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Fedriga: "Friuli senza soldi, chiudo gli ospedali"

POLITICA
Fedriga: Friuli senza soldi, chiudo gli ospedali

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di Francesco Saita


"Devo dire che con il Dl maggio, di fatto, annientano le regioni, le colpiscono uccidendole, io a questo punto chiudo la regione, io non ho più soldi per fare nulla, non solo per l'emergenza". E' l'allarme che lancia Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli Venezia Giulia. "Chiamerò qualcuno a Roma - dice intervistato dall'Adnkronos - per dire che chiudo gli ospedali, non ho più soldi per la spesa ordinaria" anche "se noi siamo una regione virtuosa, versiamo a Roma più di quanto riceviamo".

"Dal Fvg - spiega - da Roma continuano a volere il contributo straordinario, che ci chiedono dal 2011, un contributo che noi abbiamo chiesto di sospendere, perché non ce lo possono chiedere con un deficit di entrate enormi, visto che noi ci approvvigioniamo esclusivamente attraverso risorse proprie, noi non abbiamo trasferimenti da Roma". "Stimiamo un crollo delle entrate intorno ai 700 milioni di euro, su un bilancio complessivo di 5,5 miliardi". "Nel mentre continuano a chiederci il contributo da 726 milioni di contributo straordinario, questo per noi è insostenibile", lamenta Fedriga.

Infrastrutture del Fvg a rischio svendita a cinesi? "Tutti gli accordi fatti non riguardano le infrastrutture strategiche, i nostri porti, ricordo, sono pubblici, vengono dati in concessione e le concessioni possono essere tolte, allo stato attuale non vedo particolari problemi, ma monitoreremo", assicura il governatore.

Sulla prima settimana post-lockdown, "sono soddisfatto, nella maggior parte dei casi - dice Fedriga - ho visto comportamenti anche più rigorosi di quanto chiesto dalle ordinanze e dai dpcm, da ristoratori, parrucchieri, estetisti, ma qualche problema c'è, ad esempio con la movida, con gli aperitivi, come in tutta Italia c'è stato uno 'sfogo' comprensibile, come successo a Trieste, ma servono ancora comportamenti molto rigorosi". Sugli assembramenti "siamo intervenute con le prefetture, per esempio con entrate contingentate in alcune vie delle città più esposte". Sulla ripartenza economica invece Fedriga non si pronuncia: "In molti ancora non hanno riaperto - sottolinea - c'è ancora timore, si naviga a vista, per avere invece un quadro economico, dopo la riapertura, dobbiamo avere dati più precisi, che penso saranno disponibili a breve", spiega il governatore del Fvg.

Sulla questione confini, parlando delle cosidette 'aperture asimmetriche' tra paesi europei, continua Fedriga, "ho parlato con il presidente del land della Carinzia, con il presidente sloveno, sono entrambi favorevoli a una riapertura, ma quello che sta facendo il governo centrale di Vienna è molto grave". "La situazione sanitaria - sottolinea il leghista - è molto simile tra questi paesi e la nostra regione, tra noi, Austria e Germania", dice non condividendo misure diverse tra frontiere, a partire dalle nazioni con cui confina il Fvg: Austria e Slovenia.

"E' inaccettabile che con la scusa del Covid si crei un dumping sul turismo, perché di questo si tratta, altro che paura del contagio, visto che c'è una situazione pandemica di tipo simmetrico". "Non posso riaprire i confini", dice: "Ma è l'Italia che deve muoversi a livello di comunità europea, in modo netto e serio". Ed "è un dramma anche per le prenotazioni turistiche, nell'incertezza nessuno ancora sta chiamando i nostri alberghi e le nostre strutture", lancia l'allarme Fedriga, puntando il dito contro il ministro degli Esteri, cui ha scritto nelle scorse ore: "Di Maio non mi ha risposto ancora formalmente, c'è una interlocuzione informale, ma mi pare che per ora non c'è una soluzione".

Sui rapporti nella Lega, Fedriga assicura: "Sento spesso Zaia, Giorgetti e Salvini, non mi pare ci siano criticità tra leghisti, Zaia mi ha sempre detto che il suo obiettivo è quello di andare avanti, di fare il governatore del Veneto. Leggo anch'io solo sulla stampa quelle cose, ma non ho sentore di tensioni". "Sondaggi giù? Ho sempre invitato alla cautela, anche quando ci davano al 37%. Anche Conte tempo fa lo davano con un consenso enorme, fino a una settimana fa, adesso mi pare già diverso", sottolinea. "Ricordo, in ogni caso, che Salvini ha preso un partito al 4%, ora discutiamo se stiamo sopra il 30 o sotto, userei cautela nel parlare di malcontento tra i leghisti", conclude il governatore.



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