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Mascherine tricolori in piazza a Roma

POLITICA
Mascherine tricolori in piazza a Roma

Foto Adnkronos

Un corteo che da via dei Cerchi è arrivato in piazza delle Bocca della Verità sulle note dell'inno di Mameli, mascherine bianche, rosse e verdi, bandiere italiane e lo striscione "Alcuni italiani non si arrendono": è iniziata così a Roma la prima manifestazione nazionale delle 'Mascherine Tricolori', il movimento nato durante il lockdown per protestare contro le misure decise dal governo.


In piazza della Bocca della Verità al momento sono presenti circa mille persone. È stata allestita una postazione con altoparlanti e microfono, sono previsti gli interventi di rappresentanti di varie categorie: Ncc, operatori del turismo, commercianti, lavoratori in attesa di cassa integrazione.

Tra le richieste delle 'Mascherine Tricolori' ci sono il ritorno al voto, la sanatoria per tutte le multe durante l'emergenza sanitaria, lo stop alle tasse per le imprese per tutto il 2020, contributi a fondo perduto dallo Stato senza passare per le banche, l'allentamento delle misure di sicurezza per bar, ristoranti, palestre e altre attività.

"Questa è la risposta del popolo ai burocrati, a Conte e al suo regime, ai poteri forti riuniti a Villa Pamphili, a Bruxelles e a chi sta svendendo la nazione". Comincia così l'intervento di uno degli organizzatori della manifestazione, Simone Montagna, il primo a parlare. "Questo governo di incapaci, traditori della nazione, non ha messo un euro nei conti correnti degli italiani, ma continua a pretendere i nostri soldi. Dobbiamo mandarli a casa. Chiediamo una sanatoria delle multe fatte durante il lockdown, stop alle tasse per le imprese per tutto il 2020, soldi a fondo perduto alle imprese erogati direttamente dallo Stato senza passare dalle banche".

Gli organizzatori riferiscono che partecipano al sit-in romano rappresentanze delle varie città in cui di sono svolte manifestazioni nelle scorse settimane: Bolzano, Torino, Milano, Firenze, Arezzo.

"Ho paura che si stia preparando un autunno incandescente per giustificare misure d'emergenza e su questa base compiere interventi straordinari o antidemocratici", ha sottolineato Simone Di Stefano, leader di Casapound, a margine della manifestazione. "I licenziamenti sono ancora bloccati - ha detto Di Stefano all'AdnKronos - ma quando non sarà più così noi rischiamo di avere un milione di italiani senza lavoro. A quel punto, a settembre o a ottobre, la situazione nelle piazze può farsi incandescente, non da parte nostra, ma sappiamo che quando la situazione degenera nelle piazze può succedere di tutto. Le piazze non sono ancora strapiene anche perché gli italiani stanno cercando di salvarsi".

"Le Mascherine Tricolori fanno proprie alcune proposte fatte anche da Casapound in passato, come quella di un'emissione straordinaria di buoni del tesoro destinata solo a risparmiatori italiani. Serve una banca pubblica: lo Stato non riesce a erogare sussidi perché sta alle regole delle banche private", ha aggiunto.

Di Stefano ha chiuso la serie di interventi previsti dal programma della manifestazione. "Gli italiani che non si arrendono sono quelli che pensano che l'Italia abbia tutto per affrontare la crisi da sola - ha detto nel suo intervento -. Gli italiani che si arrendono sono quelli che vanno in giro per il mondo a chiedere aiuti con il cappello in mano. A settembre e ottobre ci saranno le prove più dure. Questa nazione -ha osservato Di Stefano- non ha bisogno di nessuno, ha solo bisogno della libertà di avere una propria moneta, una propria banca centrale. L'opposizione dorme, basta una spintarella per far cadere questo governo. È inammissibile che chi ha gestito la fase pre-crisi e la crisi gestisca anche il dopo, fino al 2030".

La manifestazione è cominciata intorno alle 16.15 con un corteo sfilato da via dei Cerchi fino alla Bocca della Verità. Nessun simbolo di partito, molti tricolori dietro lo striscione di testa 'Alcuni italiani non si arrendono'. A presidiare la piazza diversi mezzi delle forze di polizia, ma tutto si è svolto in maniera pacifica. "Affinità con i gilet arancioni? Noi siamo un'altra cosa, abbiamo aderito a questo comitato perché abbiamo uno stile diverso, meno fumoso", ha concluso Di Stefano.



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