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Gregoretti, primo sì al processo per Salvini

POLITICA
Gregoretti, primo sì al processo per Salvini

(Fotogramma)

Alla fine, dopo una maratona a ostacoli, passando per la Giunta del regolamento del Senato, arriva il primo via libera della politica al processo chiesto dal tribunale dei ministri di Catania, nei confronti di Matteo Salvini. Il leader della Lega, indagato per sequestro di persona, in riferimento al caso della nave Gregoretti, bloccata al largo di Augusta, lo scorso luglio, con a bordo 131 migranti, potrebbe dunque finire in tribunale, se anche l'Aula del Senato, come prevede il regolamento, entro il 17 febbraio, confermerà il voto della Giunta per le immunità e le elezioni, presieduta dall'azzurro Maurizio Gasparri.


L'ultimo colpo di scena, dopo il forfait dei 12 membri della maggioranza, che non si fanno vedere a Sant'Ivo alla Sapienza, lo firmano proprio i 5 senatori di Salvini in Giunta: Stefani, Pillon, Pellegrini, Augussori e Urraro, che raccolgono l'invito fatto dal loro leader e dicono no alla relazione del presidente, che chiedeva di rispondere picche ai giudici siciliani.

Un dietrofront che la Stefani spiega così: "E' del tutto chiaro che nell'azione dell'ex ministro Salvini sussiste il preminente interesse pubblico e che c'è stata piena collegialità e condivisione dell'azione di governo" ma "la maggioranza si è sottratta alla discussione evitando il confronto nel merito e per non prendersi, quindi, anche la responsabilità di dire a tutti, ad oggi, e quindi prima delle elezioni regionali, di voler processare Salvini".

L'ex ministra leghista, dopo il no alla relazione di Gasparri, sarà chiamata a svolgere il ruolo di nuova relatrice in Giunta, ruolo che spetta a uno dei membri del gruppo che ha 'bocciato' la relazione in discussione oggi. In Giunta, a tenere il punto, dicendo no al processo, sono rimasti il presidente Gasparri con i tre senatori di Forza Italia, Malan, Modena e Paroli e il membro di Fratelli d'Italia, Balboni. Il risultato di pareggio, come determina il regolamento, fa prevalere il no alla relazione del presidente, aprendo di fatto la strada al voto in Aula, che potrebbe aprire le porte del tribunale per Salvini. Nel frattempo, dalla maggioranza i toni restano durissimi.

Lo scontro di questi giorni ha investito anche la presidente del Senato Casellati, accusata di aver favorito il centrodestra, votando in Giunta per il regolamento. "Salvini e la Casellati hanno ottenuto il loro piccolo risultato", ha accusato il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci. "Il prezzo pagato è quello di scassare le istituzioni", parole condivise da Perilli dei 5Stelle e da Loredana De Petris: "Noi abbiamo interesse che la Giunta sia preservata, si tratta di un organo importante". "Non permetteremo a Salvini di giocare a fare l'eroe", ha aggiunto Faraone, di Italia Viva.

Al termine della riunione il presidente Maurizio Gasparri ha annunciato che sporgerà "denuncia, all'ispettorato della Polizia e dei carabinieri alla presidenza del Senato" per gli insulti ricevuti negli ultimi giorni. Sul caso Gregoretti "l'azione di governo è chiarissima", ha scandito, e "l'assenza di un consiglio dei ministri in presenza dell'attività del ministro Salvini di trattenimento e degli altri funzionari della presidenza del Consiglio, stretti e diretti collaboratori di Conte" dimostrano che "i fatti sono chiarissimi". Gasparri si è rivolto anche a Marcucci, secondo il quale "Gasparri non è stato disponibile a dare il materiale necessario per mettere i membri della Giunta in grado di deliberare". "Il senatore Marcucci ha detto il falso e lo invito a rettificare la sua affermazione falsa" ha replicato il presidente della Giunta.

Il leader del Carroccio ha spiegato che "i senatori della Lega voteranno per l'autorizzazione a procedere per Salvini anche nell'aula del Senato. Sì, sono testone. Sono curioso, faccio di testa mia e non ascolto i legali" che hanno sconsigliato il processo. "Sono stufo di passare le mie giornate rispondendo su processi e cavilli. Se mi condannano mi condannano, se mi assolvono mi assolvono. Partita chiusa!". Poi l'affondo: "Quei vigliacchi del Pd non si sono neanche presentati. Ho scoperto che quelli del Pd aspettavano di darmi del delinquente dopo le elezioni in Emilia Romagna". Salvini ha quindi annunciato: "Domani io digiuno! Se volete unirvi, scegliete un giorno e segnalate la vostra adesione su: www.digiunopersalvini.it. Grazie per tutto il vostro affetto, i processi non ci fermano: io non mollo!".

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"Salvini che fa la vittima è patetico - ha commentato il segretario del Pd Nicola Zingaretti - Sui processi il Pd non voterà mai sulla base di un giudizio politico ma solo sulla base della valutazione delle carte processuali. Si deve fare così per le persone normali e si deve fare così anche per i potenti. Senza privilegi o persecuzioni per nessuno. La gazzarra di queste ore ha un solo fine: strumentalizzare politicamente una vicenda giudiziaria e far dimenticare che il governo ha tagliato le tasse sugli stipendi ai lavoratori".

All'attacco della maggioranza Giorgia Meloni. “La sinistra vuol processare Salvini senza assumersene la responsabilità, sanno che è una cosa indegna - ha sottolineato a 'Quarta Repubblica' su Rete4 - Sanno che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria al processo a Salvini e vuole difendere i confini italiani. La sinistra oggi in Giunta, quindi, non si è presentata perché non vuole processare Salvini ora" visto che c’è la campagna elettorale in Emilia Romagna e "pensa che non gli giovi" per il voto del 26 gennaio.

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