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Ecco la lettera di Conte

POLITICA
Ecco la lettera di Conte

"Siamo all’inizio di una nuova legislatura europea e dobbiamo approfittare di questa preziosa occasione per raccogliere le nuove sfide, lavorando al rinnovamento delle regole comuni e alla introduzione di strumenti che possano soddisfare più efficacemente i bisogni dei cittadini. L’Italia vuole cogliere questa opportunità di cambiamento". Lo si legge nella lettera che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha inviato ai 27 Paesi membri Ue, al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Lettera che il premier ha pubblicato integralmente su Facebook e che, come riferito da una portavoce dell'esecutivo Ue, la Commissione europea "ha ricevuto": "La stiamo analizzando".

"Il processo di integrazione, che nei primi decenni successivi alla seconda guerra mondiale ha rappresentato l’orizzonte ideale per le nostre democrazie avanzate - scrive ancora Conte - sembra aver perso la sua originaria forza propulsiva, con il risultato che si moltiplicano gli interrogativi e le perplessità sul futuro dell’Unione europea, quando invece proprio l’attuale congiuntura storica dovrebbe suggerire maggiore unità e più condivise strategie per consentire agli Stati membri di sostenere il peso della competizione globale".


"Non intendiamo sottrarci a tali vincoli, né intendiamo reclamare deroghe o concessioni rispetto a prescrizioni che, finché non saranno modificate secondo le ordinarie procedure previste dai Trattati, sono in vigore ed è giusto che siano tenute in conto dai governi di tutti gli Stati membri" scrive il premier nella lettera all'Ue.

"E, tuttavia, con la medesima determinazione, avvertiamo l'urgenza e la necessità di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell'Eurozona e dell'Unione, che non si è dimostrata adeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata. È necessaria una profonda revisione, forse anche un'autentica conversione, delle regole euro-unitarie per pervenire a un sistema integrato di governo che possa perseguire effettivamente, in modo stabile e duraturo, il benessere economico e sociale dei popoli", scrive.

Il Governo italiano, secondo gli indirizzi condivisi dalle forze politiche di maggioranza, "intende proseguire nel dialogo con le Istituzioni europee. Con lealtà e consapevolezza, esporremo le nostre ragioni, che - ne sono convinto - contribuiranno, se ascoltate senza pregiudizi, a evitare una decisione del Consiglio sull'apertura della procedura per disavanzo eccessivo".

Per il 2020, si legge, "il Governo ha ribadito che intende conseguire un miglioramento di 0,2 punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. In linea con la legislazione vigente, il Programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l'1,3% del pil, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020".

Il Parlamento ha poi invitato il governo "a evitare gli aumenti delle imposte indirette per il 2020, individuando misure alternative idonee a garantire il miglioramento strutturale" scrive Conte. "Di conseguenza, in vista dell'approvazione del Documento programmatico di bilancio per il 2020 e alla luce delle più aggiornate previsioni macroeconomiche, il Governo, anche nel rispetto delle indicazioni poste dal Parlamento, sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie".

"Consapevole dei rischi derivanti da un debito molto elevato, l'Italia ha intrapreso questo percorso per ridurne progressivamente il peso sul pil, adottando una politica di bilancio finalizzata a coniugare il sostegno alla crescita con la riduzione del costo del debito, che oggi assorbe quasi il 3,6% del Pil" scrive il premier.

"La credibilità di questa strategia risiede, primariamente, nella consapevolezza della sua utilità a realizzare gli interessi dei cittadini italiani. Siamo peraltro consapevoli che questa strategia tornerà utile per la stabilità di tutta l'Eurozona. L'equilibrio dei conti pubblici è certamente un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea. Vero è che non può essere il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non può costituire l'unico parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale".

L'Italia "è pronta a fare la propria parte, per costruire un'Europa più vicina ai cittadini, più forte, più solidale, più giusta" scrive ancora il premier. "Il mio Paese non può essere certo accusato di voler compromettere il progetto europeo. Piuttosto è vero il contrario: intendiamo alimentare questo progetto con nuova linfa. L'Unione europea o riforma sé stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l'originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere".



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