Caos procure, legale Palamara: "Negargli ultima difesa scelta scellerata"

POLITICA
Caos procure, legale Palamara: Negargli ultima difesa scelta scellerata

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"Negare a Palamara l’ultima difesa nel giudizio che ne ha deciso l’espulsione è stata una scelta scellerata. Non c’era alcun ragionevole motivo per impedirgli di parlare. Noi magistrati dovremmo avere particolarmente a cuore la forma". Lo dice Roberto Carrelli Palombi, il legale che ha difeso Luca Palamara dinanzi al comitato direttivo dell’Anm, in un'intervista a 'Il Dubbio'. "Mi permetto di dirlo a un quotidiano particolarmente sensibile alla tutela del diritto di difesa - dice - Ho assunto la difesa tecnica di Palamara nel procedimento conclusosi dinanzi al comitato direttivo centrale dell’Anm e davvero non trovo un solo ragionevole motivo per negargli la possibilità di parlare per ultimo, come credo dovrebbe spettare a qualsiasi persona accusata in qualunque tipo di procedimento a suo carico".


"Palamara ha potuto difendersi davanti ai probiviri, è vero - aggiunge - È quanto mi è stato obiettato. Però all’epoca di quella difesa non si poteva disporre che di contestazioni tratte da notizie di stampa, non da atti di un procedimento. Notizie peraltro diffuse in violazione del segreto istruttorio, cioè illegalmente".

"Solo dopo, quelle contestazioni sono state rimodulate in fatti materiali, nell’atto conclusivo dei probiviri - spiega - Inoltre Palamara avrebbe potuto finalmente parlarne anche per aprire una discussione più ampia sulle responsabilità politiche per quanto emerso dalle indagini di Perugia, responsabilità senz’altro diffuse e non attribuibili a lui in modo unico. Tanto per intenderci: il dottor Palamara non poteva e non doveva essere assimilato a chi promuove un’associazione a delinquere ex 416 codice penale. Ha interpretato in una chiave senz’altro contestabile il ruolo delle correnti, ma certamente non è stato l’unico, negli ultimi anni, ad agire in tal modo".

"Gli altri magistrati coinvolti nella vicenda contestata a Palamara si sono dimessi prima di ricevere gli addebiti dal collegio dei probiviri, evitando così l’espulsione perché non erano più soci dell’Anm - prosegue il legale - Luca Palamara, chiedendo di parlare dinanzi al Cdc, si è esposto alla certezza di essere espulso, in quanto pur essendo intenzionato a rassegnare verbalmente, proprio dinanzi al Cdc, le dimissioni dall’Anm, il Comitato legittimamente avrebbe potuto sospendere la procedura di accettazione delle dimissioni fino alla conclusione del procedimento disciplinare, conclusione che non poteva che essere l’espulsione. Si è scelto di non farlo parlare. Sarebbe stato invece giusto concedergli un’ultima ed effettiva difesa, come peraltro è previsto nel procedimento disciplinare a carico dei magistrati dinanzi al Csm".



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