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Mes, scontro Conte-Salvini

POLITICA
Mes, scontro Conte-Salvini

(Fotogramma)

"No al sovranismo da operetta" di Salvini e della Lega che, sul Salva-Stati, ha alimentato "un delirio collettivo". Non usa mezzi termini il capo del governo Giuseppe Conte, a margine dell’assemblea nazionale dell’Anci in corso alla Fiera di Arezzo, nell’accusare di "irresponsabilità" il maggior partito di opposizione e il suo leader, "fino a pochi mesi fa" vicepresidente del Consiglio.


"Oggi abbiamo ‘scoperto’ che c’è un Mes, un negoziato che in realtà è in corso da oltre un anno - ricorda Conte - Tra l’altro, questo delirio collettivo è stato suscitato dal leader dell’opposizione che era la stessa persona che qualche mese fa partecipava ai tavoli dove si discuteva di Mes... Da marzo a giugno di quest’anno, abbiamo avuto vertici di maggioranza con i massimi esponenti della Lega, dove abbiamo discusso di Mes e della fase di avanzamento del negoziato con tutti i risvolti. Questo è un dato oggettivo".

Per Conte, il fatto che "oggi la stessa persona e lo stesso partito gridino allo scandalo, è un atteggiamento irresponsabile. Il governo deve essere responsabile ed è giusto che i cittadini lo pretendano. Come lo è il governo, difendendo gli interessi nazionali in modo serio, sedendosi ai tavoli e studiando i dossier, deve esserlo anche l’opposizione: chi fa finta di nulla e suscita scandalo e delirio non è responsabile. L'opposizione sia seria e credibile, perché è così che si difendono gli interessi nazionali, maggioranza e opposizione. Altrimenti - accusa Conte - è un sovranismo da operetta".

A stretto giro la risposta del leder della Lega: "Il signor Conte è bugiardo o smemorato. Se fosse onesto direbbe che a quei tavoli, così come a ogni dibattito pubblico, compresi quelli parlamentari, abbiamo sempre detto di no al Mes. Non è difficile da ammettere e del resto, se necessario, ci sono numerose dichiarazioni a testimonianza della contrarietà espressa da tutti i componenti della Lega, ministri compresi, su questo argomento. Cosa teme il presidente del Consiglio? Ha forse svenduto i risparmi degli italiani?", si domanda Salvini.

Sulla vicenda del Mes, il presidente del Consiglio riferirà in Senato il prossimo 10 dicembre, nell'ambito delle comunicazioni che precedono il Consiglio europeo in programma il 13. Lo ha stabilito la Conferenza dei Capigruppo. Critiche le opposizioni, secondo le quali il premier dovrebbe presentarsi prima in Parlamento. "Conte scappa e si nasconde", protesta in particolare la Lega, per bocca del presidente dei senatori, Massimiliano Romeo.

GUALTIERI - “A proposito della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes si è ingenerata nel dibattito italiano molta confusione”, afferma il ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri che interviene, in una nota, sul tema che nelle ultime ore ha prodotto una serie di polemiche per chiarire i termini della questione. Come è noto, sottolinea la nota, le linee portanti della riforma, compreso il testo del nuovo trattato, sono state concordate all’Eurogruppo dello scorso giugno e confermate dal successivo Eurosummit, dove l’Italia ha chiesto e ottenuto che la riforma stessa fosse accompagnata da un pacchetto più generale che comprendesse un accordo sullo Strumento di Bilancio per la Competitività e la Convergenza (il primo embrione di un bilancio dell’area euro) e una roadmap per il completamento dell’Unione bancaria. Su alcuni aspetti della riforma del Mes sono in corso ancora discussioni, ma il processo è avviato a conclusione.
“L’innovazione fondamentale che è stata introdotta – dice il ministro Gualtieri - riguarda la possibilità che il Mes svolga la funzione di backstop fiscale, cioè di supporto, per il Fondo di Risoluzione Unico, una linea di credito pari a circa 70 miliardi di euro che permetterà una gestione più efficace delle crisi bancarie, e senza condizioni a carico dei paesi interessati. È un’innovazione positiva, che da tempo come Italia avevamo richiesto, e che costituisce un nuovo tassello verso il completamento dell’Unione bancaria. Per il resto – continua – le condizioni per l’accesso di un paese ai prestiti del Mes non sono cambiate, anzi, per una fattispecie specifica, sono state sia pur solo parzialmente alleggerite”.

“Soprattutto – spiega Gualtieri – è bene chiarire come la riforma del Mes non introduca in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario. Effettivamente, all’inizio del negoziato alcuni paesi avevano chiesto che la ristrutturazione del debito divenisse una condizione per l’accesso all’assistenza finanziaria ma, anche grazie alla ferma posizione assunta dall’Italia, queste posizioni sono state respinte e le regole sono rimaste identiche a quelle già in vigore. La valutazione sulla sostenibilità del debito - prosegue - è infatti sempre esistita sin dalla creazione del Mes e non implica una ristrutturazione automatica del debito. Non ci sono in tal senso cambiamenti sostanziali. Il dibattito di questi giorni su questo argomento è senza senso”.

“Quanto all’introduzione delle clausole cosiddette Single-limb per il debito emesso dopo il 2022 – continua il ministro dell’Economia - si tratta di un cambiamento noto da tempo e che non avrà alcun impatto sul debito pubblico dei paesi dell’eurozona, e che anzi impedisce comportamenti opportunistici e ricattatori da parte di fondi speculativi”. È bene peraltro ricordare che l’istituzione del Mes nel 2012 ha contribuito a rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Unione Economica e Monetaria per fronteggiare e gestire eventuali crisi cui potrebbe essere sottoposta l’Area Euro e i suoi Stati Membri per i quali questo strumento rappresenta il prestatore di ultima istanza.

“L’esistenza del Mes – sottolinea Gualtieri - è un potente elemento di stabilizzazione dei mercati finanziari e una difesa contro possibili crisi e deve pertanto essere considerato come un nostro alleato, non come un nemico, anche perché l’Italia è tra i suoi principali azionisti e ha un forte peso nella sua governance. Anche se da questo punto di vista è sempre bene ripetere che l’Italia non ha avuto, non ha e non avrà bisogno dei prestiti Mes: il debito italiano è sostenibile, ha una dinamica sotto controllo anche grazie alla politica fiscale prudente e a sostegno della crescita che il paese porta avanti”. “Sarebbe bene – conclude il ministro – che il dibattito si concentrasse su temi più rilevanti al centro della discussione europea come l’introduzione di una garanzia comune dei depositi e le sue condizioni (che non devono essere penalizzanti per l’Italia), l’introduzione di un safe asset comune europeo, il rilancio degli investimenti nel quadro di un green new deal, la revisione del patto di stabilità e di crescita: tutti fronti su cui il governo è impegnato e su cui sarebbe utile che si determinasse una larga convergenza tra le forze che hanno a cuore l’interesse nazionale e l’interesse comune europeo”.

Cos'è il Mes



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