire una loro trasmigrazione in Tunisia, come in parte già sta avvenendo e certo in prospettiva anche in Italia". Si tratta di un rischio, ha sottolineato il premier parlando in una conferenza stampa a Pechino, "che dobbiamo tutti scongiurare: sto cercando di sensibilizzare tutti sulla situazione attuale, che non offre una prospettiva concreta di soluzione, e per questo cerco di ottenere disponibilità da tutti sulla via politica, mentre l'opzione militare non sta offrendo una soluzione".

In particolare, secondo il premier, "al Sisi condivide con le preoccupazioni sullo scenario libico, è molto preoccupato per i terroristi, anche perché la prossimità geografica, il confine con la Libia espone l'Egitto stesso al rischio di infiltrazioni terroristiche". Dunque, con il presidente egiziano, " condividiamo le stesse preoccupazioni e gli stessi obiettivi da raggiungere: la stabilizzazione della Libia ed elezioni credibili e trasparenti". Di questo, ha anticipato Conte, ne riparlerà nei prossimi giorni con lo stesso presidente egiziano e con Putin, come concordato a Pechino. Nel corso della conferenza stampa, il premier ha poi risposto ad una serie di accuse provenienti da fonti dell'Lna di Haftar, che avrebbe invitato l'Italia ad "abbandonare l'ospedale di Misurata per una serie di attività 'ambigue'. "Ci tengo a ribadirlo in modo chiaro e fermo - ha scandito Conte - il personale che abbiamo a Misurata non offre alcun supporto ad attività militari, paramilitari o altro. Abbiamo un ospedale militare in cui curiamo i civili feriti e quello che siamo disponibili a fare è curare combattenti che siano feriti, non solo del governo di accordo nazionale, dell'esercito di Serraj e di Misurata, ma anche di Haftar, questo lo possiamo fare". E, ha assicurato il premier, "siamo anche disponibili ad escludere che tra questi ci siano terroristi, non accetteremo chiunque, avvieremo operazioni di previa identificazione dei soggetti, non vogliamo essere il supporto medico per terroristi". Non solo: per quanto riguarda i feriti dell'Lna, "possiamo anche renderci disponibili per offrire supporto via mare nell'area più prossima alla Cirenaica". Detto tutto questo, Conte ha poi ribadito che l'Italia "non vuole interferire nelle attività belliche e mai lo farà: l'Italia vuole dialogare con tutti per una soluzione politica e mira a ottenere quanto prima il cessate il fuoco".

Il dossier libico è stato al centro dei colloqui avuti con Putin, che il premier conta di rivedere presto in Italia, probabilmente a luglio, e con al Sisi, con cui però uno degli argomenti "più importanti" affrontati è stato anche il caso Regeni. Da parte egiziana, ha riferito il premier, "ci viene prospettato che le indagini continuano", ma al presidente "ho anche prospettato una certa insoddisfazione perché a distanza di tempo ancora non c'è stato alcun passo avanti concreto che ci lasci intravvedere un accertamento dei fatti che sia plausibile". Nel dire di essere rimasto "molto turbato" dalla lettera che i genitori di Giulio hanno inviato a "Repubblica" alla vigilia del suo incontro con al Sisi, Conte ha assicurato che "non si potrà trovare pace fino a quando non verrà acclarata la verità sul piano giudiziario". Ma ha riconosciuto, "francamente, che non abbiamo strumenti reali e concreti per poter intervenire e sostituirci alla magistratura egiziana". "Il modo più efficace per cui io possa premere per un risultato è di continuare a spendere tutte le mie iniziative, la mia pressione, l'influenza che il governo può esprimere nel rapporto con il governo ed il presidente al Sisi", ha sottolineato, in risposta alla domanda se potranno esserci conseguenze nei rapporti economici con il Cairo, come minacciato nei mesi scorsi dal vice premier Luigi Di Maio. Ma, ha concluso, "non mi fermerò sino a quando non avrò dei riscontri: l'Italia non verrà mai meno a questo impegno a perseguire una verità giudiziaria che sia plausibile, che abbia dei riscontri anche oggettivi e assolutamente inoppugnabili".



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